William Butler Yeats.
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Tragedie irlandesi.
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Traduzione e cura di: Carlo Linati. 
1914. Studio Editoriale Lombardo, MILANO. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo fornito da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber". www.liberliber.it.
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L'AUTORE.
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William Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865  Roccabruna, 28 gennaio 1939)  stato un poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. Spesso indicato come W. B. Yeats, fu anche senatore dello Stato Libero d'Irlanda negli anni venti. La sua poesia  impregnata di miti e folclore irlandese. Percy Bysshe Shelley esercita su di lui una grande influenza e continuer a farlo per tutta la vita. Nel 1923 riceve il Premio Nobel per la letteratura. Il comitato Nobel descrive la sua opera come poesia sempre ispirata, la cui forma altamente artistica esprime lo spirito di una intera nazione.
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Indice.
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PROEMIO. WILLIAM BUTLER YEATS, SUA LIRICA, SUOI DRAMMI E LA RINASCENZA CELTICO-IRLANDESE.
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LADY CATHLEEN (THE COUNTESS CATHLEEN).
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VISIONI DI MAGGIO (THE LAND OF HEART' S DESIRE).
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SULL'ACQUE TENEBROSE (THE SHADOWY WATERS).
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LA POVERELLA (CATHLEEN NI HOULIHAN).
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BIBLIOGRAFIA DELLE OPERE DI W. B. YEATS.
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Fine Indice.
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PROEMIO. WILLIAM BUTLER YEATS SUA LIRICA, SUOI DRAMMI E LA RINASCENZA CELTICO-IRLANDESE. di Carlo Linati
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Con Bernard Shaw, Oscar Wilde e William Butler Yeats la corrente letteraria irlandese si  omai diramata per entro il gran fiume della letteratura anglosassone. Ma v' penetrata conservando intatti e ben pronunciati i suoi caratteri etnici, la vigoria storica, l'originalit delle sue intuizioni. Caratteri, vigoria, originalit informati ad una segreta, intensa opposizione allo spirito britannico.
Non  ardua cosa per chi abbia qualche notizia della questione e della letteratura irlandese, rintracciare nell'opera di questi tre massimi fra i moderni scrittori d'Irlanda (tutti e tre nacquero a Dublino) quel bisogno di ribellione, di diversificazione intellettuale che ha travagliato l'Irlanda durante sette secoli di sciagurato dominio inglese. Nell'assalto spietato che lo Shaw muove dal palco scenico ai pregiudizi, ai falsi ideali della societ moderna, nello spirito di contro-corrente che impronta ed esaspera l'arte del Wilde, in questo spasimoso desiderio della Bellezza Immortale che spira per tutta la lirica dello Yeats, a me par proprio di scorgere i sedimenti dello sdegno e della fierezza d'Irlanda, la sua eterna bramosia d'affrancamenti materiali e mentali, il senso, insomma, di quel fatale dissidio fra la razza celtica e l'anglosassone che non riuscir certo a sanare n l'Home Rule n i tardivi ravvedimenti dell'Inghilterra alla sua millenaria politica di eccidi e di confische.
Ma se lo Shaw, poich fu tutto assorbito dalla vita politica e letteraria londinese ed ebbe foggiato il suo teatro su una spece di dialettica dissolvente delle idee e de' costumi puritani, d'irlandese non vi conserv se non l'ardore polemico e la baldanza tutta isolana con cui pone e risolve le sue tesi; se il Wilde quella sua nativa forza d'irrisione e di sarcasmo fin per subissare in un morboso feticismo estetico che altro poi non era se non l'estrema conclusione dei culti di pura bellezza gi consacrati dal Ruskin e dalla Pre-Raphaelite Brotherhood; lo Yeats, forma nobilissima di poeta, si diede a trasfondere negli elementi spirituali e paesani della sua terra l'ampiezza de' concetti, la squisitezza della sensibilit, la sapienza ritmica che furono le conquiste pi geniali della scuola poetica che va da John Keats a Francis Thompson. E la sua lirica apparve ricca di un aroma inebriante a chi lo gustava la prima volta, perch vi sentiva dentro tutto il selvatico della terra che l'aveva generata misto alle pi sottili fragranze della poesia colta e investigatrice degli ultimi elegi ed erotici. Il carattere dominante della poesia dello Yeats non sta appunto in "una vaghezza dolorosa per le cose indefinite... in una tormentosa ricerca di tutto ci ch' inesprimibile"?(1). Essa  tutta un rapimento in un regno d'ideale bellezza e bont, un trepidante colloquio coi Sogni, con l'Amore, con gli Dei, con gli Eroi, coi Poeti.
C' fra i drammi del Nostro una faery play, in un atto ch'egli scrisse ne' primi anni della sua carriera di scrittore e che a me par cosa in tutto rappresentativa del suo sentire poetico. In The Land of Heart's Desire  una piccola fata che, durante un pomeriggio di maggio, entra d'improvviso in una capanna dove sta cenando, in compagnia del vecchio parroco, la famigliola di Maurteen Bruin.  vestita di pallido verde, ha capelli color d'oro, parla il linguaggio misterioso dei paesi del sogno. E, dopo aver danzato sul ritmo di un'antica ballata, veduto il Crocefisso appeso alla parete, impone al prete di staccarlo gi e di nasconderlo. Quei contadini, allora, ravvisando nella fanciullina uno Spirito di sventura, sbigottiti, si serrano intorno al prete che con gravi parole cerca esorcizzare lo Spirito. Ma se ne sta impassibile Mary, la figliuola di Maurteen, la cui anima sognatrice  rimasta come folgorata dalla luce d'ideale verit che la fanciullina le ha fatto balenare. E malgrado lo sposo suo la richiami all'amore, il prete a Dio, la madre alla sua casa, ella sar, vorr essere tutta della piccola fata. La quale le si accosta, la bacia, e prima di partire la chiama coi pi leggiadri nomi, e la invita a seguirla al Paese del Desio dove "la Saggezza  gioia e il Tempo un canto senza fine". S che, tremando e spasimando e come tutta rapita fuor di s medesima, Mary stramazza al suolo, morente, mentre la piccola fata si diparte traendo con s quella sospirosa anima per sempre. Ecco, a me sembra che in codesta morta lo Yeats abbia voluto raffigurarci il simbolo della sua poesia o, meglio, quello ch'ei reputa essere l'ufficio della poesia nel mondo: una liberazione.
Ma fin dai primi tempi che pratic le Muse, quando dalla natia Dublino venne a dimorare nella contea di Sligo, lo Yeats s'era provato in soggetti e figure eroiche, riuscendo presto a grande eccellenza d'ispirazione. Appartengono appunto al suo primo periodo che va dal 1885 al 1892 i poemi The Wanderings of Usheen, The White Birds, The Man who dreamed of Faeryland, dove la leggenda celtica, mentre  mantenuta intatta nella maest delle sue forme epiche, appare di gi trattata con una sensibilit prodigiosa.
Ma avanti di discorrere del poeta, tocchiamo brevemente delle qualit epiche della terra sua.
L'Irlanda  una delle contrade pi ricche di energia imaginativa sieno mai state. Allorquando, verso la met del secolo scorso, un gruppo di dotti si dedic allo studio, alla traduzione, alla divulgazione degli antichi testi celtici e gaelici, subito era apparso quale meravigliosa messe di canti, musiche e leggende, massime ne' villaggi dell'Ovest, i contadini avessero saputo custodire e tramandare di padre in figlio.
Il dottor Douglas Hyde che fu uno dei pi solleciti cultori del folkore gaelico e diede pure all'Irish Theatre una buona commedia come Nativity, raccolse e di fuori in dodici volumi questo tesoro popolare,che, pi tardi, Lady Gregory divulgava in limpidi e geniali compendi(2). Era dunque un inatteso giacimento di poesia che si porgeva alle conquiste della nuova lirica irlandese. La quale, a dir vero, se si tolgono due delicati e armoniosi rimatori quali Edmund Spenser (1553-1599) e William Blake(3) (1757-1828) non fu gran cosa sino a tutta la met del secolo scorso. Poeti ve n'erano stati e parecchi, ma la maggior parte notevoli pi per il fervore politico che riscaldava i loro canti che per l'eccellenza dello stile e dell'intuizione. Il migliore della schiera fu Osborne Davis (1814-1845). Il Davis che fu una delle figure pi eminenti della lotta per l'indipendenza nazionale, aveva cercato, con la passione de' suoi inni d'infondere unit alla dispersa poesia della patria. Ma per quanto grande sia stata la sua influenza sulla poesia di Clarence Mangan (un bardo dissipato, tipo Verlaine, autore di una celebre ballata: "Dark Rosaleen") e su quella epica di Samuel Ferguson, o su quella politica di T. D. Sullivan, l'opera di costoro fu troppo presto interrotta perch potesse apportare buoni frutti.
Il nuovo movimento folkloristico giungeva dunque in buon punto a rianimare la morente poesia d'Irlanda. E fu reso ancor pi profittevole dalla costituzione, avvenuta in quel torno, di vari sodalizi intellettuali intesi a portar incremento ai patrii studi, quali le due Societ letterarie irlandesi di Londra e di Dublino, la "Gaelic League" che aveva per scopo la restaurazione del dialetto gaelico come lingua nazionale, e l'"Irish Theatre" alla fondazione del quale presiedettero lo Yeats e Lady Gregory. Quanto alla lirica, traendo ispirazione dai poemi e dalle leggende del passato, venne sempre pi intonandosi a quella "nota celtica" che aveva gi cos grandemente influito sulla poesia del Tennyson e dello Swinburne ed ebbe per tutta l'Isola Verde cultori eccellenti. Fra questi vanno menzionati lo Standish O' Grady, T. W. Rolleston, Nora Hopper, Sigerson, Douglas Hyde, George M. Russel, Lionel Johnson e J. M. Synge, quest'ultimi due, morti d'ieri, irreparabili perdite non pure dell'irlandese ma della mondiale poesia(4). Antichissime gesta d'eroi svolte e rinnovellate con sensibilit moderna; ballate e poemi gaelici voltati in inglese con una ricchezza ed un'agilit di ritmi ammirevoli; pitture e sensazioni di vita rustica; il sospiro idealista dell'anima celtica portato fino ai confini estremi del simbolismo e del neoplatonismo: tali gli aspetti della materia lirica che quei poeti presero a cantare, aspetti che poi tutti si armonizzarono in quanto avevano di pi eletto, di pi  "nazionale" nell'opera di un maestro dello stile, di un artista incomparabile: W. B. Yeats.
Nessuno, meglio di lui, aveva incarnato gli elementi tipici della razza irlandese. Fare della poesia, come aveva fatto il gruppo di Davis, una enunciazione di opinioni politiche, era un avvilirla. Il patriottismo di un artista dev'essere implicito non esplicito, la letteratura nazionale non nazionalista. Ed egli si era assunto dimostrarlo, mettendo a profitto la sua vasta coltura e il suo sicuro sentimento.
Il primo poema ch'ei diede alla luce,  The vanderings of Usheen, schietta rappresentazione di vita leggendaria.
 Usheen, il vecchio eroe del "Ramo Rosso" che narra com'egli si fosse messo in via, cavalcando sul mare, a fianco dell'innamorata sua, la Regina Niam, una bella immortale, e come, dopo lungo cammino in mezzo alle spume, giungessero ad un'isola ed entrassero in un'antichissima selva. E l videro, disteso in una valle, sotto l'ombre e le stelle un mostruoso popolo di dormenti. "Ciascuno di questi giganti era pi grosso di quattordici uomini messi insieme" e aveva il corpo "color del latte rappreso" e "la punta delle orecchie piumata" e accanto a s teneva mazze, scudi, spade, archi da guerra e corni d'argento e d'oro "dentro i quali poteva dormir rannicchiato un bimbo di tre anni". Avevan facce bellissime ma piene ancor del tormento delle antiche passioni, e dormivano col da tempo immemorabile tanto che "i gufi avevano fabbricati i nidi dentro i loro capelli, stipando le fibrose penombre con lunghe generazioni di occhi". Ma un d'essi "una bianca creatura i cui ginocchi poggiavano fino alla molle fiamma stellare" stringeva nelle sue mani un ramo fiorito di campanule. Quel popolo di colossi, dopo le guerre del mondo, s'era ridotto col ad alimentare con quei pallidi fiori il suo sonno immortale. Usheen, allora, mette mano al corno, vi intuona dentro una lunga nota, poi grida: "Esci fuori dal tuo sonno o Re dall'unghie d'oro, e narrami di tua schiatta prosperosa e de' tuoi grandi travagli! Degno son ben io d'ascoltarti, io, Usheen che vengo dalla terra de' Fenia". Ma il Re, per tutta risposta, agit tra mano quel ramo di fiori s che ne gocciol gi "un suono pi languido di un fiocco di neve d'aprile". Ed Usheen, stordito e vinto dalla suprema dolcezza di quella musica, si sente invadere sino alla midolla della malinconia de' secoli passati e scorda gli antichi affanni e piomba in un profondo sopore. E col si giace, per trecent'anni, accanto alla sua innamorata, che gli tiene la testa posata sul petto. "Dimentic come dal frassino si tragga l'impugnatura della spada, come il martello rimbalzi sull'incudine quando si tempra la punta incandescente della lancia e come mugliavano i buoi occhi azzurri ai suoi campi natali". E rivede in sogno la sua antichissima gente, i Re, i Naviganti, i Demoni, i Fnia(5), suoi commilitoni, vestiti di rosso, in un lungo corteo. Quindi si sveglia e vuol abbandonare il Paese degl'Immortali, le loro penombre ebbre di sonno e di dimenticanza. L'addio del vecchio eroe all'innamorata Regina  pieno di una maest epica che ricorda simili addii nella Saga di Tegner e del Kalevala:
Gridai: "O Niam! O tu candida! Se per un sol giorno soltanto
potessi'io contemplare la barba di Finn, e andare l dove vecchi e giovani,
nelle dimore viminee dei Fnia, giuocano, chinati sugli scacchieri,
ah, grata mi sarebbe perfino la lingua maligna dei Conan.
Io sono simile a quella galea, sperduta, laggi, fra l'isole del Meriggio.
Ricorda essa la sua ciurma longireme, ma se ne torna issando per vela un logoro drappo.
Non pi trascinarmi sul mare co' remi lunghi, per miglia e miglia,
Ma essere l in mezzo allo svolare dell'api, al fiorire de'giunchi e alle bandiere".
...
Ed essa mormor: "O Usheen errante, nullo  il potere del ramo di campanula,
viva fluisce nelle tue dita la trepidante tristezza della terra.
E tu va, cavalcando attraverso regni e paesi e vedi ci che gli uomini fanno,
poi ritorna alla tua Niam, sulla vetta dei flutti.
Ma piangi la tua Niam, o Usheen errante, piangi: poich solo che i tuoi piedi
sorradano, svelti come topi, le sabbie della terra, non verrai pi a riposare al mio fianco.
O risplendente leone del mondo, O quando tornerai alla tua pace?
Da lontano, a cavallo, io la guardava; dalla terra veniva il suo lamento:
"Voglio sparire come una piccola foglia d'autunno, che petto contro petto
non staremo noi pi, n i nostri sguardi smarriti le loro desolate dolcezze mescoleranno
sulle isole de' pi lontani mari dove solo gli spiriti abitano.
Erano i venti men molli del respiro d'un colombo che dorma sopra il suo nido.
Non dilegu nel lume delle stelle o nelle fragranze il rullo dell'onda marina?
O risplendente leone del mondo, O quando tornerai alla tua pace?
E il guerriero riparte, ripassa i grigi e verdi lidi, si lancia a galoppo sul mare e cavalca lungamente finch un profumo di fieni freschi e un suono di campane gli annuncia la terra vicina. Balzato sulla spiaggia trasalisce al riconoscersi intorno la sua terra natia, l'Irlanda, ma non quale l'aveva lasciata tre secoli avanti tutta echeggiante gridi di guerra e clamori di festini, ma attediata dalle preghiere e dalle salmodie de' monasteri. S'avvede allora che tutte le belle imaginazioni della sua terra pagana son morte, e passati sono i cari eroi co' lor canti e le loro cacce e i cavalli e gli amori e i begli occhi dei Fnia "sfavillanti come seta". Si ravviluppa il volto nei capelli e piange, piange "lacrime che son grosse come bacche". Poi cavalca verso l'Ovest e s'imbatte nell'apostolo dell'Irlanda, San Patrizio, il quale gli dice come quel suo antico mondo di ferocit e di follia i demoni se lo sono per sempre subissato nelle loro fiamme. Allora Usheen, lampeggiando d'ira:
Dammi il bordone o chierico. Vo' andare dai Fnia e cantare
quei canti di guerra che un tempo li suscitavano; sorgeranno essi facendo nube coi loro fiati,
esultando e cantando, innumerevoli; e la terra palpiter sotto i loro piedi,
e i demoni saranno sgominati e calpestati a morte.
...
E noi svelleremo le fiammeggianti pietre, e percoteremo alle porte di rame,
e entreremo, e nessuno dir: No! quando entrer la ben armata coorte.
E gittato il rosario, spera morire e ricongiungersi ai suoi eroi, siano essi in mezzo alle fiamme dell'inferno o agli splendori del paradiso.
Mi sono soffermato su questo poemetto perch oltre ad essere il pi compiuto e ricco di bellezze liriche,  anche quello dove l'elemento poetico appare meglio connaturato alla materia del racconto. Vi vediamo gi in potenza le finezze dell'intuizione, gli accorgimenti stilistici, la novit dell'elocuzione e del ritmo che faranno dello Yeats uno de' poeti pi imaginosi ad un tempo e analitici dell'epoca postvittoriana. Di pi vi troviamo gli spiriti e i motivi pi cari della sua poesia posteriore: quel modo tutto spirituale di ravvivare la leggenda, illuminandola coll'ardore di una fede, di un patimento lungamente vissuti: il senso mistico e quasi magico della natura, il quale, ancorch ci arieggi quello che scorgiamo riflesso nella lirica "sacerdotale" di Francis Thompson o nel "complementarismo poetico" del Maeterlink, qui si mostra in simboli pi concreti e ci rende la vita come sublimata nella sua essenza pi significativa. E poi v' in lui un modo di sentire poetico sin qui affatto sconosciuto alla poesia inglese e continentale, un sentire tutto etereo, febbrile, misterioso, ardente e nebuloso ad un tempo, col quale, si direbbe, egli voglia riprodurre il grande alone d'inquietudine e di sentimentalit religiosa che si era venuto formando intorno a quei primordi dell'epica nordica, a quei mondi monastici e guerrieri ch'egli aveva preso a cantare. E v' un procedere per imagini e similitudini soventi inaspettate, bizzarre e perfino grottesche ma sempre efficaci e piene di rilievo: una virile e delicata malinconia che aleggia sull'onda del canto e avvolge i suoi eroi in una nube di sogno donde a noi par di scorgerli profilati di foco.
Veramente noi italiani di questo mondo e di questo sentire gi se n'aveva un'idea da qualche sembianza ed episodio delle nostre epopee cavalleresche, massime da quella del Boiardo. L entro, latinamente plasmati, ritroviamo quegli atti e quei sospiri di passione idealizzata, quegli inebriamenti cavallereschi propri del ciclo bretone, e che il Tennyson e lo Yeats spingeranno poi fino all'estremo, l dove confinano con una specie di balbettamento mistico o di delirio paradisiaco.
Tale "perpetua sete del deiforme regno" che serpeggia come una sotterranea fiamma per tutta la poesia dello Yeats, e che, pure ne' momenti di pi alto ardore, riesce sempre ad esprimersi in ritmi e passaggi di un impeccabile vigore stilistico, forma, per cos dire, il nucleo vitale della sua arte poetica. Di l si dirama tutta la ricca variet de' suoi atteggiamenti lirici e drammatici.
Ogni forma, ogni concetto diventa in lui pretesto a rifugiarsi ne' suoi mondi di luminosa pace, l dove lontano da "questo oscuro e pauroso baratro" tutto  canto, anima, divinit. Anzi si direbbe che pel gran sognare ch'egli n'ha fatto, abbia finito per viverci per davvero nelle fiammeggianti reggie del suo sogno. Ma il suo anelito  pacato, non smanioso, come quello di uno spirito che ha trovato il segreto della sua beatitudine.
Anche l'amore assume nel suo canto le forme di un esilio dell'anima, di una "lontananza disperata". In una breve lirica che ha per titolo: "Ricorda un'obliata bellezza", questo spasimo d'evocazione  reso, direi, con una perfezione di dolore mirabile:
Quando tra le mie braccia ti stringo, rivola
il mio cuore agl'incanti
che da gran tempo vaniron dal mondo;
le corone gemmanti che i re avventarono
gi nelle fosche paludi, quando le armate fuggivano;
le istorie d'amore che con filo di seta
le fantasticanti ladies ordirono ai drappi
ora pasto di sanguinarie falene;
le rose che un giorno
intrecciarono ai loro capelli;
i freschi rugiadosi gigli che recarono
per tante sacre navate
dove tale grigia nuvola d'incenso effondevasi
che solo i simulacri non chiudevano gli occhi.
Quel pallido petto, quelle mani languenti
mi vengono da un regno pi denso di sogni,
da un'ora pi densa di sogni che questa non sia.
...
La prima maniera poetica dello Yeats, che va dal 1885 al 1892 , in prevalenza, pittorica. Il poeta descrive in piccole liriche che han soventi forme di ballata, figure e paesi della sua isola verde e brumosa; il lago di Innisfree sul quale cade, velata, la sera "piena di ali di fanelli", il lamento di una vecchia contadina, il violinista di Donney, il soliloquio di un pescatore, una povera servetta che mi richiama la "rustica Phidyle" d'Orazio:
Shy one, shy one,
shy one of my heart,
she moves in the fire light
pensively apart.
She carries in the dishes,
and lays them in a row.
To an isle in the water
with her would I go.
...
Nel secondo periodo (1892-1904) nel quale si comprende pure la tragedia religiosa The Countess Cathleen, s'accentuano gli elementi idealistici ed erotici della sua lirica. Figurano anche qui due poemetti di carattere epico: The old age of Qeen Maeve e Baile and Aillin, ed una delicatissima ballata: The Cap and Bell, ma l'amore predomina nei brevi componimenti che sono gemme elaboratissime di stile e di sentimento: elegie e ballate a rima baciata con ritornelli sospirosi che dan loro una forma conchiusiva come di canzone popolare. La passione vi piglia andamenti rossettiani:  un'effusione di cuore alta ed imaginosa, con movimenti biblici, con richiami leggendari, con un figurato ardito e strani accostamenti di parole e di suoni. Il desio d'amore vi confina con una specie di vertiginoso e sublime misticismo.
L'epoca pi recente della sua operosit letteraria (1894-1912) durante la quale scrisse pure la pi armoniosa delle sue tragedie, Deirdre (1906) e la sua bizzarria scenica pi stravagante, On Baile's Strand (1904) quanto alla lirica, pare a me non gli abbia apportato visioni o caratteri diversi da quelli che gi gli conoscevamo. Sembra tuttavia ch'egli risenta alcun poco dell'influenza dei decadenti e simbolisti francesi. Vi sono aggruppamenti di sensazioni ed esquisitezze di stile che gi ammirammo in Mallarm o in Rimbaud, una maggior involutezza nella locuzione poetica, un maggior imprevisto nelle coloriture e negli smorzati. E ascoltando queste musiche soavissime di pensieri e d'imagini, quali His Dream, To Child dancing in the Wind, The Cold Heaven, Fallen Majesty, The mountain tomb, noi sentiamo di trovarci di fronte ad un meraviglioso istrumentatore che trae profitto dalla piena padronanza ch'egli ha dell'arte sua per per recare in luce a s medesimo le ombre e gli spiriti pi fuggevoli del suo sogno.
Ho voluto dilungarmi ed analizzare le qualit poetiche dello Yeats perch a me sembra che tutti gli altri aspetti della sua operosit di scrittore, prosa, critica, conferenza, propaganda gaelica e sopratutto quello per cui qui maggiormente ci interessa, il suo teatro, non sieno che emanazioni di un suo central foco d'emozione lirica.
Occorre parlare qui del drammaturgo, e dir subito la gran parte egli ebbe nella fondazione e nel divulgamento di quel teatro anglo-irlandese cos tipico, cos schiettamente indigeno che dal 1904 in poi and sempre pi popolarizzandosi per tutto il Regno Unito, imponendo la sua robusta visione paesana al lento dissolvimento del teatro di prosa inglese che sbadigliava alle ultime commedie del Pinero e del Wilde. Di questo teatro lo Yeats fu l'anima, il promotore pi ardente e pi efficace.
I tentativi, le speranze, le delusioni i successi che accompagnarono questa rinascenza scenica d'Irlanda, la fede, la volont, l'ingegno che essa richiese ai suoi promotori durante cinque o sei anni di lotte e di sacrifici, formano una delle pi belle pagine della storia spirituale di quel popolo. Il quale pigliava occasione anche da questo per affermare contro la dominante Inghilterra il suo proprio intimo genio di pensiero e di lingua. L'Irlanda continuava cos a propugnare su un piano d'arte quella che per molti secoli era stata la sua costante aspirazione nella realt politica: darsi propri reggimenti civili ed intellettuali, liberarsi dalle influenze che tentavano d'invadere la sua cultura, affermare la propria unit storica, celtica e cattolica.
Del resto il movimento fu agevolato anche dal fatto che il teatro, in Irlanda era una forma d'arte assai diffusa e come connaturato allo spirito del popolo. L'irlandese  per sua natura un appassionato favoleggiatore, un chiacchieratore giocondo, arguto, inesauribile. Il racconto, la discussione, la predica sono tutte cose popolarissime fra le contee dell'isola verde. Lo stesso Shaw, ricordando i tempi in cui era un ardente Fabian e andava pei parchi e sui trivi a far propaganda socialista, scriveva: "Io sono un uomo ragionevole, logico, paziente che ama la discussione e il piato".
Il piccolo gruppo degli iniziatori cominci dunque col prendere in affitto una sala in Dublino e costruirvi un breve palco scenico e farvi recitare, da attori improvvisati, alcuni drammi e alcune commedie di soggetto irlandese. The Countess Cathleen dello Yeats e The Heather Field di Martyn furono i primi drammi ad essere rappresentati su quel rudimentale teatrucolo. Ma ben presto la piccola sala si mostr inadatta a contenere il pubblico che accorreva sempre pi numeroso e, le sottoscrizioni essendo rapidamente accresciute, la compagnia cui gi arrideva tanto favor di popolo e tante rosee speranze, pass sulle scene del Gaiety Theatre, uno de' migliori teatri di prosa di Dublino. L, negli anni seguenti, vennero rappresentate commedie e drammi di altri scrittori irlandesi e pure qualche commedia in dialetto gaelico. Intanto si era venuta costituendo, fra amici dell'impresa una compagnia di attori che prestavano gratuitamente l'opera propria e che poi, in andar di tempo, divennero attori dal giuoco abile e suggestivo. Nel 1904, grazie alla generosa iniziativa d'un'inglese, Miss Horniman, il Teatro Irlandese pass in un caseggiato di sua propriet, appositamente costruito ed arredato per le sue rappresentazioni e divenne un teatro stabile. "Era il primo teatro", ci dice lo Yeats "che sorgesse con forze e dotazioni proprie". Da allora l'interessamento divenne generale, e le rappresentazioni proficue: s che presto si raccolse intorno all'Abbey Theatre uno stuolo di giovani scrittori che lo provvedevano sollecitamente di commedie, tragedie, tragicommedie. Ma come accade allorch l'entusiasmo fa velo al giudizio, fra il molto di buono che quel movimento aveva messo in luce, apparvero pure molte le intemperanze e le inettitudini. Ma fra il buono brillava pure l'eccellente e questo era dato dai drammi del Boyle, di Padraic Colum, del Douglas Hyde, ma sopratutto dai molti dello Yeats, della Lady Gregory e di I. M. Synge, che negli anni seguenti, recati in Inghilterra e negli Stati Uniti v'ebbero successi clamorosi(6).
Questa letteratura d'Irlanda pare la letteratura della povert e del sarcasmo. Sta si direbbe, fra l'irrisione biliosa di Cecco Angiolieri e la pazza esaltazione del  "giullare di Dio". E v' dentro qualcosa d'atroce e di religioso ad un tempo che la corre e la pervade come il vento di una fantasia impaurita, di un istinto vitale in perenne trasalimento, per cui pare talora che essa voglia aggrapparsi a una specie di volutt della disperazione o a una sua giocondit primitiva e furiosa pur di affermarsi sola, desolata ed intatta. Ma per tornare ai nostri drammaturgi, dir che, intesi come sono a ritrarre la vita paesana de' loro villaggi e delle loro lande, quanto ai soggetti, ai caratteri, al dialogo greggio e stringato, di quella vita ci paiono gli specchi pi fedeli ma che  pur lecito rintracciare qua e l nell'opera loro qualche reminiscenza del teatro di Maeterlink o dell'Ibsen. Mescolato alla selvaggia nudit, alla rustica forza v' qualcosa d'artificiale nel romanticismo di quest'arte adolescente, ma gi cos progredita nel suo simbolismo elaborato, nel suo sottile travaglio d'espressione, in queste forme inglesi sovrapposte ad un pensiero non inglese, con un fondo di celtismo modernizzato.  un'orchestra di strumenti nuovi che cerca d'accordarsi ad una musica antica di cui la chiave, la notazione  smarrita.
Forse la sola Lady Gregory rimase immune da queste influenze. Ella diede al teatro irlandese gran numero di commedie, comiche la pi parte, nelle quali descrisse la vita dei mercati e dei villaggi dell'Ovest. Per la vivacit, l'arguzia, la spigliatezza della scena, rammenta il nostro Goldoni. I suoi sono brevi capolavori d'umorismo, di trovate graziose, di dialoghi svelti, saporiti. Il contadino irlandese saggio e superstizioso, intelligente e scioperato, respira intero e reale in questi piccoli quadri scintillanti di colore, tagliati con l'arte sopraffina di chi sa affidarsi soltanto alla propria ispirazione. Omai celebri per tutta l'Inghilterra sono le sue commediole in un atto: Hyacynth Halvey, Spreading the news, The rising of the moon, The Image, The Gaol Gate, ed altre.
Nel Synge, a dir di molti, il pi forte drammaturgo del gruppo,  una natura di scrittore pi complessa e pi doviziosa. Ei volle arrivare a rendere la profonda realt della sua terra, attraverso una minuziosissima ricerca dell'espressione. Dopo avere trascorso alcuni anni a Parigi dove conobbe l'arte ricca e precisa de' simbolisti, torn nella nativa Irlanda, dimorando la pi parte dell'anno nell'Aran, un gruppo di isole petrose in sulla baia di Galway e l, vivendo giornalmente in contatto con quei paesani, ne approfond il dialetto robusto e imaginoso quasi praticando su di esso quel processo di chimica stilistica che i decadenti avevano esercitato sulle ardue sensazioni de' loro mondi interiori. Cosicch, senza far minimamente trapelare il letterato, egli ci rese in ampie e solide strutture drammatiche tutta la genialit della parlata villanesca, la sua forza cruda nell'ironia e nel figurato, le sue ardite e pittoresche compagini sintattiche. Poco produsse poich la morte lo colse nel fior della vita, ma le sei o sette commedie che ci lasci, sono a mio credere le pi perfette pitture di vita agreste che sieno state tentate sulla scena. Per che oltre al potente stilista ch'egli era, aveva sentito in un modo veramente drammatico la spirituale desolazione della terra sua, ed era un sapiente e gustoso atteggiatore di figure. Di lui si legga The Playboy of the Western World, commedia in tre atti, o The Shadow of the Glen, commedia in un atto e si veda con quanta novit abbia saputo innestare il tragico nel grottesco, oppure la tragedia in prosa: The Deirdre of the Sorrows(7), per ammirare la classicit del rilievo, la nobilt del movimento ch'egli ha saputo conferire alle antichissime imaginazioni dell'epica gaelica.
Ma veniamo a dire del teatro dello Yeats di cui qui presentiamo ai lettori, recati in italiano, quattro drammi che, a nostro avviso, lo rappresentano pi compiutamente.
Lo Yeats, allorch si mise al teatro, aveva trentaquattro anni; aveva, cio, di gi dato fuori la maggior parte delle sue liriche e la sua sostanza di scrittore si era gi formata. Per modo che, diciamolo subito, il suo teatro ha tutte le manchevolezze degli scrittori che sono arrivati al cimento scenico attraverso la lirica. Egli ha portato sulla scena tutti i suoi sogni, le sue fantasie, i suoi eroi, il misticismo della sua febbrile adolescenza, ma il suo dramma non  propriamente, che un frazionamento in tanti momenti passionali, in tante visioni liriche di quel suo antico mondo spirituale. Situazioni, personaggi, soggetti, tutto, in questo teatro della Yeats, noi sentiamo ingenerato da un'ispirazione purissima, dalla meditazione di un'anima ardente e nobile. I personaggi principali delle sue tragedie vivono come di continuo tuffati in un oceano luminoso di vita ideale; l'estasi  la condizione pi normale della loro esistenza; essi non parlano che sub specie aeternitatis; i loro atti, i loro amori, i loro contrasti non sono che avviamenti, che "punti di lancio" verso quei regni superiori nei quali essi vivranno finalmente la loro vera vita, dopo le guerre del mondo. A queste sue creature lo Yeats pone sulle labbra tanta armoniosa fiamma di persuasione, che veramente esse riescono a farci balenare la vertigine de' loro paradisi. La varia e mitica turba vive tutta dentro di noi. La regina Deirdre, Forgael, Re Cuculia, La Piccola Fata, i Vecchi, gli Arpeggiatori, i Demoni, gli Eroi, i Poeti sono imagini sacre per le pareti dell'anima, simulacri indimenticabili. Ma, ahim, convien dire, ch'esse sono anche provviste di s congrua umanit che giunte in sulla scena, v'abbiano a figurare e dominare interamente? Quelle enormi stature esorbitano dallo spazio angusto consentito dal palco scenico, la mediocre comprensione di una folla avventizia non le pu abbracciare interamente nella ragione della loro grandezza.
Pi gli scrittori di tragedie di questi ultimi tempi in Inghilterra, si ostinavano in creazioni di gran rilievo, maggiori sembravano gli ostacoli che opponeva loro la scena. Dal teatro romantico del Tennyson ai drammi spiritualistici del Browning, al Ciclo Stuardiano, all'Atalanta in Calydon dello Swimburne, abbiamo l in azione le energie pi pure, pi ardenti, pi travagliate dell'Inghilterra spirituale, ma nessuna di esse volle mai provarsi con quello che s'usa dire "mestiere teatrale". Ci nulla meno giova ricordare che anche i fautori di un teatro poetico pratico, coloro, per esempio, cui non parve vero di aver scovato in Stephen Phillips l'uomo che sapeva conciliare in una tragedia di lungo respiro gli elementi idealistici della razza anglosassone col suo eterno bisogno di praticit e di movimento, erravano per altro verso nel voler esiliato dalla scena il "gran vento lirico" e sostituitavi una poesia fatta di detriti, d'impurit sentimentali gi passata al crogiolo della facile anima popolare. Questo teatro, i fatti l'han dimostrato, non fu arte duratura ma un'ibrida e piacevole cosa atta a lusingare le velleit letterarie di un pubblico orecchiante. Quanto a me, io reputo che i generosi sforzi verso l'instaurazione di un teatro di pura poesia, quali li vediamo continuati oggid dal Claudel e dallo Yeats, dovranno fruttificare in un prossimo avvenire, che gi si vien formando, pure fra gente mezzamente colta, il desiderio di un teatro pi interiore, pi spiccatamente intellettuale destinato a rilevare i gusti grossolani del pubblico e avviarli a diletti pi energici e pi puri.
Lo Yeats scrisse tredici, fra tragedie, drammi e commedie. Eccoli nel loro ordine cronologico:
Mosada, a dramatic poem (1886)
The Countess Cathleen (1892)
The Land of Heart's Desire (1894)
Diamurd and Grana, in collaborazione con G. Moore (1899)
The Shadowy Waters (1900)
Cathleen Ni Houlihan (1902)
Where There is Nothing (1903)
The Hour-Glass (1903)
The Poth of broth (1904)
The King's Thresold (1903)
On Baile's Strand (1904)
Deirdre (1904)
The Green Helmet (1908).
Io ho qui voluto presentarlo in quattro lavori che ci offrono quattro aspetti diversi del suo pensiero drammatico: quello mistico-diabolico (The Countess Cathleen); quello villareccio-pagano (The Land of Heart's Desire); quello magico-druidico (The Shadowy Waters); quello simbolico-nazionale (Cathleen Ni Houlihan). Sebbene, dal pi al meno, codesti aspetti sieno comuni a tutta la sua drammaturgia, se non avessi temuto di dar fuori un volume troppo diffuso, avrei avuto caro di mostrarlo anche in altre opere ugualmente rappresentative del suo ingegno, quale, per esempio Deirdre tragedia in un atto che per il disegno, la catastrofe, l'ampio impiego del coro rappresentato da una turba di arpeggiatrici, tiene della sofoclea.
Questa leggenda della Regina Deirdre tent l'ispirazione di molti fra i drammaturgi d'Irlanda; fra l'altro ne cav una tragedia in prosa il Synge, come gi si disse, dal titolo: Deirdre of the Sorrows. L'argomento, come lo tratt lo Yeats, si svolge intorno all'amore che il vecchio Re Conchubar aveva posto alla bella Deirdre, una giovinetta ch'egli aveva rinvenuto un giorno sopra una collina presso la reggia in compagnia di una vecchia strega che le faceva da nutrice. Il Re perdutamente se ne innamora e vuole affrettare le nozze, ma qualche giorno prima di quelle, Deirdre vien rapita dal giovane Naisi, figlio di Usna, che gi, riamato, l'amava. Deirdre e Naisi errano molt'anni per le terre d'Irlanda finch il Re, fingendo placata l'antica fiamma, richiama alla reggia i due innamorati e sperando di riavere la sua regina, proditoriamente vi fa trucidare Naisi. Ma Deirdre non cede alle lusinghe del vecchio Re e si uccide ella pure sul corpo dell'amante suo.
Tuttavia la tragedia di pi ampio svolgimento, l'opera drammaticamente pi importante del Nostro  quella che presentiamo ai lettori tradotta per la prima: The Countess Cathleen. Qui propriet e naturalezza di caratteri, salda unit d'intreccio, foga lirica ben contenuta. Ottimamente fuso vi  l'elemento realistico col demoniaco, e quella figura della Contessa campeggia magistralmente scolpita sul viluppo dell'anime ambigue in mezzo alle quali il destino l'ha condotta a vivere ed a morire. Quanto allo scioglimento della tragedia dov' significato, quasi per progressi musicali, il passaggio dal mondo dei fatti a quello delle apparizioni,  una delle pagine pi ardite e potenti della drammatica contemporanea.
Incontentabile, il poeta la volle rimaneggiare pi e pi volte studiandosi di adattarla alle esigenze de' vari teatri davanti ai quali veniva rappresentata. Se n'hanno quindi parecchie versioni. Ond'io, nel tradurla, atteso anche che al mio testo in prosa faceva d'uopo maggiore spigliatezza che un unico originale in versi non sempre mi consentiva, ho attinto un po' qua e l da tutte queste versioni, man mano il bisogno lo richiedeva.
Tutt'altro aspetto del talento drammatico dello Yeats ci mostra, la moralit in prosa: The Hour-Glass. In essa  raffigurato un Saggio il quale, avendo sino a tarda et predicato la miscredenza, quando un Angelo viene ad annunciargli che la morte lo ghermir nel momento in cui l'ultimo granello di polvere sar caduto dalla sua clessidra ove non si presenti taluno che lo voglia supplire nel passo finale, il poveromo, giunto il gran momento, tremante e sbigottito, in onta a tutta la sua filosofica intrepidezza s'affanna a cercare fra i suoi famigliari chi voglia morire per lui. Ma tutti si rifiutano e lo lasciano sbasire da solo vicino ad un povero pazzo che lo consola con parole piene di ingenua fede.
Come si pu arguire dalla breve esposizione di queste favole il dramma dello Yeats non s'affida ad un unico nodo di movimenti scenici ma piuttosto ad un motivo morale intorno a cui l'autore vien raggruppando personaggi ed episodi in maniera da conferirgli il maggior rilievo e la maggior forza di persuasione possibile. In The King's Thresold, ad esempio, ha svolto un tema che ricorre assai frequente nel suo teatro, quello dell'assoluta potest della poesia sulla vita cotidiana e mediocre.
Re Guaire, un re tanto antico da onorare i poeti e la poesia, a Seanchan, suo poeta di corte che sempre egli aveva tenuto alla sua destra, nei conviti, come principe o capo d'armata, un bel d, toglie questa prerogativa e lo manda a banchettare tutto solo in un canto della sala. Di qui lo sdegno del poeta e il suo proposito di lasciarsi morire di fame sui gradini della reggia, ove il Re non gli ritorni il suo sacro diritto. La corte , per questo fatto, tutta in movimento e in affanno. Il Re  corrucciato e chiss che grossi guai vorranno nascere per tutti i cortigiani se non si trover modo di levargli le paturnie! Ed eccoli in faccende a persuadere il poeta caparbio a prendere un po' di cibo, a smetterla con quella pazzia del voler morire di fame. E primi vediamo all'opera gli Scolari del poeta poi il vecchio Maggiordomo indi il podest del paese del poeta che viene a schiccherargli una buffonesca discorsa. Poi ecco il Ciambellano seguito da un Cappuccino, dal Capo dell'Armata, dalle Fanciulle di Corte. E tutti a provarsi con piatti e argomenti che avrebbero intenerito S. Antonio medesimo. Ma no il Poeta. Il Poeta se ne sta l fieramente ostinato a volere la rivendicazione del suo diritto ch' il diritto dell'ideale, e profferisce parole belle di sdegno e d'accusa contro quella turba di sfaccendati...  gi farneticante per il lungo digiuno, la sua magra persona, rizzata e vacillante, spande intorno a s il terrore e la fuga. Neppure le due bellissime Principesse han sorte migliore, nemmeno Fedelm, un fedele amico della poesia e del poeta. Seanchan morr, morr per rivendicare i diritti conculcati del Canto. Ma il Re, come nelle fiabe a lieto fine, commosso da tanto stoicismo, comparendo al sommo della gradinata, affine restituisce alla poesia ed al suo eroico propugnatore l'antico dominio nella sua reggia.
Figure ed effetti di grottesco come quelli che si trovano diffusi per questa bizzarria scenica, abbondano in tutto il teatro dello Yeats. Ma la sua  una comicit rude, un umorismo primordiale, a grandi linee, di tipo scecspiriano che gli deve provenire da un istinto della sua razza, poich lo troviamo di frequente nella drammatica e nella copiosa novellistica irlandese. Lo Yeats, accanto a personaggi materiali di sogno e di passione, si compiace di creare esseri giullareschi, serpentosi, come Storpi, Diavoli, Pazzi, Messaggeri, Vecchie, Lamentatrici, creature dal linguaggio plebeo ed elementare con le quali egli fa risaltare in maggior luce la nobilt delle figure essenziali.
Un altro dramma ricco di mosse e di personaggi grotteschi,  The Green Helmet in cui l'azione leggendaria s'intreccia intorno ad un grande Elmo Verde che un personaggio favoloso venuto dal mare depone in una capanna irlandese, e intorno a un Uomo Rosso, a molti Uomini Neri e al Re Cuculia e le sue parecchie mogli. L'autore ha basato la sua azione anche su effetti di colore. Le apparizioni, i moti burleschi di questi personaggi alti e spaventosi dovevano andar congiunti, nella sua idea, con un suggestivo succedersi di tinte, il colore accompagnare gli episodi del dramma come una musica che ne accentuasse la forza e l'espressione. In generale lo Yeats pone una cura assai minuta nel prescrivere il colore de' personaggi, i lineamenti degli sfondi. Le sue descrizioni della scena sono piene di dettami pittorici: "Il mare sar verde e luminoso e tutti i personaggi saranno vestiti con varie tinte di verde, uno o due avranno indosso qualche macchia porporina che parr quasi nera..." (The Green Helmet) "Tutta la parte in nero della nave sar di un colore verdescuro... mare e cielo in un blu profondo... I personaggi porteranno vestiti di varie tinte dal blu al verde..." (The Shadowy Waters) "Gli alberi saranno dipinti su di un cielo d'oro, con un colore piatto e uguale... La scena far l'effetto di una miniatura da messale" (The Countess Cathleen).
Egli fu tra i primi a portare sulla scena quella semplicit quasi arcaica di scenari che doveva poi avere s gran successo nelle rappresentazioni scecspiriane di Strafford. In tale rinnovamento della scena, ebbe per collaboratore Gordon Craig, lo spirituale regisseur che ora  venuto a dimorare a Firenze dove ha aperto una scuola di scenografia e scrive e stampa da s medesimo un periodico The Mask nel quale svolge le sue nuove ricerche sugli apparati e sugli effetti scenici.
Per ultimo ho qui tradotto un piccolo dramma che ci mostra con che ardente affetto lo Yeats partecipi dell'avvilimento e delle speranze di redenzione della sua Irlanda. Cathleen Ni Houlihan, meglio che un dramma,  un'allegoria politica. Questa dell'allegoria politica  una forma d'arte fra noi tramontata da un pezzo. Pure vedasi con quanto calore di umanit abbia egli saputo ravvivare quella vecchia figura. La Poverella che, sfinita dal lungo vagabondare pel mondo, entra nella casa di Pietro e vi racconta le sue sventure, i suoi amori, le sue speranze,  l'Irlanda, l'Irlanda fiaccata da tanti secoli di tirannia inglese ma sempre pronta ad accorrere, giovanilmente, al richiamo della libert. La rappresentazione di questo dramma che fu prodotto per la prima volta in Dublino nel 1902, ci assicura il Borsa, diffuse un brivido d'entusiasmo per tutte le terre dell'Isola sorella.
Ma riuscirei troppo stucchevole se volessi entrare in un'analisi particolareggiata di tutti i drammi dello Yeats. Reputo, d'altronde, che ci non gioverebbe n all'autore n all'opera sua: atteso che qui non era mio intendimento di tracciare un saggio critico, ma soltanto di presentare ai lettori italiani che probabilmente la ignoravano (neppure la Francia possiede una versione integrale degli scritti dello Yeats) la figura di questo poeta che col Kipling e col Masefield  certo fra i pi potenti dell'Inghilterra contemporanea.
Cos pure, ove ci non esorbitasse dal tema propostomi, gioverebbe ch'io parlassi de' suoi molti scritti in prosa, come The Celtic Twilight, Discoveries, The Ideas of Good and Evil, Samhain e delle numerose prefazioni, letture, memorie e dei saggi di critica letteraria e degli articoli sparsi per riviste inglesi ed irlandesi e de' florilegi di narrazioni e di canti popolari da lui compilati ed annotati. L si scorge un arguto dissertatore, un piacevole cesellatore d'idee intorno all'arte, al teatro, alla poesia, alla morale, qui un appassionato studioso di forme folkloristiche, un intelletto sempre in agguato per segnalare una nuova grazia poetica, l'ardito tentativo di un giovine, la gentilezza di una leggenda ignorata. La sua prosa  eletta ma limpida e naturale e tutta intesa a dar lume e profilo alle mille idee che traboccano dallo spirito vigile e curioso dello scrittore. Per modo che codeste prose non hanno quasi mai un'organatura a s ma sono raccolte ordinate di pensieri e frammenti sul tipo di quelle del Nietzsche o del Joubert.
Per che questo, sopratutto, forma l'incanto delle svariate concezioni cui pose mano, questo sentirvi sotto un'anima che sempre le riscalda e le nutre. Che se egli ha inteso darci una poesia tutta particolarista e indigena, quest'anima e la cultura umanistica, il sentimento e il gusto dell'uomo universale in lui cos fecondi ed attivi, prevalendo sulle sue aspirazioni regionali, gli hanno trasformato il suo canto in una larga e potente espressione di umanit ideale per cui essa vanta diritti di fratellanza con le opere pi eccellenti del genio romantico inglese.
Una sera della scorsa estate, a Londra, il maestro Franco Leoni (a lui debbo qui pubblica gratitudine per suggerimenti ed aiuti di cui egli, esperto conoscitore della scena inglese, mi fu prodigo in queste mie versioni) volle condurmi a visitare il poeta. Dopo aver girandolato parecchio per le vie di un quartiere eccentrico del West End, ci riusc finalmente d'infilar quella dove egli dimorava. Era un angusto e povero lane popolare ed ivi egli abitava una casuccia ad un piano, situata fra la bottega di un ciabattino e quella di un erbivendolo. Entrammo, e saliti due rami di un'erta scaletta in legno ci trovammo alla presenza del poeta ch'era venuto ad accoglierci sulla soglia del suo scrittoio. Lo Yeats  un uomo alto, asciutto, vigoroso, con una faccia tutta diritta e tagliente tra di mistico e di guerriero, una di quelle faccie nordiche piene di lealt e di forza, con un par d'occhi che lampeggiano vivi ed arguti dietro le grosse lenti e una ciocca di capelli che gli ondeggia baldanzosa in sulla fronte. E la stanza da lavoro ov'egli ci accolse era bene in armonia con la sua figura. Era una stanzuccia piccola e bassa dove pareti e mobilio avevano una tinta oscura, quasi lugubre: una specie di rifugio mistico, di oppidum teologicum che ci parve tanto pi bello e misterioso pensato l in mezzo al tripudio londinese che crosciava intorno come un mare. L'ospite accese allora le candele di due gran candelabri d'argento e a quella luce rosseggiante apparve la gran tavola da lavoro tutta ingombra di carte e delle fini tazze che ci aveva ammannito, negli scaffali le splendide edizioni delle sue opere pubblicate a Stafford-on-Avon, sulle pareti le incisioni di Bearsdley, i ritratti di lui, dipinti dal Mancini e dal Sergent, le simboliche figurazioni dell'epica gaelica.
E mentre pi tardi, ritto davanti a noi, il poeta disquisiva genialmente d'arte e di poesia, io da quelle fiamme, da quelle ombre e parole, meglio che dalle letture appassionate, m'ebbi il senso dell'arte sua, arte che ha qualcosa d'eroico e di ferreo, ma d'un tratto, come distemperata dal vento di una passione celeste, s'esala tutta pe' grandi firmamenti dell'idea e vi cerca quel formal principio che produce conforme a sua bont lo turbo e il chiaro.
CARLO LINATI.
...
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...
LADY CATHLEEN
(THE COUNTESS CATHLEEN)
"The sorrowful are dumb for thee".
Lamentazione di Morion Shehone per Miss Mary Bourke.
A
MAUD GONNE
INTERLOCUTORI
SHEMUS RUA, Contadino.
MARY, sua moglie.
TEIG, loro figlio.
ALEEN, Poeta.
LADY CATHLEEN.
UNA, sua vecchia nutrice.
DUE DEMONI, travestiti da Mercanti.
Contadini, Servi, Angeli, Spiriti.
La scena  in Irlanda negli antichi tempi.
 SCENA PRIMA
Una camera di contadini con un focolare acceso. Una porta e una finestra dalla quale si scorgono gli alberi d'un bosco dipinti con un colore scialbo ed uguale, sotto un cielo screziato di nubi. MARY, donna sui quaranta,  intenta al macinatoio.
MARY Che ha la gallina che strepita a quel modo?
(TEIG, ragazzo di quattordici anni, entra con una bracciata di torba che depone sul fuoco).
TEIG Adesso che il paese  afflitto dalla carestia, dicono che i morti escono dalle tombe e si mettono camminare.
MARY Non capisco, la gallina ha sentito qualche rumore. Non fa che starnazzare.
TEIG E dicono ancora che Tubber-vanach una donna s'imbatt in un uomo che aveva due orecchie a ventola e le muoveva come fan le nottole coll'ali.
MARY Ma tuo padre perch non torna? Che cosa pu averlo trattenuto?
TEIG Due sere fa, al cimitero di Garrick-orus, un mandriano incontr un uomo che non aveva n bocca, n occhi, n orecchi: la sua faccia era come una parete di carne. E lo vide bene ve', al lume della luna.
MARY Va e guarda se tuo padre ritorna.
(TEIG va alla porta, guarda fuori).
TEIG Mamma!
MARY Che c'?
TEIG L, nella macchia, m' sembrato di vedere due uccellacci, ma non li posso discernere bene per via del fogliame. Hanno l'aspetto e il colore di due gufi. Mi pare che abbiano faccia di uomo...
MARY Madre di Dio, difendici tu.
TEIG Mi guardano, mi guardano... Eh, mio padre ha ragione. Che vale il pregare? Dio e la Madonna si sono addormentati. Che importa a loro se tutto il paese strilla e si dibatte nelle unghie della fame?
MARY Chetati. Con le tue bestemmie finirai a guastarci coi Santi.
(Entra SHEMUS).
Quanto  che sei fuori pel bosco! Lo sai che mi figuro ogni sorta di malanni quando mi stai lontano, Shemus.
SHEMUS Non sono in vena di ciarle.  mezza giornata che mi arrangolo su e gi per boschi senza venir a capo di nulla: persino i tassi ed i ricci paion morti di fame; non si ode un frullo d'ala, tutte le foglie son secche.
TEIG Dunque non ci hai portato n cibo n danaro?
SHEMUS Sono andato a sedermi l sul crocevia coi mendicanti e ho steso la mano anch'io.
MARY Tu hai mendicato?
SHEMUS S, ma senza costrutto. Appena m'han visto i pitocchi hanno cominciato a urlare che non volevano concorrenti e m'han cacciato via coi sassi e colle bastonate.
TEIG E ci avevi promesso un po' di cibo, del denaro...
SHEMUS Che c' in casa?
TEIG Un frusto di pan muffito.
MARY Abbiamo ancora farina per un altro pane.
TEIG E quando la farina sar finita?
MARY C' la gallina.
SHEMUS Mendicanti dannati!
TEIG E l'ultimo soldo sfumato...
SHEMUS Sicch quando avremo terminato anche la gallina non ci rester che farci le labbra verdi coll'acetosa e col radicchio.
MARY Dio che finora non ci ha lasciato mancare il boccone, provveder, Shemus.
SHEMUS Vuota  la cucina di Dio. Quanto a me ho bussato a cinque porte, ma dapertutto c' un silenzio di morte. Pi nessuno li sveglia!
MARY Forse chiss  il Salvatore che ci vuol morti... Egli sa che quando i sensi son chiusi, male non se ne pu udire n vedere.
(S'ode lontano il suono di uno strumento a corde).
SHEMUS Ma chi passa laggi e ci canzona con arpeggi di liuto?
TEIG  un giovane in compagnia di una vecchia e di una signora.
SHIEMUS Che  mai per i signori la fame della povera gente? Una salsa che rende pi appetitose le loro pietanze.
MARY Dio sia clemente coi ricchi. Se avessimo sempre pranzato col cucchiaio d'argento, in mezzo a sfavillio di candelabri, noi pure saremmo diventati sordi alla miseria.
SHEMUS Maledetti i ricchi!
TEIG Vengono alla nostra volta.
SHEMUS (a TEIG). Allora gi, sullo sgabello, e fai la faccia lunga, la voce piagnucolosa e tieni la zucca piegata sulle ginocchia.
MARY Avessi almeno il tempo di assettare ogni cosa...
(Entrano CATHLEEN, UNA e ALEEL).
CATHLEEN Dio  con voi... Fra questi boschi, non lontano di qui, c' un antico castello con un brolo, una stesa di cedri e una grande fiorita intorno.
MARY Lo conosciamo, signora; esso  laggi cinto da inaccessibili mura, quasi che le miserie del mondo non lo possano scovare.
CATHLEEN Forse noi siamo la miseria del mondo, ch avendo vagato nel bosco per un'ora intera, ancora non ci  riuscito di rintracciar la strada; eppure avrei dovuto conoscerla che in quella casa io ci ho trascorso tutta la mia fanciullezza.
MARY Voi siete la Lady Cathleen.
CATHLEEN E questa donna ch' qui, Una, la mia vecchia nutrice, avrebbe dovuto ricordarsene, ch ella fu laggi gran tempo felice con me.
UNA Milady, o le prunaie hanno invaso i sentieri o la vista non mi serve pi come una volta.
CATHLEEN Anche questo giovane avrebbe dovuto conoscere la via dei boschi. Lo incontrammo poco fa, l sul termine della selva che errava cantando melodiosamente. Ma egli  cos infatuato in un sogno di futuro terrore che non ci pu recare aiuto.
MARY Il cammino  breve. V'additer io il sentiero che i vostri servi percorrono quando tornano dal mercato. Ma prima sedete e riposatevi un poco... La mia gente, milady, fu per molt'anni al servizio dei vostri maggiori... oh, per un tempo assai pi lungo di quanto dicano i libri. Siate dunque i benvenuti voi e i vostri compagni.
CATHLEEN Vi ringrazio, ma noi dobbiamo partire che gi sul bosco s'affollano le ombre della notte.
SHEMUS Da gran tempo, milady, qua non si tocca pane n si vede la croce d'un soldo.
CATHLEEN Vi morite di fame anche qui in mezzo a questi boschi dov'io mi figuravo nulla di mutato? Ma era un sogno il mio; l'antico leviatano pu strisciare e annidarsi dovunque gli piace.
(D loro monete).
TEIG Datene anche a me, bella signora. Dalla fame e dalla sete poco fa io cadeva tramortito sulla soglia come un cencio.
CATHLEEN Ho regalato tutto quello che possedevo. Guardate, la mia borsa  vuota. Passai la giornata intera accanto a uomini e donne che si morivano di fame, ad essi donai tutto il mio denaro. Ma via, ancora prendete la mia borsa: la sua cerniera d'argento val bene qualche soldo. Per, se domani verrete al castello, avrete il doppio.
(ALEEL comincia a preludiare sul liuto).
SHEMUS (Borbottando) Che? anche la musica per deriderci?
CATHLEEN Ah, buon uomo, non incolpare l'armoniosa mano che sfiora le corde... Han voluto i dottori che per obliare questi tempi calamitosi io mi cercassi nella musica, un sollievo ai miei tristi pensieri, se non vorr languire sino alla morte.
SHEMUS Non ho fiatato, signora. E che mai, povera gente come noi dovrebbe lamentarsi?
UNA Suvvia, milady, riprendiamo il cammino. Le angoscie ch'ella legge descritte nei libri pesano sul suo spirito come fossero sue.
(UNA, MARY e CATHLEEN escono. ALEEL volge una occhiata di sprezzo a SHEMUS).
ALEEL (Cantando)
S'amor m'ha fatto gramo,
so quanto grande il suo reame sia,
so d'una testa, che spezzare io bramo,
ch l'uomo folle ha duplice energia.
L! Il mio cuore tutto lascia o prende.
Chi del canto si beffa, Amor deride.
S'amor pazzo mi rende,
la scelta ecco l'ho fatta:
(Fa schioccare le dita sulla faccia di SHEMUS).
Salmisia!
Ecco la testa che spezzar vorria.
(Fa qualche passo verso la porta, poi si volge).
E chiudila bene la porta avanti che annotti. Chi pu dire quali diaboliche creature svolazzano nell'aria a quest'ora? Poco fa due grigi gufi cornuti ci fischiarono sopra il capo.
(Esce. Si ode il suo canto che dilegua, lontanando. MARY ritorna. SHEMUS intanto ha contate le monete).
SHEMUS Il pazzo se n' ito.
TEIG Ha veduto due gufi cornuti. I gufi non portano fortuna ma il malocchio se lo buscher lui, vedrete.
MARY Non avete nemmeno ringraziata la signora.
SHEMUS Ringraziarla, per sette soldi e un po' d'argento?
TEIG E per una borsa vuota?
SHEMUS Che  questo per lei? E che  il doppio di ci ch'ella ci promise, quando s'ha in casa pane e cacio e tutto quel ben di Dio che ora  salito a un prezzo tant'alto che mai s'ud l'eguale, e ogni d pi cresce?
MARY Infine ci ha dato tutto quello che aveva, ha vuotato la borsetta sotto i nostri occhi.
SHEMUS (a MARY che  andata a richiudere la porta). Lasciala aperta quella porta.
MARY Quando coloro che han letto i libri e vedute le sette maraviglie del mondo, temono ci che vive sopra o sotterra, la povera gente ha da sprangar forte l'uscio.
SHEMUS Ed io spranghe non voglio. Per me non c' spirito di sopra o di sotterra che non ami meglio d'accogliere in casa mia di qualunque uomo, ricco o povero.
TEIG Basta ci dia soldi lo spirito.
SHEMUS Ho udito dire che c' al mondo un essere che rassomiglia a un uccello, a un piccione, a un gabbiano o a che so io, il quale se tu lo batti con una pietra o con un bastone, ti manda un suono come se fosse di rame; che poi a scavare dove quello ha raspato ci ritrovi una pignatta d'oro.
TEIG Padre, se tu fai l'evocazione forse qualcosa vuol comparire. Tempo fa essi furon visti da queste parti.
MARY Che?... Volete chiamare i demoni? Evocarli dal bosco? farli entrare qua dentro?...
SHEMUS E ti opponi?... Tocca forse a te a insegnarmi chi o che cosa debba io accogliere in casa mia?
(La schiaffeggia).
Questo
per mostrarti chi  qui il padrone.
TEIG Chiamali, chiamali!
MARY Dio, aiutaci tu!
SHEMUS E prega, se te ne rimane ancora la voglia... Tanto le orecchie di lass son sorde, non t'odono.
SHEMUS (Dalla soglia, gridando verso il bosco).
Chiunque voi siate, che di notte andate errando pei boschi, purch non siate balzati su da qualche tomba ch io non vo' nulla di umano qua dentro - ma siate invece liberali e schietti nel parlare, ecco, io vi d il benvenuto. Entrate, sedete al mio focolare. Che importa se avete il capo al disotto delle braccia, e una coda di cavallo che vi frusta sui fianchi, e se recate penne al posto de' capelli... Inezie son queste. Entrate, entrate e spartitevi il pane e le vivande che troverete in casa nostra, poi stendete le vostre piote a scaldarsi sulle ceneri. Fatto ci, faremo le parti fra di noi, e alla malora uomini e donne... Suvvia, entrate... Che? Non c' nessuno laggi?
(Ritraendosi dalla porta).
Eppure
dicono che son frequenti come l'erba e che salterellano persino sul breviario del parroco!
(TEIG alza lentamente la mano e fa cenno verso la porta, poi incomincia a indietreggiare. SHEMUS si volge, e scorgendo anch'egli qualcosa si ritrae. MARY lo stesso. Un uomo, vestito alla foggia dei mercanti levantini entra, recando in spalla un piccolo tappeto. Lo distende al suolo e vi si siede sopra con le gambe incrocicchiate. Un altro uomo, vestito alla stessa maniera, lo segue e come il primo siede sull'altro lato del tappeto. I loro movimenti sono tardi ma risoluti. Essi levano dalle loro cinture delle bisacce ricamate, ne tolgono monete e cominciano a disporle sul tappeto).
TEIG Parlagli tu...
SHEMUS No, tu...
TEIG Tu li hai chiamati.
SHEMUS (ai due mercanti). Scusate... se mi faccio ardito a chiedervi... se desiderate qualcosa..... Quantunque povera gente, pure se possiamo giovarvi in qualcosa...
PRIMO MERCANTE Abbiamo percorso un lungo cammino; siamo mercanti e dobbiamo viaggiare tutto il mondo.
SHEMUS Io, invece, credevo che foste... Ma non importa. Poco fa mia moglie ed io ci si bisticciava perch io dicevo che il padrone qua dentro sono io e si questionava sul chi e sul che cosa io possa accogliere in casa mia, e cos... Ma l l, questo non cade a proposito, perch  ben certo che voi siete soltanto dei mercanti.
PRIMO MERCANTE E viaggiamo pel Maestro di tutti i mercanti.
SHEMUS Ma via, anche se foste quello ch'io mi pensava, non vi avrei fatta una minore accoglienza. Siate chi siate, noi vi daremo da cena a prezzo di costo, il che vuol dire che ci che si vendeva a un soldo, ora lo avrete solo per cinquanta.
(I mercanti cominciano a contargli le monete sul tappeto).
PRIMO MERCANTE Il nostro Padrone ci raccomand di star alti nei prezzi, per modo che tutti coloro che vengono a patti con noi abbiano a bere a mangiare a stare allegri.
SHEMUS (a MARY). Su dunque, datti attorno, va a tirare il collo alla gallina, che io e Teig metteremo in tavola e attizzeremo su un bel fuoco.
MARY No, per voi non voglio cuocer niente.
SHEMUS Non vuoi cuocere! Anche la stizzita mi fai adesso... Ho bell'e visto, ella vuol rendermi la pariglia perch poco fa le ha buscate. Ma si rabbonir, vedrete. Dacch la carestia ci capit fra capo e collo noi stiamo sempre qui a bisticciarci che sembriamo due coltelli in fondo a un canestro.
MARY Ed io non mi muovo per servirvi, ecco. Come non sapessi che poco fa, l fuori, voi avevate una certa forma...
TEIG Proprio cos, Eccellenze. Perch mio padre ha pronunciate alcune parole ambigue, ella non vuol persuadersi che voi gittate ombre come qualunque altro mortale.
SHEMUS Infatti poco fa io dissi di voler dare il benvenuto ai Demoni del Bosco qualora occorressero di cibo e di bevanda. Sta per di fatto che voi non siete demoni, ma creature come noi.
PRIMO MERCANTE  strano ella pensi che noi non gittiamo ombra. Non c' sulla faccia della terra, due creature meglio sostanziate di noi.
MARY Se non siete demoni, con tutto quel ben di Dio che avete sciorinato l sul tappeto, perch non date cibo e danaro a chi si muore di fame?
PRIMO MERCANTE Ne daremmo se trovassimo bisognosi che ne fossero veramente degni.
MARY Cercateli.
PRIMO MERCANTE Come non conoscessimo gl'inconvenienti della pura carit.
MARY Eh, adesso vi tornan buoni anche gli scrupoli...
PRIMO MERCANTE E se vi dicessimo che abbiamo pensato ad un pi bel sistema di carit?
SECONDO MERCANTE Ecco, chi ci vende un briciolo di mercanzia sar retribuito con un prezzo che manco se lo sogna.
MARY E che volete abbian da vendere poveri affamati come noi?
PRIMO MERCANTE Noi non domandiamo cosa che gli uomini non abbiano.
MARY Armenti, greggi, poderi, masserizie, ogni cosa fu venduta, ogni cosa se n' ita.
PRIMO MERCANTE Non tutto fu venduto. C' una cosa che pu essere nulla per chi la vende (tanto  il compratore che arrischia) un secondo io insomma, e che la gente si ostina a chiamare immortale per via d'una certa panzana...
SHEMUS Son venuti per comprarci l'anima!
TEIG S' per la mia, gliela vendo sbito. Perch dovremo star qui a sbasire dalla fame, per... cosa che pu essere un bel nulla?
MARY Teig... Shemus...
SHEMUS Dio non ci appioppa che carestie e malanni, Satana almeno ci d danaro.
TEIG (Non capisco, son demoni e il tuono non  ancora scoppiato...).
PRIMO MERCANTE Qui ce n' un mucchio per ciascuno.
(SHEMUS fa per ghermire le monete).
Aspetta, prima mi hai da fare un
favore.
SHEMUS Voi volete abbindolarci come fanno gli altri e tutte le vostre chiacchiere sul vendere e comprar anime son fantasie bell'e buone. Avrei dovuto capirlo prima, che le vostre non erano che trappole da garbuglioni.
PRIMO MERCANTE Ciascun lavoro ha da avere il suo compenso ma nessun lavoro  pagato finch non  compiuto.
TEIG Questa  anche la mia idea.
MARY Ma, Dio, perch non ti scuoti?
PRIMO MERCANTE Attento. Dovete recarvi su ogni crocicchio, ad ogni porta e gridar forte che noi vogliamo comprar anime, e che le paghiamo bene, e che tutti potranno vivere grassamente, nel tripudio, finch la carestia sar finita; per che noi siamo buoni cristiani.
SHEMUS (a TEIG). Via, dunque, andiamo.
TEIG Correr, correr, tanto che mi buscher un bel gruzzolo.
SECONDO MERCANTE (s' levato ed  andato verso il focolare). Un momento. Avrete bisogno di un acconto. Ecco, vi servir in cammino. Trattatevi come v'aggrada. Il nostro Padrone  generoso.
(Gitta al suolo un sacchetto di monete. TEIG lo raccoglie, poi corre via con SHEMUS).
MARY Struggitori di anime, Iddio vi annienter, vi inchioder come falchi sulla porta sua!
SECONDO MERCANTE Malanno alle tue ciancie! Gi le santocchie come te, sempre han pel capo di tali fisime.
PRIMO MERCANTE Se noi non siamo che falchi ch'EGLI manda a svolazzare sul mondo, vedrai come alla fine egli sapr spaccare le costole alla luna e spegnere le stelle della notte ancestrale.
MARY Iddio  onnipotente.
SECONDO MERCANTE E tu pregalo! Mangerai erba e radicchio finch quella bassa soglia l sar diventata per te un muro, e quando a stento potrai trascinarti attorno colle mani, noi piomberemo qui accanto a te.
(MARY sviene).
PRIMO MERCANTE L! abbiamo scampato il viso dai suoi graffi. Tu ora va a tirare il collo alla gallina e vedi se c' pane in dispensa. La infilzeremo sullo spiedo e ce l'arrostiremo la gallina, e cos ci papperemo la cena alla quale ci avevano invitati.
SECONDO MERCANTE (ritorna con la gallina strangolata e la getta al suolo). Ed ora scaldiamoci un po' le piote sulla cenere. Scranne e sgabelli qui ci faranno da combustibile (comincia a far a pezzi le sedie).
PRIMO MERCANTE (levando dalla bisaccia una bottiglia di terra). Ed ecco qua un vino ch' pi fragrante di una rosa!
SECONDO MERCANTE E quello ci accheter la baruffa fra il bene ed il male.
PRIMO MERCANTE Bevi, dunque, tracanna! Viva tutti quelli che tracannano forte e grosso!
SECONDO MERCANTE E alla malora i monaci e le bigotte!
 SCENA SECONDA
Il bosco vicino al castello. Da un lato una veduta lontana di case turrite.
(LADY CATHLEEN seguita da UNA, si inoltra, appoggiandosi al braccio di ALEEL).
LADY CATHLEEN (soffermandosi). Questo cantuccio di bosco che odora il miele delle selvatiche api, di certo ha la sua storia.
UNA Eccoci arrivati alla vostra casa.
ALEEL Dicono che nove secoli fa un uomo morisse d'amore per Maeve, la regina delle invisibili coorti: e che anche ora, quando la luna  nel suo pieno, essa lascia le sue compagne di danza e vien qui e si butta a giacere su questo spianato e per tre giorni non fa che spasimare, inondare di lacrime le pallide guancie.
CATHLEEN Cos ella ama veramente.
ALEEL No, ella lacrima soltanto perch ha scordato il suo nome.
CATHLEEN Ancorch tale oblio le dia gran pena, s'avesse avuto miglior senno, questa pena l'avrebbe assopita.
UNA Milady, siamo giunti a casa vostra.
ALEEL Ora ella riposa dentro un vecchio tumulo di pietra, lass, nell'invernale Knok-na-rea, e mentre le sue povere compagne, nate dall'acqua, sono costrette a farsi cullare dalle onde se vogliono prender sonno, basta ch'ella le chiami a nome perch tosto accorrano sulla terra e intrecciano sotto la luna danze tanto vertiginose da renderle ebbre, s ch'esse vorrebbero amare come gli uomini amano, e degli uomini avere la pazienza e la piet. Ma hanno la memoria cos labile, che nulla ricordano del loro passato, e ne fanno un gran pianto. Oh, s, esse piangono, quando la luna  nel suo pieno.
CATHLEEN Forse perch han breve memoria campano s a lungo?
ALEEL La memoria ch'altro  se non cenere che spegne del tutto il nostro fuoco gi presso a mancare? Ma esse portano in s un fuoco irruente, eterno.
UNA Eccoci giunti a casa, milady.
CATHLEEN  vero. Passavamo oltre senza accorgercene.
ALEEL Casa importuna... Fosse stata pi lungi, conoscerei ben io quello che pensa la regina Maeve a luna mezza; e se adesso, come un tempo, le sue compagne di danza bramano di amare alla maniera degli umani.
UNA Datemi il braccio, milady, le parole di costui non sono degne d'essere ascoltate da orecchia cristiana.
ALEEL Tocca a me a reggerla, che sono il pi giovane. Per voi, Una, questo vuol essere peso troppo grave.
UNA Non badategli, milady, e pigliate il mio d'un braccio, che in verit vi dico  braccio d'una battezzata, e non come quello di costui che a giudicare dai suoi discorsi,  un eretico. Non  forse su questo braccio che vi riposavate un tempo quando eravate piccola e ignara?
CATHLEEN Grazie. Ma ora lasciatemi posare un poco, ch'io mi rinfranchi (siede).
ALLEL Credevo di averla distolta almeno per un istante dal pensiero della sventura dei tempi, ma ecco che voi nutrice con le vostre chiacchiere ve la richiamate.
UNA Dite quel che vi pare, tanto non siete battezzato.
ALEEL Vecchia, vecchia tu hai rubato un istante di pace al suo spirito, e ancorch tu campassi cent'anni, tu abbia lavato i piedi ai mendichi e fatte limosine e ti sia arrampicata sino a Croaghpatrick, mai non sarai perdonata.
UNA Le vostre ciancie non mi toccano pi del gnaulo d'un cane.
(Entra il castaldo di CATHLEEN).
CASTALDO Io non ho colpa, ch il portone l'ho serrato a dovere. La colpa  del guardaboschi. Essi penetrarono in giardino dall'angolo di levante, l dov' l'olmo.
CATHLEEN Non comprendo... Chi  entrato?
CASTALDO Grazie a Dio, sono il primo a parlarvi. Temevo, Vossignoria, che qualche servo in onta alla mia vigilanza, fosse venuto a narrarvi il fatto, falsandolo a modo suo.
CATHLEEN (levandosi).  accaduta disgrazia?
CASTALDO, Infatti. Ma la colpa  del guardaboschi che lascia crescere i rami lungo i muri, e cos i furfanti han potuto sgattaiolare su fin dentro in giardino.
CATHLEEN Credevo foste incorso in qualche pericolo. Nessuno  stato ucciso?
GASTALDO No, no... Han soltanto rubato per un mezzo carico di cavoli.
CATHLEEN Forse morivan di fame i poveretti.
CASTALDO Eh, tra il rubare ed il morire di fame, avevan poco da scegliere.
CATHLEEN Un dotto teologo, castaldo, afferma che coloro che si muoion di fame han facolt di rubare il necessario senza commettere peccato.
UNA Un ladro senza peccato! E che ci stanno a fare i cocci di bottiglia sui muri di cinta?
CATHLEEN Anche se commettesse peccato, dacch la sua fede  intatta, Dio non pu negargli perdono. Non c' anima che sia simile ad un'altra nel mondo, non una che non tenga un modo tutto proprio nell'innalzare a Dio il suo amore, finch  divenuto infinito. Perci tutte le anime, anche le pi perverse, sono ugualmente preziose e insostituibili.
(Passano TEIG e SHEMUS).
CASTALDO Dove correte cos precipitosamente? Intanto toglietevi il berretto. Non vedete chi  qui?
SHEMUS Non ho tempo da perdere, io. Debbo correre su e gi pel mondo, con le migliori nuove che mai s'udirono da mille anni in qua.
CASTALDO Suvvia, piglia fiato e parla.
SHEMUS Se l'aveste voi queste notizie da portare in giro, altro che pigliar fiato!
TEIG Quando la gente sapr le notizie che portiamo intorno ci recher in trionfo sulle spalle.
SHEMUS Ogni uomo porta con s una cosa che fino ad oggi non valutava pi d'una boccata d'aria: ma ora, caspita, la  divenuta cosa che si pu barattare.
TEIG E dire che prima la si stimava utile quanto una scaglia di unghia!
SHEMUS Ci che pi mi fa ridere in questa faccenda si  che qualunque pezzente, se gli capita di vender la sua, pu metter su cavalli e carrozza.
TEIG Si tratta di due signori che comprano anime d'uomini.
CATHLEEN O Dio!
TEIG E il bello si  che forse l'anima non c'.
CASTALDO Ma questa gente o  briaca o  pazza.
TEIG (mostrando le monete). Guarda come me l'han pagata bene la mia...
SHEMUS (scuotendo le sue). "Va, gridalo per tutto il mondo" mi dissero quelli "Qui c' denaro per chi vuol vendere l'anima, del buon danaro per ogni anima".
CATHLEEN Ma pagategli due, tre, venti volte il prezzo che v'han dato, e riprendete le vostre anime. Io vi dar danaro se vorrete.
SHEMUS No, no. L'anima, atteso che vi sia,  appunto ci che vieta alla carne di godere. Io invece voglio trincare e starmene allegro.
TEIG Presto, vieni via.
(Esce).
CATHLEEN Ma il mondo di l, Shemus...
SHEMUS Se anche ci fosse il mondo di l, mi quadra pi affidare il mio avvenire ad un uomo che paga fior di danaro, che a colui che ci ha scatenato addosso la carestia.
(Esce, gridando).
"Qui c' danaro per un'anima! Danaro per chi vuol vendere l'anima! Danaro, buon danaro!"
CATHLEEN (a ALEEL). Inseguiteli, richiamateli indietro; se si oppongono, trascinateli a forza, supplicateli, offrite loro tutti i doni che vorrete, ma riconduceteli qui.
(ALEEL esce).
E tu seguilo, Una, aggiungi le tue suppliche alle sue...
(UNA che stava pregando esce).
Castaldo, tu che conosci i segreti della mia casa, quanto ho?
CASTALDO Cento barili d'oro.
CATHLEEN Quant'ho in castelli?
CASTALDO Altrettanto.
CATHLEEN Quanto in pascoli?
CASTALDO Altrettanto.
CATHLEEN Quanto in foreste?
CASTALDO Altrettanto.
CATHLEEN Ebbene, serbami questa casa sola e vendi tutto il rimanente... Vai, contratta a tuo piacere, ma ritorna subito con armenti di bestiame, con navi cariche di grano.
CASTALDO Dio vi benedica. Voi sarete la salvezza del paese.
CATHLEEN Su, presto, non indugiare.
(Il castaldo esce. Rientrano ALEEL e UNA).
CATHLEEN Non son tornati? Parlate, via.
ALEEL Un d'essi trasse un coltello e minacciava di avventarsi su chiunque gli sbarrasse il cammino; e com'io tentava farlo, ei mi fece questa ferita ch' qui; ma non  nulla.
UNA I loro occhi lampeggiavano come quelli degli uccelli da preda.
CATHLEEN Presto, seguitemi, poich ora io ardo dall'impazienza di tramutare questa mia casa in un asilo per i bisognosi e gli affranti di cuore. Tutti accorreranno ad abitarla finch le sue mura si spaccheranno e il tetto croller su di noi. Da oggi io non posseggo pi nulla di mio, non ho pi gioie e dolori che siano miei.
(Esce).
UNA (prende ALEEL per la mano e mentre gli parla gli benda la ferita). Essa l'ha trovato il suo compito di carit... Voi ed io che siamo al paragone? Due farfalle sperdute di un mattino d'inverno.
(Escono).
 SCENA TERZA
Un atrio nella casa di Lady CATHLEEN. Alla sinistra, una cappella e una gradinata che vi conduce. A destra un arazzo che riproduce una scena sacra. Nel mezzo, due o pi arcate di tra le quali si vedono indistintamente gli alberi del giardino. CATHLEEN  inginocchiata davanti all'altare della cappella. Una lampada accesa pende sopra l'altare.
ALEEL Son venuto a supplicarvi di lasciare questo castello, di fuggire queste selve.
CATHLEEN Fuggire, e perch? La sofferenza non  forse dapertutto di qui al mare?
ALEEL Coloro che mi mandarono camminano invisibili.
CATHLEEN Dunque  vero ci che la gente dice, che vedete o udite cose ignote a tutti.
ALEEL Io dormiva, e dormendo, il mio sonno divenne foco, e nel foco uno camminava ed aveva ali intorno al capo.
CATHLEEN La sembianza di un antico Dio...
ALEEL O quella di un angelo, milady. Egli mi ordin che venissi a togliervi da queste selve. Prenderete con voi qualche servo e la vostra vecchia nutrice e vi recherete a vivere sulle colline, in mezzo alle musiche e agli splendori dell'acque, fin tanto che l'ra del male sia trascorsa. Per che qui una terribile morte vi sovrasta, un non imaginato tormento, un'oscurit spaventosa tanto che non v' fulgore di sole o di luna che la potranno dissipare.
CATHLEEN Non  angelo quello che vi manda.
ALEE Qui, nella vostra casa, vi lascerete solo un vecchio fedele che dia ricetto agli affamati, ai vagabondi, e prodighi loro cibo e riposo.
CATIILEEN Oh, recarmi con voi, Aleel, l dove non  pi creatura mortale, ma i cigni soli veleggiano sull'acque, e udirvi preludiare sull'arpa nell'ora in cui gli alberi gitteranno grandi ombre intorno alla nostra porta, e quando la notte con la sua pace e i suoi pallidi lumi abbia cacciato gi dal cielo il folleggiante sole, ridursi insieme a discorrere in mezzo allo stormeggiare de' canneti... No, no, non posso... Se mi vedete piangere, non  per la pena di dover rinunciare a una vita radiosa come quella e che qui non trovi n una via n una meta: non piango no, perch ho bramato invano di posare il mio sguardo sul vostro viso, Aleel, ma perch un'intera notte trascorsa in orazioni mi ha cos tutt'affranta.
ALEEL (prostrandosi davanti a lei), Deh, lasciate che il creatore del mondo, degli angeli, dei demoni, della morte e di tutto, rimedii al male che ha fatto. Quando vana  ogni nostra fatica e gli occhi son pur vivi, invano anche il cuore si spezza.
CATHLEEN A che gioverebbe quella fine cos placida?
ALEEL A che se non a guarire?
CATHLEEN Avete vedute le mie lacrime, Aleel, ed io veggo ora la vostra mano che trema sul pavimento.
ALEEL (balbettando). Io mi pensava solo di guarire. Oh, s, Egli era creatura angelica.
CATHLEEN (accostandosi a lui). No, non creatura angelica, ma un antico dio  colui che va per il mondo a risvegliare i cuori appassionati, ebbri d'orgoglio, che un giorno tutti gli angeli, disertando i nove cieli, verranno a cullare sino ad addormentarli.
(Va alla porta della cappella; ALEEL leva, esitando, le mani giunte verso di lei, poi le lascia ricadere lungo i fianchi).
CATHLEEN Non tendete a me le vostre mani supplichevoli. Questo cuore non pi si sveglier sopra la terra. Per Colei che l'ebbe sette volte trafitto, ho giurato di pregare a questo altare finch il mio cuore, cresciuto come un grande albero al cielo, vi faccia stormire tutte le sue foglie, e il cielo salvi la mia gente.
ALEEL (che si  levato). Quando una creatura cos nobile ha parlato d'amore ad una cos misera com'io sono, foss'anche per negargli amore, che pu essa fare se non tendere a lei le mani supplichevoli, poi lasciarle ricadere, conoscendo tutta la sua vana audacia?
(Va verso la porta dell'atrio; Lady CATHLEEN muove alcuni passi verso di lui).
CATHLEEN Se le antiche storie narrano il vero, vi furon regine che sposarono pastori, e re che si unirono in nozze con pezzenti. Ma le fecondatrici acque di Dio, fluttuando intorno al vostro spirito, han reso voi pi potente di re o di regina. Non il vostro spirito, Aleel, ma il mio  qui rimasto come una vuota coppa.
ALEEL Io taccio... Tutto vi ho detto; ora lasciatemi qui, accanto a voi.
CATHLEEN No, non pi... Troppo il mio cuore  affranto. Voi dovrete ancora udire venti e acque che gridano, chiurli che cantano, riavere la pace, la pace che vi desidero di cuore, Aleel.
ALEEL Datemi le vostre mani, ch'io le baci.
CATHLEEN Ed io vi bacio sulla fronte. Ma vo' che vi allontaniate da me. Non ve ne dolete, Aleel... Anticamente vi furono donne che ingiunsero ad uomini di recar loro corone rapite al Paese di Sott'acqua o pomi involati su colline vigilate da draghi; e con tutto ch'esse sapessero vagliare i cuori e le volont, pure tremavano nell'impartire quei comandi, com'io tremo adesso, Aleel, a imporvi questo duro compito, che ve n'andiate, e in silenzio, senza volgere il capo, senza guardarmi; sopra tutto non voglio che mi guardiate, Aleel...
(ALEEL esce).
E non gli ho chiesto della sua mano ferita; ma gi se n' andato, ahim...
(Va al loggiato, guarda fuori).
Non posso pi scorgerlo. Di fuori, tutto  tenebra. Oh, fossero il mio cuore e il mio intelletto se non un lieve piccolo tremito come questa santa favilla...
(Entra lentamente nella cappella).
(Si ode lo squillo di una campana d'allarme. I due MERCANTI entrano precipitosamente).
SECONDO MERCANTE Han suonato l'allarme, tra poco ci saran sopra.
PRIMO MERCANTE (andando ad una porta laterale). Il tesoro  qui. Ti avevo ordinato di addormentarli tutti.
SECONDO MERCANTE Gli angeli e le sue preghiere li proteggono.
(Entra nella stanza del tesoro e ne esce di l a poco con sacchi ripieni di monete. Frattanto il PRIMO MERCANTE si  indugiato a origliare alla porta dell'oratorio. Poi il SECONDO MERCANTE attraversa una delle arcate del loggiato, si arresta, e tende l'orecchio. I sacchi sono ai suoi piedi).
Eccolo qui tutto il tesoro. Ma ora svigniamocela avanti che ci acciuffino.
PRIMO MERCANTE Io ci ho tutto un piano per accalappiarla.
SECONDO MERCANTE S' per ucciderla e rapirle l'anima, tempo ne hai ancora prima che ci sien sopra con le loro preghiere: stanno frugando la torre di tramontana.
PRIMO MERCANTE No, non questo. Non possiamo affrontare di colpo gli eserciti celesti in arme. Quanto alla sua anima, sta certo, ci verr di suo, poich, appartenendo io al nono e pi potente cerchio dell'inferno, dove stanno i re, sono in possesso di un bel trovato per riuscire in questa faccenda... Milady, abbiamo nuove da recarvi.
(CATHLEEN compare sulla porta della cappella).
CATHLEEN Chi mi chiama?
PRIMO MERCANTE Abbiamo alcune nuove, milady.
CATHLEEN Chi siete voi?
PRIMO MERCANTE Mercanti e conosciamo a menadito il libro dell'universo, avendoci passeggiato sopra foglio per foglio, molt'anni; e col dentro noi abbiam letto cose che molto vi riguardano, milady. Vidimo aperta la porta del castello e cos siamo entrati sperando di trovare un'orecchia che ci ascoltasse.
CATHLEEN La porta  aperta perch gli affamati e i derelitti possan venir qua dentro e trovar soccorso e accoglimento. Ma voi diceste di recar nuove.
PRIMO MERCANTE Nella palude di Allen noi rinvenimmo gravemente malato un uomo al quale voi ordinaste di acquistare bestiame. Presso Fair Head scorgemmo i vostri navigli carichi di grano tutti immobilitati dalla bonaccia, l, nella nera notte; n meno immobili di loro ardevano le loro lanterne specchiate sul mare.
CATHLEEN Grazie a Dio, a Maria e agli Angeli ho ancora tanto danaro nel mio tesoro, da comprare tutto il grano di quelli che l'hanno ammassato arricchendo con la fame della povera gente. Ma voi che foste lontano e conoscete i segni delle cose, dite, quando cesser la carestia?
PRIMO MERCANTE Per ora non v' accenno a mutamenti; n le cose miglioreranno tanto presto, ch il frumento si  seccato e c' moria nel bestiame.
CATHLEEN Avete voi udito di alcuni demoni che van attorno a comprar anime?
PRIMO MERCANTE E c' chi dice ch'abbiano teste da lupi, e che le loro membra, disseccate dalle vampe eterne, abbiano tutta l'agilit delle procelle; altri ancora li fan piccoli e tozzi, mentre pochi li affermano simili a mortali, ma ce li danno per alti, bruni e vagabondi - come noi - verbigrazia. Tutti per s'accordano nel dire che la potenza maggiore l'hanno negli sguardi coi quali essi riescono persino a curvare un uomo e a gittare una rete intorno all'anima sua. S che la gente andrebbe a vender loro quei pochi vapori che s'ha dentro, se non fosse che voi ve li distogliete con la potenza del vostro danaro.
CATHLEEN Grazie a Dio sono ricca e potr soccorrerli. Ma perch mai essi vendono le loro anime?
PRIMO MERCANTE Poco fa entrando da voi, abbiam veduto il vostro portiere che se ne stava appisolato dentro la sua nicchia. Ebbene, milady, quella  un'anima che non vale pi di cento soldi... Ma ve n'hanno altre, vedete, che valgono anche cento corone. Per la vostra, ad esempio, se ho potuto udir bene, essi darebbero pi di quattrocentomila corone e anche pi.
CATHLEEN Come pu tanto danaro esser dato in compenso di un'anima? La tomba  dunque una cosa cos terribile?
PRIMO MERCANTE Vedete, milady, alcuni vendono la propria anima semplicemente perch lo sfavillio delle monete li attira, altri perch la tomba fa loro spavento, altri per imitare i loro vicini, altri ancora perch pare che ci sia un aspro piacere a gittare ogni speranza, a troncare ogni resistenza, a liquidare ogni gioia, ad abbandonarsi a corpo morto all'amplesso delle fiamme eterne. E tutta questa gente si butterebbe con gran gusto a questo nuovo piacere se il vostro danaro... ve lo avessero rubato.
CATHLEEN Mercante, c' qualcosa nella vostra voce che mi fa temere. I vostri occhi brillavano quando mi dicevate come un uomo pu perdere la sua anima e il suo Dio; e quando m'avete detto come il mio povero danaro possa giovare al mio popolo, allora, perdonate, Mercante, mi sembr di vedervi sogghignare.
PRIMO MERCANTE Rido, milady, perch mi par di vederla tutta quella gente penzolare come un mazzo di stringhe... e sotto la rovente coorte delle fiamme perpetua che se li abbrustola...
CATHLEEN S, c' qualcosa che mi fa paura in voi. Certo non siete del nostro mondo. Dove siete nati? In qualche lontano angolo della terra?
(Il SECONDO MERCANTE ch'era stato in ascolto dietro le arcate, sbuca fuori; nell'istesso tempo giungono suoni di voci e di pste).
SECONDO MERCANTE Via, via, presto... Sono di gi nel giardino. Se ci acciuffano, vedrai come ci vorranno rinfrescare colla loro acqua santa!
PRIMO MERCANTE Addio, milady. Dobbiamo percorrere molte miglia ancora prima dell'alba. I nostri cavalli scalpitano impazienti.
(Escono da una porta laterale. Entra un gruppo di contadini).
PRIMO CONTADINO Perdonate, milady, abbiamo udito uno schiamazzo.
SECONDO CONTADINO Ce ne stavamo al fuoco ragionando del pi e del meno...
PRIMO CONTADINO...e in quella s' udito un frastuono, qui da voi: siamo accorsi, abbian frugato tutta la casa ma ancor non s' visto nessuno.
CATHLEEN Troppo paurosi siete... Ma via rallegratevi, ora sarete salvi: la sofferenza non vi toccher pi.
UNA (Entrando precipitosamente). Oim! Oim! La camera del tesoro  sossopra, la porta spalancata, l'oro scomparso!
(I contadini alzano grida lamentose).
CATHLEEN Silenzio... Dite di non aver visto nessuno?
UNA Oim! La mia buona signora ha perduto tutto il suo danaro!
CATHLEEN Suvvia, quelli tra voi che non sono troppo vecchi montino sbito a cavallo e facciano ricerche per tutto il paese. Dar una fattoria a chi sapr scoprire i ladri.
(Entra un uomo con un mazzo di chiavi appese alla cintola. Si sussurra: "Il Portiere! Il Portiere!").
PORTIERE Qui ci sono demoni... Io me ne stava l nella mia nicchia, presso alla porta, quando due gufi mi passaron vicino sussurrando con voci umane.
UN VECCHIO CONTADINO Iddio ci abbandona.
CATHLEEN Vecchio mio, vecchio mio, Egli giammai serr una porta che un'altra non riaprisse alla nostra speranza... Io sono tutta contristata da un bieco presagio che mi  caduto nel cuore. Ma intatta  la mia fede; e stai di buon animo. Per che Egli non abbandona il mondo, no, anzi, standogli davanti, lo plasma nella sua creta e lo foggia a Sua imagine. D'et in et la creta si dibatte sotto le Sue dita febbrili e oppone aspramente il suo antico, greve, stupido e informe riposo: ma talvolta, se le Sue mani si soffermano alcun poco, essa gli sguscia sotto e le orde de' demoni balzan fuori... Ma lasciatemi adesso.
(Va verso la porta dell'oratorio).
No, restate ancora un istante... Una, prendi queste chiavi. Aprono la dispensa ed il granaio.
(Al Portiere)
Ma tu piglia questa. Apre la piccola stanza dove si trovano le erbe mediche, l'elleboro, la monacella e l'erba colombina... Il libro delle cure  l, in alto, sopra lo scaffale.
PORTIERE Perch mi ordinate questo? Forse avete veduto in sogno la vostra bara?
CATHLEEN No, ma un terribile pensiero ora mi percuote... Udii il grido d'angoscia che si leva dalle innumeri capanne, eppure un sinistro potere mi vuole, mi trascina gi, gi... non so dove... Oh, pregate per tutti gli uomini e per tutte le donne impazziti dalla carestia. Pregate, miei buoni famigliari.
(I contadini s'inginocchiano. LADY CATHLEEN sale i gradini dell'Oratorio, rimane l immobile, poi con voce forte grida:)
Maria, Regina degli Angeli, e Voi turbe dei Santi, addio per l'eternit!
 SCENA QUARTA
La casa di SHEMUS RUA. Nel fondo un'alcova e dentro un letto sul quale  disteso il corpo di MARY, in mezzo a ceri accesi. I due MERCANTI collocano sulla tavola un gran libro, contano le monete e cos via.
PRIMO MERCANTE Grazie a quella panzana che gli abbiamo narrato poco fa dei bastimenti arenati e del mandriano che si era buscato un malanno, vedrai che ressa d'anime ci capiter addosso.
SECONDO MERCANTE E nei suoi forzieri, ormai, non c' rimasta pi la croce di un soldo.
PRIMO MERCANTE Ieri, appena fu notte, tramutatomi in una civetta dal capo d'uomo, io mi spinsi su fino agli scogli di Donegal e di l scorsi quei suoi navigli che dovrebbero recare grano e farina alle donne del paese. Avevano tutte le vele alzate e piene e filavano veloci sul mare grigio. Sono appena a tre giorni da noi.
SECONDO MERCANTE Io, appena fu caduta la rugiada, trasformatomi in uno sparviero, mi scagliai a levante e vidi novecento buoi che i bovari si cacciavano avanti attraverso il Meath con pungoli di ferro. Sono appena a tre giorni da noi.
PRIMO MERCANTE Tre giorni di lavoro per noi.
(Un gruppo di contadini s'affolla sulla porta. Fra essi TEIG e SHEMUS).
SHEMUS Entrate, entrate e siate i benvenuti. Quella laggi, vedete  mia moglie. Ella s'infischi dei miei potenti padroni e non volle sapere di venire a patti con loro. Ora eccola l, che manco s'accorse di essere una gran sciocca, di tanto sciocca che era.
TEIG E non volle inghiottire manco una crosta di pane; prefer piuttosto campare a rape e a pan di cuculo.
SHEMUS E non ci fu verso di ficcarle in mente che la morte  il peggior malanno che ci possa capitare indosso. E s che ci  assai semplice. Ma da ultimo la sua lingua era divenuta rabbiosa a cagione di tutte quelle ciancie ch'ella aveva appreso in sagrestia.
(A TEIG, vedendo che se ne sta l ingrullito e piagnucoloso).
Va a tirare la tenda. E non mi farai mica l'allocco adesso che questi bravi signori son qui per salvarti.
SECONDO MERCANTE (all'altro Mercante). Guardali l, dacch li ha presi la sete dell'oro, essi ci ronzano attorno come foglie d'autunno rammulinate dallo scirocco. Avanti, date commercio! Commercio!
PRIMO MERCANTE Su, chi vuol contrattare con noi?
SHEMUS Signori miei, tranne tre o quattro, gli altri sono mezzi trasognati dalla gran fame. Intanto eccone qua uno di quei tre o quattro. Gli altri piglieran lena col tempo.
UN UOMO DI MEZZ'ET Io vorrei trattare con voi, basta che mi facciate un buon prezzo.
PRIMO MERCANTE (leggendo nel libro). "John Maher, uom facoltoso, un po' tardo di mente, ma tranquillo di sensi e pacifico di cuore. Gli angeli pensano di condurlo a salvamento". Duecento corone; duecento corone per un'anima, per un piccolo soffio di vento.
L'UOMO DI MEZZ'ET Ne voglio trecento. Gi voi avete letto l dentro che non c' decorso di tempo che mi possa rendere vostro.
PRIMO MERCANTE Qua dentro c' scritto dell'altro. "... soventi di notte egli si sveglia per lo spavento di diventar povero e si mette a escogitare il modo di fare qualche grossa ladreria, senza inciampare nella legge".
UN CONTADINO Chi ha inventato questa panzana? Io mi son trovato con lui, una volta a mezzanotte.
ALTRO CONTADINO Non presterei fede manco a mia madre.
PRIMO MERCANTE Ci avete dentro questa marachella. Dunque non vi do pi di duecento corone.
UN CONTADINO E son fin troppe per un furfante.
SHEMUS Su, pigliate ci che vi si offre; tanto non meritate di pi.
(Mormorio generale, durante il quale l'UOMO DI MEZZ'ET prende le monete e se ne va verso il fondo della scena dove si lascia cadere sopra una scranna).
PRIMO MERCANTE C' nessuno che abbia un'anima migliore di questa? Non foss'altro che per i debiti che avete colla vostra parrocchia dovreste far affari con noi.
UNA DONNA Quanto mi date della mia?
PRIMO MERCANTE (leggendo nel libro). "Ragazza bella tenera e ancor giovane". Temo non vi dar molto. "E certo che l'uomo ch'ella ha sposato, non sa nulla di ci che sta nascosto, sotto la giara, fra l'oriolo a polvere e la pepaiola".
LA DONNA Uh che libro scandaloso...
PRIMO MERCANTE "...e quand'egli  fuori alla fiera dei cavalli, non s'immagina certo che la mano che scrisse quel biglietto clandestino viene a battere tre colpi alla finestra".
LA DONNA S'anco m'avete scovata una lettera, non  una buona ragione che mi dobbiate offrir meno che agli altri.
PRIMO MERCANTE L, vi do cinquanta corone.
(La donna fa per andarsene).
SHEMUS Ebbene, la mia comare, ragionate un po'.  questo il tempo di star a fisicare sul prezzo? Da brava, venite qua, pigliate il danaro.
(La donna prende il danaro e ritorna nella folla).
PRIMO MERCANTE Avanti! Commercio! Commercio! Anime come le vostre si comperano soltanto per carit. Ormai i mille peccati che le annerano le han messe in balia del nostro Padrone, assai tempo prima che veniste voi a portarcele.
(Entra ALEEL).
ALEEL Qui, prendete la mia. Ne sono stanco. Non chiedo compensi.
SHEMUS E perch non chiedete compensi? Volete vendere l'anima senza domandare danaro? Ma siete pazzo?... Si vede proprio che l'amore della Lady Cathleen gli ha dato alla testa: non sa quello che si dice.
ALEEL L'angoscia sua, il dolore che traspare dalla sua faccia devastata, il tormento ch' nei suoi occhi, hanno prostrato il mio spirito, e adesso io so che voi dovete prendere la mia anima.
PRIMO MERCANTE Noi non possiamo prenderla la tua anima, poich tu l'hai donata a lei.
ALEEL Voi lo potete, Mercanti. Che ne faccio io della mia anima, se non pu giovare a colei che amo?
PRIMO MERCANTE Andate, andate. Io la vostra anima non posso toccarla.
ALEEL Il vostro potere  dunque cos misero? E dovr io recarla con me, per tutta la vita?... Siete dei mercanti da burla.
PRIMO MERCANTE Trascinatelo via... Mi turba.
(TEIG e SHEMUS riconducono ALEEL verso la folla).
PRIMO MERCANTE (al secondo mercante, parlando basso). Fratello, fratello il suo sguardo mi ha riempiuto di agitazione e di fuoco.
SECONDO MERCANTE Chinati su me, e bacia il cerchietto dove Satana ha posato le sue labbra. Riavrai la pace.
(Il SECONDO MERCANTE bacia il cerchietto d'oro ch' intorno al capo del compagno)
Anch'io sono pieno di turbamento, ma nel cuore m' nato un presagio, che l'anima che noi cerchiamo pi avidamente ci sia vicina, che il nostro lavoro sia prossimo alla fine. Avanti! Commercio! Commercio! Commercio! Che? Siete tutti ammutoliti? E vorreste tenerci lontani ancora dimolto dalla nostra antica dimora, dalle nostre eterne gozzoviglie?
SECONDO MERCANTE Commercio! Commercio!
SHEMUS Dicono che voi le deprezzate troppo le donne.
PRIMO MERCANTE Ebbene offro mille corone per una vecchia che sia stata sempre brutta.
(Una vecchia contadina si fa innanzi. Il PRIMO MERCANTE prende in mano il libro e legge).
"Ha rubato ova e galline quando i tempi erano grami, ma a tempi migliori confess il suo furto. Non marin mai la messa di domenica, e quando pot, pag i suoi debiti". Prendete il vostro danaro.
LA VECCHIA Dio vi benedica.
(gitta un grido).
Ah, signore, mi ha preso male!
PRIMO MERCANTE Quel nome  come fuoco all'anime dannate.
(Un lungo mormorio sorge fra la folla dei contadini che si scostano da lei, quand'ella esce).
PRIMO CONTADINO Come ha strillato!
SECONDO CONTADINO Forse strilleremo anche noi cos.
TERZO CONTADINO Ve lo dico io che non c' un posto peggiore dell'inferno.
PRIMO MERCANTE Avanti! Commercio! Commercio!... Forse che una sciocchezza simile vi pu vietare di fare un buon contratto?
L'UOMO DI MEZZ'ET Padrone, ho paura.
PRIMO MERCANTE Ho comprato la tua anima e non c' da aver paura, ora che l'anima tua se n' andata.
L'UOMO DI MEZZ'ET Rendimi la mia anima.
LA DONNA (buttandosi ginocchioni ed abbracciando le ginocchia al MERCANTE). Riprenditi il tuo danaro e ridammi la mia anima.
SECONDO MERCANTE Bevi, metti al mondo dei bastardi, gavazza a tuo piacere, che solo il piangere e il sospirare sono i bei frutti dell'anima, e tu l'anima non l'hai pi, hai capito?
(D uno spintone alla donna).
UN CONTADINO Andiamo.
ALTRO CONTADINO S, s, andiamo.
ALTRO CONTADINO E facciam presto. Se quella donna non avesse strillato, anch'io avrei perduta la mia d'un'anima.
(Tutti si volgono per partire ma sulla soglia s'arrestano gridando: "Lady Cathleen! Lady Cathleen!")
CATHLEEN (entrando). State ancora trafficando?
PRIMO MERCANTE A vostro dispetto. Si pu sapere che  che qua vi conduce, madonnina dagli occhi di smeraldo?
CATHLEEN Son venuta a vendervi un'anima, ma domando un prezzo altissimo.
SECONDO MERCANTE Che importa il prezzo se l'anima ne  degna?
CATHLEEN La gente qui muore di fame ed  per questo, Mercanti, che vi si affolla intorno. Io udii il loro grido e giorno e notte quel grido mi persegue, mi dilania. Vorrei avere quattrocentomila corone per provvederli di cibo, finch la carestia  terminata.
PRIMO MERCANTE Questa somma infatti noi la daremmo anche per un'anima sola che ne fosse degna.
CATHLEEN C' dell'altro. Vorrei che liberaste le anime che avete comprate.
PRIMO MERCANTE Un'anima sola noi conosciamo che valga il prezzo di quattrocentomila corone.
CATHLEEN Se  la mia che intendete, essa  una povera cosa, senza valore.
PRIMO MERCANTE Dunque voi ci offrite...
CATHLEEN Vi offro la mia anima.
UN CONTADINO No, milady, non fate questo. Le anime come le vostre sono assai pi care a Dio che non le nostre. Oh, che farebbe il Cielo senza di voi?
ALTRO CONTADINO Guarda come le loro zanne si raggricchiano dentro i loro guanti di cuoio...
PRIMO MERCANTE Quattrocentomila corone... eccovi il danaro. Quanto poi alle anime di cui domandate la libert, esse sono uscite or ora dalla nostra giurisdizione; la vostra presenza le ha inondate di luce, ha riempiuto di beatitudine i loro cuori. Ma ora, qua, firmate. Trattandosi di un'anima come la vostra non s'ha da omettere nessuna formalit.
SECONDO MERCANTE Firmate con questa penna, milady;  una penna del gallo che cant nel giorno in cui San Pietro ebbe rinnegato il suo Maestro. Tutti quelli che ne usano hanno grandi onori, laggi, nell'Inferno.
(CATHLEEN si china per firmare).
ALEEL (precipitandosi verso di lei e strappandole di mano la penna). Lasciate che Dio compia l'opera sua...
CATHLEEN Aleel, io non ho pi pensieri; io non odo che un grido, che un grido...
ALEEL (gittando via la penna). M'ebbi una visione, l, sotto la verde siepe di spinalbe e di rose... gli uomini udranno ancora gli Arcangeli che fanno rotolare il vuoto teschio di Satana, sulle cime delle montagne.
PRIMO MERCANTE Portatelo via.
(TEIG e SHEMUS lo trascinano via con violenza cosicch egli stramazza in mezzo ai contadini. CATHLEEN ripiglia la penna e firma, poi volgendosi ai contadini).
CATHLEEN Raccogliete le monete e venite con me. Quando saremo lontani da questo sacrilego luogo, dar a ciascuno danaro bastante.
(Esce; i contadini le si affollano intorno, le baciano la veste... I DUE MERCANTI restano soli).
SECONDO MERCANTE E noi andiamocene ed attendiamo la sua morte. Rannicchiati come due nottole sotto la torre del suo castello, noi aspetteremo, tenendo d'occhio la nostra preda, il momento opportuno per agguantarla.
PRIMO MERCANTE Svolazziamo sopra il suo capo finch'ella non abbia che pochi istanti di vita. Or ora, quando firm, gi le si cominciava a spezzare il cuore. Ma, zitto, zitto che mi par d'udire, laggi, le bronzee porte dell'inferno cigolare sui loro perni. Senti, senti la ridda eterna che manda a noi i suoi clamori a incuorarci.
SECONDO MERCANTE Vestti di penne, balziamo nell'aria e andiamovi incontro colla sua anima ben stretta dentro al tuo artiglio.
(Corrono fuori. ALEEL strascinandosi si riduce sin nel mezzo della scena.  calato il crepuscolo e la scena si fa sempre pi tenebrosa mano a mano che l'azione procede. S'ode, lontano, il mugolio del tuono e il rombo di una bufera che si avvicina).
ALEEL Le bronzee porte sono spalancate, ed ecco Balor(9) che s'avanza sul suo gran carro di fuoco; ecco i demoni che gi alzarono le grevi palpebre di sugli occhi che un tempo impietrivan gli dei; ed ecco Barach(10), il traditore e Cailitin(11), lussuriosa progenie che diffonde lo follia druidica... E l veggo pure quel gran Re che l'Inferno accalappiava quando ei trucid Naisi e ruppe il cuore di Deirdre(12). E le teste tutte di costoro sono volte da un lato, perocch sempre han combattuta la bellezza e la pace con ostinato, subdolo ed obliquo furore.
(Si rannicchia quasi scorgesse gli spiriti roteargli sopra il capo. UNA entra).
Gi, gi, raccosciati, vecchio airone, non senti tu passare sul capo la spaventosa bufera?
UNA Dov' la Lady Cathleen?  tutto il giorno che ha gli occhi pieni di lacrime, le mani tremanti.
ALEEL Cathleen ci ha abbandonati, ha scelto altri amici... I demoni sono scatenati, vecchia mia.
UNA Dio protegga la sua anima!
ALEEL Essa l'ha venduta, pur ora, senza manco consigliarsi con noi.
(Le fa dei gran cenni verso il basso).
Guarda, Orchill sovrasta a tutti col suo pallido e bel capo s ricco di vita con la sua tenebrosa persona simile ad una bruma fluttuante sotto i bagliori dell'alba, poich colei che svegliava i cuori all'estasi della preghiera ha pure un cuore fatto di sangue quando gli altri soffrono. Intorno le si stipa la nubilosa moltitudine delle donne che adescano i demoni con le risa lascive, e dietro le ondeggia una calda nuvola di sangue peccaminoso... e le sue belle unghie rosate, guarda, son tramutate in artigli!
(Afferra UNA, la trascina nel mezzo e continua a far cenni verso il basso con gesti veementi. Il vento rumoreggia).
Ascolta, intonano un canto, oh, assai tranquillo per quelle lingue scellerate.
UNA (gettandosi con la faccia contro il suolo).
Oh, Signore, difendila dai demoni! Se t'occorre un'anima in olocausto, prendi la mia, Signore.
(ALEEL le s'inginocchia accanto ma sembra non udire le sue parole. I contadini ritornano. Portano in spalla il corpo della LADY CATHLEEN e lo depongono al suolo davanti a UNA ed ALEEL. Essa giace come morta).
UNA  cos che mali spiriti possono prosperare e le dolci anime infrangersi!
(bacia le mani di LADY CATHLEEN).
UN CONTADINO Eravamo giunti sotto l'albero, allo svolto del sentiero, quando ella si fece pallida in viso come morta e svenne. E mentre la portavamo qui, ecco che un nembo nereggi sulla faccia della terra e ci abbatt al suolo. Serra la porta col gran catenaccio, che mai si vide pi buia, furiosa, accecante bufera!
(Uno ch' vicino alla porta tira il catenaccio).
CATHLEEN Oh, tenetemi forte, che la bufera mi rapisce con s.
(UNA la prende fra le braccia. Una donna comincia ad alzare lamenti).
UN CONTADINO Zitta!
ALCUNE DONNE Silenzio!
CATHLEEN (rizzandosi un poco). Vecchia Una, i sacchi sono l, in un mucchio. Quando io sar morta, compartisci tu il danaro agli uomini e alle donne. Fa secondo il tuo giudizio, vecchia Una, d secondo il bisogno di ciascuno.
UNA CONTADINA Mi dar ella abbastanza per sfamare i miei figliuoli?
ALTRA CONTADINA Regina del cielo, fate che noi ci perdiamo, ma che essa sia salva.
CATHLEEN Una, Aleel, chinate il capo su me. I vostri volti li contemplo ora per l'ultima volta come la rondine che guarda il suo nido sotto la gronda prima di avventurarsi sul selvaggio mare. Non piangete, no, che se uno si  spento, molti lumi restano ancora accesi sull'altare di Dio... Aleel, tu che cantavi delle danzatrici del bosco che non conobber dolore perch null'altro che fiato era nei loro piccoli petti, addio! E addio a te, mia vecchia Una, che un tempo dividevi con me i trastulli e mi portavi in collo quand'ero bambina e felice e quasi come danzatrice anch'io. Oh, la bufera mi rapisce... la furia  dentro i miei capelli! Io debbo andarmene... Addio...
(Muore).
UNA Datemi quello specchio.
(Una donna le porge lo specchio: ella lo accosta alle labbra di LADY CATHLEEN, in mezzo al generale silenzio).
 morta!
UN CONTADINO  morto il pi puro giglio della terra.
ALTRO CONTADINO  morta la pi bella fra le stelle.
UNA VECCHIA CONTADINA La piccola pianticella che io amavo si  spezzata.
ALEEL (strappa lo specchio dalle mani di UNA e lo getta al suolo). E io t'infrango, vetro maledetto, che specchiavi il bel viso che ora non  pi. E schiantati tu pure o mio triste cuore, poich colei che con la sua dolente parola aveva fatto di te il pi vitale spirito, ora s' dileguata e t'ha lasciato qui, solo, pugno di ardente cenere. E tu, orgogliosa terra, e tu mare schiumoso, scomparite! Voi non udrete pi il balbetto dei suoi piccoli piedi, ma cadrete in balia della muggente guerra degli angeli e dei demoni.
(S' ritto in piedi, mentre quasi tutti intorno a lui sono prostrati. La scena si  fatta buia: a stento si discernono le forme).
E la maledizione sia su voi Destino, Tempo e Mutamento... Oh, presto verr la grande ora in cui tutto piomber capofitto, negli spazi senza fondo!
(Un lampo seguito da tuono).
UN CONTADINO Mettetelo ginocchioni, che la sua maledizione ci ha tirato addosso il lampo ed il tuono.
ALEEL L, nei grandi spazi, Angeli e Demoni han cominciato battaglia. Udite sui bronzei cimieri come le bronzee spade risuonano!
(Un lampo seguito da tuono).
Lass, una freccia scagliata da una fionda invisibile ha squarciata la fronte di Balor, e la nera turba dei demoni  fuggita via, come un tempo quando fuggiva Moitura(13).
(Ogni cosa  perduta nell'oscurit).
UN VECCHIO Con nostra vergogna e sgomento il furore dell'Onnipotente ha abbujato il mondo. Noi dobbiamo perire.
(D'improvviso l'oscurit  rotta da una luminosa visione. I contadini appaiono inginocchiati sopra di un balzo rupestre, mentre sopra e dietro di loro, s'aggirano procellosi e mutevoli vapori. Nell'alto, fra l'ombra e la luce, appare la schiera degli angeli armati. Portano armature vecchie e logore, impugnano spade fosche, sbreccate. Stanno l, ritti in ordine di combattimento e guardano in basso con facce accigliate. I contadini si prostrano).
ALEEL Non guardate gi alle socchiuse porte dell'Inferno, ma parlate parlate al mio spirito percosso dal Signore. Ditemi, ch' divenuto di colei che qui giace morta?
(Afferra uno degli angeli).
Parla tu, o pi non ti lascio tornare ai tuoi eterni splendori.
ANGELO Gran luce  dal cielo, gi le porte di perle sono spalancate. Ed Ella ha varcate le soglie della pace e Maria dal cuore sette volte trafitto l'ha baciata sulle labbra: la sua santa chioma s' effusa sul suo viso.
(ALEEL abbandona l'ANGELO e s'inginocchia).
UNA Dite a coloro che varcano lass le soglie della pace, ch'io vo' andarmene da colei che amo. Gli anni, simili a grandi e neri buoi che Iddio col suo pungolo si caccia avanti, camminano a gran passi sul mondo ed io son gi tutta calpestata e rotta dal loro passare.
(Un suono come di corni lontani sembra giungere dal cuore della Luce. La visione scompare e le sembianze dei contadini inginocchiati appaiono sempre pi indistinte, nell'oscurit).


 VISIONI DI MAGGIO
(THE LAND OF HEART' S DESIRE)
"O Rose, tout art sick"
William Blake.
A
FLORENCE FARR
INTERLOCUTORI
MARTINO BRUIN, marito di Brigida.
SHAWN BRUIN, figlio di Brigida e marito di Maria.
PADRE HART.
BRIGIDA BRUIN.
MARIA BRUIN.
UNA FATA BAMBINA.
La scena ha luogo nella baronia di Kilmacowen nella provincia di Sligo. I personaggi sono vestiti alla foggia di un secolo fa.
 SCENA UNICA
La cucina nella casa di MARTINO BRUIN. A sinistra un focolare e davanti a quello una tavola. Sullo sfondo una porta che riesce all'aperto, e un po' pi alla sinistra un uscio che mette in una stanza interiore. A destra un ampio desco, un banco con spalliera e una finestra sul cui davanzale  posato un boccale ripieno di pratoline selvatiche.
BRIGIDA Ecco,  bastato ch'io le dicessi d'andare a governare le bestie perch'essa tirasse fuori di sotto alla paglia del tetto quel vecchio libro. Guardate,  tutto il giorno che vi sta su chinata. Ah, Padre Hart, s'avesse dovuto lavorare come tutti fanno, mettersi in piedi sin dall'alba come me e rammendare e nettare, oppure trottar fuori per le notti tempestose come voi fate colla pisside e il pan benedetto sotto il braccio, gi ci avrebbe assordati con pianti e lamenti.
SHAWN Siete troppo cattiva con lei.
BRIGIDA Gi, il giovane se la fa col giovane.
MARTINO Spesso ella si bisticcia con mia moglie, ma adesso  troppo intenta alla lettura del suo vecchio libro... Via, non garriscila troppo. Trascorse le prime lune del matrimonio, vedrai, ti si metter gi cheta cheta come una veccia tra i rami d'un albero.
PADRE HART I loro cuori sono selvatici come quelli delle capinere, quando ancora non han fatto il nido.
BRIGIDA  una scioperata. Non volle mai saperne di badare alla zngola, mungere le vacche, ammannire la mensa.
PADRE HART Non sapevo leggesse libri. Che pu essere?
MARTINO Di preciso non so. Quel libro  stato nella paglia per quarant'anni, e mi diceva mio padre che l'aveva scritto il nonno e, scritto che l'ebbe, ammazz una giovenca rossa e lo rileg nella sua pelle... Ma venite in qua, Padre, colla vostra sedia. La cena  pronta... Per non gli port troppa fortuna, ve', che, a cagione di quel libro, gli si venne riempiendo casa di poeti vagabondi e di simil genia, e cos consum tutto il suo... Ecco qua il vino, Padre: il paniere del pane lo avete l accosto... (a MARIA) Ma tu, piccina, che ci trovi di interessante l dentro che lasci qui il tuo pane a sfreddare? Se io o mio padre avessimo passata la nostra vita a leggere o a scriver libri, mica saremmo in grado di lasciare a te e a Shawn una bella calzetta piena di monete d'oro e d'argento.
PADRE HART Figliola mia, non montarti il capo con pazze fantasie. Che leggi?
MARIA Leggo come la principessa Adene, figlia del Re d'Irlanda, un giorno ud una voce che cantava la Veglia del Maggio, com' quella che oggi si celebra, e, mezz'assonnata, mezza desta, la segu, finch si trov nel paese dei Buoni Spiriti dove non s'invecchia n si diventa burberi e devoti, dove non ci sono n i furbi n gli accorti n le male lingue. Ed ora essa  laggi, beata del suo soggiorno, che si svaga a danzare per le rugiadose ombre dei boschi o a salire fin l dove le stelle passeggiano sulla vetta dei monti,
MARTINO Padre, diteglielo voi di tralasciare quel libro. Mio nonno, vedete, ciancierebbe appunto a quel modo, ed egli era uomo da non distinguere una torre da un campanile. Mi rivolgo al vostro senno.
PADRE HART Riponi il libro, piccina. Iddio, simili a grandi ali, dispiega i cieli su noi e ci provvede di un piccolo cerchio di opere e di giorni; ma poi vengono i malvagi angeli e ci tendono calappi e ci adescano colle lucenti speranze e coi grevi sogni, finch il cuore si parte, orgoglioso e festante, dalla pace di Dio. E fu uno di quei malvagi angeli che adesc il cuore d'Adene col suo canto malioso. Io, altre fanciulle ho conosciute al pari di te capricciose e scontente, ma gli anni passarono ed esse divennero simili ai loro parenti, e se ne stavano paghe al governo de' bimbi, al lavoro della zngola e a ciarlare di nozze e di veglie. Cos  fatta la vita: sorge essa da una vampa di sogni, poi s'accheta nel placido lume delle ore comuni, finch vecchiaia sopraggiunge, apportatrice di rosse vampe ancora.
SHAWN Non biasimatela, Padre. Maria  assai desolata quand'io son fuori al lavoro dei campi, e la lingua della madre le sarebbe troppo dura a sopportare s'ella non trovasse conforto in qualche sua fantasia. Ecco, siamo ancora alla Veglia di Maggio e i Buoni Spiriti sono tutti in faccende. Maria, le hai tu le primule da spargere dinanzi alla porta per far loro la via d'oro a che ci rechino la buona ventura in casa? Ricordati che calato il crepuscolo, essi possono rapire le spose novelle.
(Maria va alla finestra, prende i fiori dal boccale e li sparge fuori, oltre la soglia).
PADRE HART Fai bene figliola, perocch Dio conferisce gran potere ai Buoni Spiriti durante la Veglia di Maggio.
SHAWN I Buoni Spiriti possono far qualsiasi incanto con le primule: "tramutarle in monete d'oro o in fiammelle da bruciare chi gli fa qualche malestro.
MARIA (con voce estatica). Non appena li ebbi gittati presso la porta che il vento urlando se li port via. E una bambina venne correndo nel vento e li raccolse e teneramente li accarezzava. Era vestita di verde, i suoi capelli erano fulvi come l'oro, il suo viso era pallido come l'acqua prima dell'alba.
PADRE HART Di chi pu essere questa bambina?
MARTINO Ma di nessuno... Alle volte ella sogna che qualcuno le vien presso e non  che una folata di vento.
MARIA I Buoni spiriti non portano fortuna alla casa poich hanno disperso le primule. Ma io vo' essere cortese con loro; non sono essi figli di Dio come noi?
PADRE HART Figli del demonio, figliuola, e il loro bieco potere durer fin quando Iddio li combatter in aperta battaglia e li far a pezzi.
MARIA Forse invece sorrider, Padre; e aperta la gran porta chiamer dentro tutti i leggiadri e tutti i buoni spiriti.
PADRE HART Ma quando la porta la vedessero quegli angeli maledetti sbito sarebbero subissati gi dall'eterna pace: e quand'essi vorranno picchiare alla nostra, chi li seguir, sar travolto nella medesima ruina.
(Si bussa. MARIA va ad aprire, poi ritorna al desco, riempie una ciotola di latte, la porge attraverso la porta e la ritira vuota).
MARIA Una bizzarra vecchietta, con un mantello verde,  venuta a chiedere una ciotola di latte.
BRIGIDA Gli Spiriti domandano latte e fuoco... Sventura alla casa che ne d; la terranno in malefizio per tutto un anno... Finirai col portarci disgrazia tu.
MARTINO E chi era?
MARIA Bizzarri aveva il viso e la parola.
MARTINO Scesero forastieri la settimana scorsa a Clover Hill. Sar di quelli.
BRIGIDA Ho paura...
MARTINO Il Prete ci scongiurer ogni malanno dalla casa.
PADRE HART Finch la croce pender di lass, state tranquilli, nulla avete a temere.
MARTINO Vien qua piccina, siedi accanto a me e scaccia queste inquiete fantasie. Vedi, io vorrei che tu illuminassi i miei ultimi giorni come una sfavillante torcia di pino. Quando poi sar morto tu diverrai la pi ricca del contado, perch, sappi, nascosta l dove niun possa scovarla, tengo in serbo per te una calzetta piena di monete d'oro e d'argento.
BRIGIDA Eh, basta ch'ei veda un bel viso... Ed io potrei star qui mill'anni ad assaettarmi che tanto la moglie di mio figlio sempre se n'andrebbe attorno col capo rinchiccolito di fronzoli.
MARTINO E smettila di borbottare... In fondo  una buona e schietta ragazza... (al PADRE HART) Il burro lo avete l, Padre Hart... Ma dimmi un po', figliola, forse che la sorte non ci  stata benigna a me e alla vecchia Brigida? S'ha un cento acri di buona terra, si  qui al foco, l'uno accanto all'altro, col nostro buon parroco e il nostro figliolo; si sta a tavola, si beve del buon vino, si guarda il fumo che scodinzola su dalla torba accesa, ci si sente il cuore pieno di pace e di saggezza... E non  questo il meglio della vita? Un tempo, da giovani, s'amava pur noi di battere vie nuove, ma coll'andar degli anni abbiamo scoperto che la miglior via  ancora l'antica, quella dell'affetto e della cura de' figlioli. Ma, ahim, la scopriamo proprio in punto di dar addio alla sorte, al tempo e alle vicende.
(Si bussa ancora alla porta. MARIA l'apre, poi prende su dal fuoco una zolletta di torba accesa e la passa attraverso alla porta, richiude, e resta l, in piedi, contro lo stipite).
MARIA Un bizzarro vecchietto con un mantello verde ha chiesto un po' di foco per la sua pipa.
BRIGIDA Hai dato latte e foco e ci hai portato per casa il malanno!
SHAWN Buona, madre.
MARTINO Troppo la tormenti.
MARIA (scattando). E che importa se ho dato in potere agli Spiriti questa casa dove non odo che cattive parole?... Venite, venite, Buoni Spiriti, portatemi via da questa casa uggiosa, ridatemi la libert che ho perduta... Via da questo mondo... Cavalcare io voglio sopra i venti con voi, volare sulle schiume selvagge, danzare sulle montagne simile a una fiamma.
PADRE HART Che intende dire con quelle parole?
MARIA Padre, quattro linguaggi ho in odio sopra ogni cosa: il liguaggio dell'astuto e del savio, il linguaggio del bigotto e dell'austero, la lingua che  pi amara dell'onda e l'amabile linguaggio pieno di tanto torpido amore, il linguaggio della mia schiavit.
(SHAWN va verso di lei e la conduce al sedile).
SHAWN Maria, non sei corrucciata con me, non  vero?... Quante notti io vegliai pensando alla tua anima gi cos piena di tormento... Quanto sei bella! Come ampi e scuri s'incarnano i tuoi sopracigli sotto la fiorente nube dei capelli... Siedi, siedi qui accanto a me. Costoro son troppo vecchi per comprenderti, hanno scordato d'esser stati giovani.
MARIA Oh, Shawn, tu sei la colonna di questa casa, ed io il tenero viburno che sta aggrappato alla tua forza.
SHAWN Iddio volle che il mondo fosse mio per darlo a te con tutte le sue ebbrezze e i suoi dolori, con l'inebbriante respiro delle sue selve e de' suoi mari.
MARIA Ed io questo mondo vorrei prenderlo e frantumarlo con le mie mani e poi veder te che sorridi alla sua rovina...
SHAWN Ma io vorrei foggiartene uno di foco e rugiada dove non fossero n i devoti n i maligni e niuna vecchiaia che t'abbia ad attediare; poi vorrei riempire la gran pace del cielo con infiniti lumi accesi sull'altare della tua bellezza.
MARIA I tuoi sguardi Shawn, ecco tutta la mia luce.
SHAWN Un tempo, una mosca danzando in un raggio di sole o un vento sottile spirando dall'alba, t'empiva il cuore di sogni misteriosi. Ma ora l'indissolubile sacramento ha confuso il tuo cuore s altero col mio caldo cuore per sempre. E il sole e la luna potranno inabbissare e il cielo torcersi sul nostro capo, che ancora e sempre il tuo candido spirito vivrebbe mescolato col mio.
(Una voce canta in lontananza).
MARIA Ascolta, ascolta, qualcosa mi chiama... Oh, tiemmi stretta, Shawn, perch io dico male cose stanotte... Vidi una bimba dai capelli fulvi come l'oro e bramai danzare sopra i venti con lei...
LA VOCE LONTANA:
Dalle porte del giorno soffia il vento,
il vento spira sul cuor desolato,
e il cuor desolato gi tutto s' spento,
giungono le Fate al solitario prato.
I lattei piedi in agili danze,
le bianche braccia, festose, scuotono,
e molli venti ridono intorno
tutt'inneggiando al beato soggiorno
dove vecchiaia  lieta di speranze.
Ma i canneti, l, con folle tremore,
fra loro han sussurrato:
"Ecco, i venti han cantato
e riso e tripudiato,
ma vanito  per sempre
il torbido mio cuore".
MARTINO  una bambina. Andr a prenderla, a toglierla dal freddo.
(Apre la porta. Una FANCIULLINA vestita di verde pallido dai capelli fulvi, entra).
LA FANCIULLINA Sono stanca del vento, dell'acqua e della pallida luce.
MARTINO Benvenuta, piccina, fa freddo l fuori. Chi potrebbe sopportare tal freddo alla vigilia di Maggio?
LA FANCIULLINA E quando sar stanca anche di questa casa, c' qui qualcuno che dovr venir via con me, andare l dove i venti, le stelle e le pure correnti celebrano sotto il sole una festa perenne.
MARTINO O senti che strano discorso... Qua al foco, piccina.
LA FANCIULLINA Mi sieder sulle tue ginocchia... Son venuta correndo fin dal paese dove nascono i venti. Sono stanca, vorrei riposare.
(Balza a sedere sulle ginocchia del vecchio).
BRIGIDA Come sei graziosa...
MARTINO I tuoi capelli son tutti molli di rugiada.
BRIGIDA Ti scalder io i piedini freddolosi (prende i piedi di lei nelle mani).
MARTINO Devi venire da ben lungi tu, che il tuo bel visino non l'ho visto mai da queste parti... Avrai fame. Qui c' pane e vino.
LA FANCIULLINA Il vino  amaro. Vecchia mamma, non hai una bevanda pi dolce da darmi?
BRIGIDA Ho del miele (va nella camera attigua).
MARTINO Cara bambina... Madre era di malumore avanti che tu entrassi.
(BRIGIDA ritorna col miele, va al desco e riempie una ciotola di latte).
BRIGIDA Che mani bianche e che bel vestito hai... T'ho recato latte fresco, ma attendi che te lo metto al foco e te lo scaldo... Le cose di noi, povera gente, non si confanno a una bimba di splendidi natali qual tu sei.
LA FANCIULLINA Comare mia, appena l'alba verdeggia pei cieli tu sei in piedi a rattizzare il tuo foco, e la sera poi ti trova intenta ad ammannire la mensa. Giovent pu starsene a letto a sognare e sperare... Ma tu ti travagli perch il tuo cuore  vecchio.
BRIGIDA La giovent  scioperata.
LA FANCIULLINA Compare, tu sei saggio e tutti gli anni ti si stipano nel cuore a sussurrarti le passate maraviglie. Giovent sospira dietro sogni e speranze. Ma tu sei saggio perch il tuo cuore  vecchio.
MARTINO O chi direbbe che una bimba cos tenera avesse ad amare la vecchiaia e la saggezza?
(BRIGIDA le porge ancora del latte e del miele).
LA FANCIULLINA Non pi, madre... Calzami piuttosto ch'io voglio danzare. Danzano l'onde e i canneti del lago di Coolaney, e anch'io voglio danzare con loro finch saranno addormentati.
(BRIGIDA l'ha calzata, la FANCIULLINA salta dalle ginocchia del vecchio e si accinge a danzare, ma improvvisamente d un grido e si copre gli occhi con le mani).
LA FANCIULLINA Che  quella brutta cosa l, sulla nera croce?
PADRE HART Uh, parolaccia...  il nostro Signore benedetto.
LA FANCIULLINA Portatelo via.
BRIGIDA Gesummaria!
LA FANCIULLINA Portatelo via.
MARTINO Ma sarebbe un'iniquit.
BRIGIDA Un sacrilegio.
LA FANCIULLINA Che straziata sembianza... Portatelo via.
MARTINO Colpa dei suoi genitori che l'hanno allevata senza fede.
PADRE HART  il figlio di Dio.
LA FANCIULLINA (gettandogli le braccia al collo e baciandolo). Portalo via! Portalo via!
MARTINO No, no.
PADRE HART Giacch sei una bambina cos tenera ed ignara, andr a prenderlo gi, ecco.
LA FANCIULLINA Portalo via, nascondilo alla mia vista, toglilo dinnanzi a me.
(PADRE HART stacca dalla parete il Crocifisso).
PADRE HART E poich sei entrata nella nostra baronia, ti voglio istruire sulla nostra fede benedetta: mi sembri una bimba intelligente, imparerai presto. (Agli altri). S'ha da essere indulgenti coi teneri germogli. (Va a deporre il Crocifisso nella stanza attigua).
LA FANCIULLINA Questo terreno ben spianato mi invita alla danza. Danzer.
Soffia il vento sul labile canneto
il vento spira sul cuor desolato...
(Danza imitando, nell'ondeggiare le canne).
MARIA (a Shawn). Or ora, quand'ella mi s'appress, mi parve udire altri piccoli passi trasvolare sul terreno... Una fievole musica passava nel vento e invisibili flauti segnavano il ritmo alla sua danza...
SHAWN Io non udii altri passi che i suoi.
MARIA Bada alla porta che ora i profani spiriti son tutti scatenati!
LA FANCIULLINA (a Maria). D, mi vuoi bene tu?
MARIA Non so.
LA FANCIULLINA Eh, tu vuoi bene lo so, a quel grande omaccione che pendeva lass... Eppure, se tu mi amassi, ti farei cavalcare sui venti con me, volare sulle schiume selvagge, danzare sulle montagne simile a una fiamma.
MARIA Regina degli Angeli e voi Santi benedetti, proteggetemi... Qui accadono cose tremende. Il vento, urlando, ha disperse le primule ed ella venne ed io le porsi latte e foco, ed ella entr e ci fece nascondere il Crocefisso benedetto...
PADRE HART Quello che ti sgomenta  il suo strano parlare. Ma essa non ne conosce altri. (Alla FANCIULLINA). Quanti anni hai, bambina.
LA FANCIULLINA Quando profondo  il sonno dell'inverno, i miei capelli si fan radi, i miei piedi volubili. Ma quando le foglie si destano dal loro sopore, mia madre mi porta attorno nelle sue braccia d'oro. Presto sar donna e vorr maritarmi cogli spiriti del bosco e dell'acque. Ma chi pu dire quando io nacqui la prima volta? Credo di essere pi antica di quell'orogallo di Ballingawoley ch' la pi vecchia creatura che sia sotto la luna.
PADRE HART  del popolo degli Spiriti!
LA FANCIULLINA S, sono figlia di Brig... Mandai messaggeri per latte e foco poi udii una che mi chiamava, e qua venni.
(Tutti, tranne MARIA, si stringono intorno al prete per invocarne protezione. MARIA rimane l sul suo sedile, sbigottita, terrorizzata. La FANCIULLINA va alla finestra, toglie le pratoline dal boccale e comincia a spargerle sul tratto di suolo che  fra lei e il prete e intorno a MARIA. Durante il dialogo che segue, SHAWN tenta pi volte varcare il lembo della fiorita, ma ogni volta  ricacciato indietro verso gli altri, paurosamente).
PADRE HART Voglio affrontare da solo questo spirito immondo!
(Gli altri gli si aggrappano e lo trattengono).
LA FANCIULLINA (spargendo al suolo le pratoline). Niuno che abbia cuore greve d'umane lacrime, potr oltrepassare queste piccole fiaccole del bosco.
PADRE HART Non temete, Dio  con noi e sono con noi le nove Gerarchie Angeliche e i Santi Martiri e gl'Innocenti e Colui che mor e rinacque al terzo d, e Colei dal cuore sette volte trafitto.
(La FANCIULLINA ha finito di spargere le pratoline, salta, ginocchioni, sul sedile accanto a MARIA e le butta le braccia al collo).
PADRE HART Figlia, figlia, invoca gli Angeli e i Santi!
LA FANCIULLINA Tu verrai con me, non  vero, o sposa novella? Noi andremo a contemplare le Beate falangi e vedremo la bianchibraccia Nuala ed Engus Re degli alati e Feacra dalle tumultuose spume(14), e conosceremo il loro bel Regno d'Amore. L non declina la bellezza n i fiumi decrescono; ma la Saggezza  gioia e il Tempo un canto senza fine. Ecco, io ti bacio, e, guarda, gi il mondo comincia a dileguare ai tuoi sguardi.
PADRE HART Figlia, ti richiamo alla tua casa, all'amore...
LA FANCIULLINA Non ascoltarlo o sposa novella, che se tu lo ascolti diventerai simile alle altre: porterai figliuoli, dovrai schiumare le pentole, travagliare alla zngola, e infine, vecchia e linguacciuta, te ne starai l a guardare le stelle che impallidiscono sul tuo capo come le tue giovani speranze.
PADRE HART Figlia, ti addito la via del cielo...
LA FANCIULLINA Io soltanto posso guidarti o sposa novella l dove non s'invecchia n si diventa devoti o austeri, dove non s'invecchia n si diventa male lingue, dove le pure favelle non inducono in schiavit ma le divine luci che vi splendono ci fanno vivere in perfetto ardore di verit. Vieni, raggiungiamole, cantando, sopra valli e colline.
PADRE HART Nel nome del Crocifisso, Maria Bruin, vieni a me.
LA FANCIULLINA Ed io ti tengo in nome del tuo stesso cuore.
(Lascia il sedile, prende su una manciata di primule e le bacia).
Grande  il nostro potere stanotte, dacch egli ha staccato il Crocifisso. Ecco, i miei fratelli invisibili ora riempiono la vostra casa... Odo il suono dei loro passi. Oh, fra poco si spargeranno pel mondo a governare tutti i cuori degli uomini e le loro contrade. Gi, la notte passata danzarono allegramente intorno al campanile della parrocchia. (A MARIA). Vieni con me; gl'invisibili fratelli mi comandano di partire.
PADRE HART Vo a riprendere il Crocifisso!
(Sbigottiti, gli altri gli si serrano attorno e gli impediscono di muoversi.
BRIGIDA Se ci andate i fiori stregati v'uccideranno!
MARTINO Gli spiriti li mutano in fiamme guizzanti...
SHAWN Fiamme, fiamme che rompono su dal cuore.
LA FANCIULLINA Lontano sento i miei fratelli che gridano: "O sposa novella, vieni ai boschi, alle acque, alla pallida luce".
MARIA Eccomi, son con te.
PADRE HART  perduta.
LA FANCIULLINA (di sulla porta). Bada, ogni mortale speranza deve caderti dal cuore, per che noi che cavalchiamo sui venti e voliamo sulle onde e danziamo sulle montagne simili a fiamme, siamo pi leggeri delle gocce di rugiada al sorgere dell'alba.
MARIA Prendimi, prendimi con te...
(SHAWN le si avvicina).
SHAWN O amor mio, non lasciarmi... Ricordati di quando t'incontrai la prima volta presso alla sorgente, e presi le tue mani nelle mie e ti parlai d'amore.
MARIA Caro volto... Cara voce...
LA FANCIULLINA Vieni o sposa novella.
MARIA Shawn, io sempre t'ho amato, eppure... Eppure...
(Cade nelle sue braccia).
LA FANCIULLINA (dalla porta), Vieni con me rossignolo, vieni con me, stelluccia d'argento.
MARIA Mi chiama! Mi vuole!
LA FANCIULLINA Vieni con me, rossignolo dal ciuffetto d'oro.
MARIA L udr canti, intreccer belle danze...
SHAWN Maria!...
MARIA Oh, Shawn, non posso restare, non posso...
LA FANCIULLINA Vieni, stelluccia d'argento...
(MARIA si divincola e spasima).
SHAWN Maria! Maria!
LA FANCIULLINA Vieni... vieni... vieni...
(MARIA stramazza al suolo. La FANCIULLINA dilegua, come in sogno. SHAWN si china per abbracciare la morta).
BRIGIDA Scostati da lei. Il corpo e l'anima sono dipartiti. Tu abbracci un putrido ammasso di foglie.


SULL'ACQUE TENEBROSE.
(THE SHADOWY WATERS)
A
LADY GREGORY
INTERLOCUTORI
FORGAEL.
AIBRIC.
DECTORA.
ALCUNI MARINAI.
 SCENA UNICA
Sul ponte di un'antica nave corsara. A destra l'albero maestro con una vela ampia, quadrata, d'un colore fosco di rame che nasconde gran parte di cielo e di mare da quella parte. A sinistra la barra del timone che esce da un'apertura della balaustra. Dietro, la poppa che si eleva a parecchi piedi sopra il ponte col suo sterno inarcato dalla estremit del quale pende una lanterna che spande sul ponte una luce verdognola. Mare e cielo intorno, sono fusi in una gran tenebra. I personaggi sono vestiti di turchino e di verde, e poco si muovono. Alcuni marinai se ne stanno accovacciati presso la vela. FORGAEL  disteso e addormentato, AIBRIC in piedi presso la barra del timone, sull'alta poppa.
PRIMO MARINAIO Da gran tempo, da troppo tempo, Forgael ci va trascinando attraverso le solitudini del gran mare.
SECONDO MARINAIO In queste otto settimane non s' incontrato n un vascello da predare n una spiaggia o un'isola da saccheggiare e da correre.  ben duro davvero, coll'et che mi sopravviene, ch'io non abbia a farmi qualche bella ladreria che mi consenta di vivere in pace e onestamente sino al termine della mia vita.
PRIMO MARINAIO E siam fuori sino dalla luna nova... Ma il peggio si  la furfantina che si batte su questo vascello: i barili son vti e la mia gola  omai tutta una grinza pel grande asciutto; e non c' che acqua da innaffiarla.
FORGAEL (nel sonno) L... L... quei capelli color della fiamma...
PRIMO MARINAIO Ascolta... Egli invoca qualcuno nel sonno.
FORGAEL (c. s.)
Quella pallida fronte, quei capelli
color di fiamma...
PRIMO MARINAIO  oppresso da qualche sogno insano, ma, credimi, non pi insano de' pensieri ch'egli ha pel capo quando  sveglio. Non  il primo che abbia perduto il cervello dietro agli spettri e alle fantasie.
SECONDO MARINAIO E questo  il suo male.
PRIMO MARINAIO Ti ricordi di quella galera che abbiamo colato a fondo a luna piena?
SECONDO MARINAIO Mi ricordo. Quella notte fummo colti dalla bonaccia, ed egli stette l a suonare quella sua vecchia arpa finch la luna fu tutta tramontata.
PRIMO MARINAIO Io dormivo l, presso le balaustre, e quando mi svegliai al suono dell'arpa, un mutamento s'era fatto alla mia vista, s che potei vedere cose di molto strane. I morti erano ancora galleggianti sul mare, intorno a noi, e sembrava che l'anima esalata da ognun d'essi avesse preso figura d'uccello dal capo d'uomo. E grigi erano codesti uccelli e s'alzarono di colpo, poi, gridando con voci simili alle nostre, volarono verso l'Ovest. E volando cantavano parole come queste: "Gioie oltre misura! felicit ai paesi dell'Ovest(15)".
SECONDO MARINAIO So bene ci ch'essi volevano. Mia madre novellava sovente di questi uccelli. Li mandano a noi gli Eterni Vegliatori perch conducano i mortali ad un paese dove son donne rilucenti che non gittano ombra, avendo vissuto prima della creazione della terra. Ma davvero ch'io non ho in animo di seguirli.
PRIMO MARINAIO Son quelli uccellacci che lo tengono in loro potere e se lo van trascinando su e gi pel mare e noi con lui.
SECONDO MARINAIO Suvvia, dunque, strisciamogli presso e trucidiamolo nel sonno.
PRIMO MARINAIO Eh, se non fosse pel timore che ho della sua arpa, gi da pezzo te lo avrei bell'e spacciato. Dicono che quando suona l'arpa egli tiene in malia tutti quanti l'ascoltano... chi l'ascolta diventa folle come lui.
PRIMO MARINAIO Ma ora come potrebbe arpeggiare addormentato com'?
SECONDO MARINAIO E nostro capitano chi vorr essere? Chi ci mostrer la rotta fra il Bear e il Polestar? Chi ci riconduce a casa?
PRIMO MARINAIO Ci pensava pur io. Occorre aver Aibric dalla nostra. Egli conosce le costellazioni quanto Forgael. Ha mano animosa, ben temprata alla spada (a AIBRIC). Aibric, sii tu nostro capitano. Vogliam finirla una buona volta con Forgael, avanti che si svegli. Vedrai, a cosa fatta, tutti saran contenti. Unisciti a noi, Aibric, e avrai soldo e profitti di capitano.
AIBRIC Zitti, che avete la paga da Forgael.
PRIMO MARINAIO E fu meschina davvero quest'anno... Pure non oseremmo ribellarci a lui s'egli ci avesse portati, come egli ci promise, per mari battuti da navigli. Che tale era il patto fra noi. Che  questo andare attorno scorazzando senza manco aver la ventura di baciare pi donne e trincare pi vino di quello che il pi minchione degli uomini pu fare in tutto il tempo della sua vita? Sarai buon capitano come lui, Aibric, se vorrai unirti a noi.
AIBRIC E vi pensate ch'io mi voglia unire
a forche come voi, e trucidare
chi maestro mi fu fin dall'infanzia?
Mai m'unir a una genia par vostra.
PRIMO MARINAIO (accennando a FORGAEL che si sveglia). Vedi? Tu l'hai destato (al SECONDO MARINAIO). Ma vien via. Meglio ce la battiamo, ora che abbiamo fallito il colpo.
(Escono).
FORGAEL Passarono gli stormi? Nel mio sonno
udii la vostra voce ed altre insieme.
AIBRIC Nulla ho udito passare.
FORGAEL Sei ben certo?
Mai dal mio sonno mi sono destato,
e temo che fuggiti essi mi sieno,
essi che sono i miei soli piloti.
AIBRIC T'han reso folleggiante i tuoi uccelli
e intanto poco fa, i marinai
tramavano d'ucciderti. Fantasime
son queste che t'assordano l'orecchie
e t'adescano a morte.
FORGAELNo. Promisero.
AIBRIC So le promesse, tutto m'hai narrato.
Voglion condurti a una folle passione
ad uno strano amore ignoto al mondo,
a un'immortale donna che ti pensi
ch'ombra non gitti non essendo in terra.
Follie! Volta il naviglio e torna in patria
e sii compagno d'una donna lieta,
e pago al queto vivere del mondo
e i vani sogni scaccia. E ricco il mondo
in donne belle da piacere a tutti...
FORGAEL Ma chi possiede il lor futile amore
ama in ansiosa e labile speranza
e carnal tenerezza, e sente che anche
la volutt che, nell'imaginare,
credea datrice d'ogni bella pace,
altro non  che una coppa di vino
tosto gustata e sbito finita.
AIBRIC Ma tutti che amano, tengono amando
questa maniera. Che altra non ve n'.
FORGAEL Eppur non mai due amanti si baciarono
che non imaginassero taluno
l presso a spiarli e che non ritrovandolo,
quasi lo rimpiangessero.
AIBRIC Quand'essi
han vent'anni,... ma nell'et matura,
si baciano perch il baciarsi  bello
e d passata ai sogni.
FORGAEL Non un sogno,
ma realt  quella che, velata
lampada, anzi qual sole, la passione
ci foggia. Cosa per la quale assetano
le mille labbra al mondo, ha pur da essere
in qualche luogo sostanziale cosa.
AIBRIC Dicon che i Druidi siffatte fiabe
vadano mormorando, al ridestarsi
dalle lor estasi. Ma tale regno
d'amor che tu ricerchi, i morti soli
sapranno ove si giaccia, o alcun di quelli
che mai non vissero, non un mortale.
FORGAEL Ebbene io solo, io solo tra i viventi
sapr scoprire questo occulto regno.
AIBRIC E cercalo nel mondo, in mezzo agli uomini,
o salta in mare e termina un viaggio
che non ha fine.
FORGAEL Non posso risponderti.
Nulla di schietto intorno a me discerno.
Tutto  mistero. Eppur dentro al mio capo,
una torcia talvolta mi sfavilla
che ogni cosa m'illumina e rischiara.
Ma poi che dileguata  quella luce,
scorgo soltanto analogie, imagini,
il pane mistico, il sacrato vino
la rossa rosa al cuore della Croce(16)
e corpi ed anime e sonni e vigilie
e morti e vite e tutti gli altri simboli
gli antichi allegoristi rivelarono
veggo mischiati in una gioia sola.
Ma se la torcia  accesa, l'Impossibile
si fa Certo ed io piombo nell'abisso.
(Entrano i MARINAI).
PRIMO MARINAIO Guardate l, nella nebbia... una nave carica di spezie.
SECONDO MARINAIO Manco ce ne saremmo avveduti se non fosse stato il profumo ch'essa spande: ambragrigia, legno di sandalo e tutte le erbe che le streghe recano dai paesi del sole.
FORGAEL (strappando la barra del timone dalle mani di AIBRIC). Gl'Immortali hanno tenuto il patto! Pagano a contanti, essi...
AIBRIC (ai MARINAI). Prendete quella fune e agguantate la nave, che noi intanto v'entreremo a far bottino.
PRIMO MARINAIO Sul ponte c' un re e una regina! Se c' donna ci sar gente.
AIBRIC Parla basso che t'odono.
PRIMO MARINAIO Non m'odono, son troppo intenti a farsi moine. Guarda, egli si  abbassato e l'ha baciata sulle labbra.
SECONDO MARINAIO Anche noi s'ha a bordo certi bei fusti d'uomini che mica le dovrebbero spiacere.
PRIMO MARINAIO Temo sar pi stizzosa d'un gatto selvatico. Gi queste regine tengono pi alle ricchezze e ai gran nomi che ai bracci validi e ai corpi robusti.
AIBRIC Avventatevi su loro e sgominate la ciurma mentre  addormentata.
(I MARINAI e AIBRIC scompaiono. S'ode un cozzar di spade e voci confuse dall'altro vascello che non si scorge per via della vela).
FORGAEL (che  rimasto al timone, levando, inebriato, il viso verso il cielo dove gli par di veder passare gli stormi che lo guideranno al paese dell'amore).
Eccoli! Eccoli! Sono giunti alfine!
Smerghi! Gabbiani! Alcioni! Procellarie!
Han capi d'uomini e di donne belle...
Alcun poco si librano sull'albero,
aspettando i compagni, e come giungono,
ad uno ad uno, a coppie, a quattro insieme,
si avventeranno sull'occulta via.
Ed ora con un moto repentino,
fuggono, roteando, all'altro lato,
e vie pi alti nell'aria risalgono,
s'avventano, e sul volo del compagno
il compagno trascorre. E ognuno d'essi
la cara innamorata sua persegue
per l'alte solitudini dov'errano
come per prati vividi d'aurora.
Ma perch ora s'indugian? Sopra l'albero
perch van, senza posa, roteando?
Ecco, ora guardan gi, e parleranno
di me che gl'Immortali alla memoria
loro richiamano, e di quella donna
ch' al termine del mondo e non d ombra,
tutta celeste. Ben io odo il messaggio,
misteriose parole essi mi gittano.
Mi grida ecco l'un di essi: "Amore ed odio..."
Ma prima che finisca la sentenza,
un altro l'interrompe con un strido:
"Da amore ed odio e fuor di sonno e veglia".
E un altro grido a quel tosto si mischia:
"Che mai possiamo far che labili ombre
altro non siamo?" Qui tutto  mistero,
ed io di fulgida luce son ebbro.
Ma perch in alto volan sopra l'albero?
Perch non trascorrete al vostro bene?...
(Ricompaiono i MARINAI. Hanno con loro DECTORA.  vestita di pallido verde. Reca indosso vezzi di rame e in capo una corona pure di rame. I suoi capelli sono di un rosso scuro).
FORGAEL (fissandola).
Perch mi state innanzi e mi guardate?
Non siete il cuor del mondo, voi. Oh, no!
Non  questo l'indizio dello stormo.
Non siete il cuor del mondo. I denti miei
li ho nel mondo, ma non vi ho morso ancora.
DECTORA Sono regina, e soddisfacimento
domando di coloro che il marito
m'uccisero e su me poser le mani.
FORGAEL Io le speranze ho poste sopra d'una
che non d ombra. E voi donde venite?
Chi vi condusse qui? E gittate ombra?
Rispondetemi.
DECTORA Il nembo che sconvolse
la nave mia ed affond i tesori
di nove regni conquistati, e me
per mio eterno cordoglio, qua cacci,
sommergermi doveva. Ma ancor viva
essendo, a voi legittimo castigo
domando per coloro che le mani
levaron su di lui.
FORGAEL Quelli che tutta
posseggon la saggezza della vita,
e tutte le divinatorie imagini
di fosco oro foggiate che all'occulte
tombe rapirono, questo professano:
che disegni di re e di regine
altro non son che polve di farfalla.
DECTORA Vorrei saper se mi vendicherete.
Che? Mi volete schiava? Son Regina.
FORGAEL Ed ancorch siate la pi bella,
quasi mi piacerebbe di lasciarvi.
Ma s'anco vi tornassi sulla nave
vostra, con marinai giurati, e alzaste
le vele pel ritorno, un'improvviso
vento ed un'onda ismisurata tanto
da infracidare e spegnere le stelle,
ancora s'alzerebber contro voi,
e ancora e sempre quella vostra nave
percoterebbe nella mia e voi
com'ora, ritta, innanzi, mi stareste,
sopra il ponte.
DECTORA L'errar per cupi mari
e l'ululo del vento e delle acque
v'hanno uscito di senno?
FORGAEL Non son pazzo,
Regina.
DECTORA Eppur di venti che m'assalgono
e di flutti m'andate ragionando.
FORGAEL Non son pazzo, che udito non avrei
i messaggi che quei pi vivi della luna,
Eterni Vegliatori mi mandarono,
nella pi cheta notte che mai fosse.
DECTORA Vi disser essi di tenermi schiava?
FORGAEL S voi che io siam presi in una rete.
Ch'Essi strapparono dal sonno i venti
e qua li trassero, e a me promisero
ch'avrei amato come gl'Immortali.
Ed anche questa antica arpa mi diedero,
di nove toni, pi forte del sole
e della luna e della tremolante
rete di stelle, s che mai niun possa
strapparvi dal mio seno.
(DECTORA indietreggia fino all'albero dov' l'arpa, poi d in un gran riso).
DECTORA Per un tratto
quel vostro delirare d'un messaggio
e d'un arpa pi forte delle stelle
m'han turbata. Ma son follie le vostre!
Chi forzer la figlia e la nipote
d'un re ad essergli druda?
FORGAEL No, no, prima
che m'abbiano le vostre labbra
diletto vostro nominato, no,
non io le bacer.
DECTORA Marito e re,
mi fur morti davanti, trucidati,
e parlate d'amore?
FORGAEL In questi mari
infrante son le regole del tempo,
e quel ch'oggi si fa non ha valore
domani.
DECTORAVi comprendo. Possedete
una bieca arte druidica rapita
alle gelate femmine del mare,
una magia ad evocare i demoni,
finch la bocca mia vi renda bacio
per bacio.
FORGAEL La vostra anima dovr
baciarmi.
DECTORA Non vi temo. Finch  fune
da farne un laccio o flutto ove m'affoghi
non vi temo. Guardatemi ben fisso,
e conoscete come sia intrepida.
FORGAEL Come vorrete. Che n voi n io
giammai potremo rompere le maglie
della gran rete che ci ravviluppa.
DECTORA Al mondo nulla merita paura.
(Passa accanto a FORGAEL e si sofferma a fissarlo in viso).
Ed a pensarlo ci ho le mie ragioni.
(Improvvisamente corre verso la parte pi elevata della poppa, e di lass volgendosi a FORGAEL).
Folle, folle! Ch in volto mi fissaste
e non m'avete letto il mio proposito!...
Sparir prima che una man mi sfiori.
FORGAEL (incrociando le braccia al petto).
Le mie son tranquille... Ci posseggono
gl'Immortali, Regina... Fate ci
che v'aggrada, che tanto liberarvi
dall'aurea rete che ci stringe, pi
non v' dato.
PRIMO MARINAIO (accorrendo). No, non vi gettate di sotto, regina... Perdonateci, piuttosto, e noi vi ricondurremo a casa vostra sulla vostra nave, e la finiremo una buona volta con quest'uomo che ci mena tutti a morte.
DECTORA Ve lo prometto.
PRIMO MARINAIO (ai compagni).  tempo. Su, aggrediamolo!...
AIBRIC Ed io
un colpo vo' assestargli che per sempre
gli ricacci la voglia di sognare!
(AIBRIC si avanza su FORGAEL con la spada levata. FORGAEL prende in mano l'arpa).
PRIMO MARINAIO No, nessun altro lo colpir!
DECTORA D nove spade con l'impugnatura,
in corno di rinoceronte, al primo
di voi che a morte un colpo gli dar!
PRIMO MARINAIO Io, io vo' rebbiarlo pel primo...
(Ritorna su FORGAEL con la spada, minacciando. L'arpa comincia a mandare un fioco splendore. La scena s' fatta cos buia che non vi si scerne che quella sola luce).
PRIMO MARINAIO (si ritrae tutto rannicchiato). Ha strappato gi dai cieli la luna e la vien trascinando fra noi...
SECONDO MARINAIO Un sacro foco sfavilla fra le gemme dell'arpa!...
PRIMO MARINAIO E ci vorr bruciare tutti fino alla midolla!
DECTORA Una galera d'or carca di frutti
ch'hanno l'odor violento del vin novo
dar a colui che a morte lo colpisca!
PRIMO MARINAIO Io, io vo' colpire pel primo.
SECONDO MARINAIO No, io, io...
GLI ALTRI (restringendosi addosso a FORGAEL). Io! Io! Io!
(FORGAEL tocca l'arpa. Una pausa. Tutti i MARINAI piombano in un sogno farnetico).
PRIMO MARINAIO S... S... cos dicevano, che c'era un morto sull'altro vascello e che noi dobbiamo andare a svegliarlo.
DECTORA Ha scatenate le malie druidiche,
e v'affonda nei sogni!
PRIMO MARINAIO E come potremo noi alzare i nostri lamenti se non sappiamo con qual nome chiamarlo?
SECONDO MARINAIO Montiamo sull'altra nave. Al momento buono il nome verr. Tutto quello ch'io so  ch'egli  morto da mill'anni e ancora non s' svegliato.
PRIMO MARINAIO E come faremo a svegliarlo se non abbiamo cervogia?
SECONDO MARINAIO Ah, ah, io lo vidi a bordo un otre pieno di cervogia!
PRIMO MARINAIO Andiamo a prendere la cervogia. Un otre di cervogia bruna e uno di cervogia bianca.
SECONDO MARINAIO (cantando). Cervogia bruna! Cervogia bianca!
TUTTI (cantando). Cervogia bruna! Cervogia bianca! Bianca e bruna la cervogia!
(Scompaiono verso il fondo della scena).
DECTORA M'assistete
O Dei, che sulla mia gente, ecco, io giuro.
(AIBRIC s'alza dal suolo dove era caduto e comincia a cercare, come in sogno, la spada).
AIBRIC Dov' la spada che di man mi cadde?
(Va, trasognato, per raccogliere la spada ma DECTORA d'un balzo l'afferra prima ch'egli l'abbia raggiunta).
PRIMO MARINAIO (dall'altro vascello gridando). Venite, Aibric, venite qui e diteci chi  costui che noi abbiamo svegliato.
AIBRIC (farneticante).
Qual nome ha il morto re? Arturo o Britain?
No, no, Arturo no. Ora ricordo.
Si chiamava Jollan dall'armi d'oro
e il cuor s'ebbe spezzato, dacch in empie
incantagioni la regina sua
avea perduta. E non  fiaba questa.
Ucciso, ucciso fu. O! O! O! O!
Ucciso fu Jollan dall'armi d'oro!
(Mentr'egli parla e durante alcune battute seguenti giunge il canto de' MARINAI dall'altro vascello. DECTORA s'avventa su FORGAEL con la spada levata).
DECTORA Io spezzer i vostri sortilegi!
(FORGAEL muta di tono. DECTORA indietreggia, abbassa la spada e la lascia cadere. Gradatamente ella pure apparir come posseduta e soggiogata dell'incantesimo musicale di FORGAEL. Con gesti lenti, estatici si scioglie le chiome, si toglie dal capo la corona e la depone sul ponte. La sua voce si  fatta languida, sommessa come voce di sogno).
La spada ha da giacere al fianco suo
dentro la tomba, che sempre compagna
su ogni campo gli fu. Ed io vo' sciogliermi
i capelli e le mie mani strazare
e gemer su di lui amaramente,
poich ho udito dire che giocondo
e prode egli era, avea occhi marini
e a nudi piedi rapido correva,
e ch'egli  morto or son mill'anni, ohim!
(FORGAEL muta di tono).
No, no, non  cos. Ben lo conobbi.
Mentre l'udiva ridere, ai miei piedi
cadeva, trucidato. Ohim! Ohim!
Jollan dall'armi d'oro ed io t'amava...
L'amava?... Che  che mi fa dir codesto?
Cos l'arpeggiator m'aveva suaso
con l'arte sua... Eppure questo  il vero.
Ma perch si gittaron su di lui,
e con le spade percotean nell'elmo?
FORGAEL (Uscendo dal viluppo dell'ombre e mostrandosi a lei).
Non mi riconoscete, lady? Io sono,
io sono quegli che voi lacrimate.
DECTORA (Lo fissa sbigottita per un istante, poi rompe in un lamento).
No, ch'egli  morto. O! O! Ohim! Ohim!
FORGAEL Questo s' fatto credere, ma pure
vi prover che quei seppellitori,
in un vaneggiamento serotino,
soltanto l'armi mie han seppellito,
l'armi mie d'oro. E voi ponete orecchio
al flebile-argentino arpeggiamento
e la mia faccia allora e la mia voce
rammenterete, che sull'arpa mia
gi vi cantai di questo, per mill'anni
e voi quel canto l'avete ascoltato.
(Si leva di balzo scorgendo lo stormo degli uccelli passare nell'aria. L'arpa gli  scivolata di mano e, cadendo,  rimasta appoggiata contro la balaustra, dietro di lui).
A che gridate, in alto, sopra l'albero?...
Se motteggio, rampogna od irrisione
 il vostro strido, che all'amor destata
io abbia costei con la mia magica arte,
io, io ben vi risponder. Poich
guidato fui dai Sogni e dalle Voci,
degl'Immortali limpidi messaggi,
lealmente oprai. E ch'altro far potea
che obbedire?
DECTORA (Lo contempla a lungo come trasfigurata, poi scoppia in un folle riso).
Gran meraviglia io provo
a vedere colui che amaramente
pianger doveva  qui vivo e reale.
FORGAEL (sempre rivolto verso gli stormi).
No, no, selvaggio stormo, il grido tuo
non  contro di me. Oh, tu scorgesti
le radiose corone degli Spiriti,
e pura gioia  il fremito dell'ali,
e cantico di nozze il rugugliare
tuo, a distesa. Che se, invece, intendi
garrirmi per le subdole mie arti,
dico che niun di voi tenne in amore
via diversa: che lusinga e insidia
son l'armi a vincer d'amor la donna,
a suo dispetto. Nella guerra amore
si forma e l'odio lo rafforza. O invece
volete dire che naturalmente
ella fu spinta a me dal suo destino?
(Turbato si volge a lei e china il capo fra le mani).
DECTORA Perch volgete e celate quel viso
ch'io per sempre rimirar vorrei?
FORGAEL L'angoscia mia...
DECTORA Non v'ho forse amato
per mill'anni?
FORGAEL Non sono, no, non sono
Jollan dall'armi d'oro... V'ho ingannata.
DECTORA Non v'intendo. M' noto il vostro viso
meglio delle man mie.
FORGAEL V'ho ingannata,
Regina, oltre ogni dire, v'ho ingannata.
DECTORA E non  vero che ora fan mill'anni
voi nasceste in un'isola ove i figli
d'Engus intrecciano beate danze
alla luna ventosa? E che laggi
voi mi ricondurrete?
FORGAEL V'ho tradita
Regina, v'ho tradita ignobilmente.
DECTORA Come pu essere? Ancorch lo sguardo
vi sfavilli d'amore, forse un'altra
vanta su voi intero il suo diritto
ed io mezzo soltanto?
FORGAEL Oh, no.
DECTORA Se fosse,
e se fosse pi di cos le cento
volte, che importa? Non vo' darmi cura
di codesto. Ma non parlate adesso.
FORGAEL Regina, un cos gran torto v'ho fatto
che castigo non v'ha che pur l'adegui.
DECTORA E che importa? Che importa ora che il mio
corpo  rinato all'estasi del sogno,
e tu nel cuore e nella fantasia
mi stai confitto come un carbon vivo?
Se le cose pi strane e favolose
fossero vere, se ne' tuoi incanti
tutta tu m'hai involta, che m'importa?
Pi non parlare che sapere io voglio
che ieri e non quest'oggi io t'abbia amato.
Ma tu piangi, e perch?
FORGAEL Piango perch
pei poveri occhi tuoi altro non ho
che un mar deserto e che una nave infranta.
DECTORA Oh, leva gli occhi tuoi sul viso mio...
FORGAEL Piango perch t' sopra ignuda notte
e non un tetto tutt'avorio e d'oro.
DECTORA Ed io d'un tetto tutt'avorio e d'oro
sarei gelosa, e l'auree colonne
subisserei, che nulla al mondo io voglio
tranne l'innamorato mio. E giorno
e notte dileguassero vorrei,
e tutto e tutto che non sia il dolce
congiungimento delle nostre labbra.
FORGAEL Ma a che tu guardi nella nuda notte?
L'onda o la luna son le mie rivali?
DECTORA Nella luna m'affiso o mio diletto
e gran desio mi prende di ghermirla
ed impastar e rifoggiar suo oro
s da prtela in capo qual corona.
Ma adesso  il tuo pensiero che divaga.
Perch guardi sul mare? Non sai tu
che gran colpa commette l'amatore,
per un istante sol che divagare
lasci i pensieri suoi?
(Egli s'incammina, ella lo segue. Egli guarda sul mare, adombrandosi gli occhi con la mano).
DECTORA Che v'? Che guardi?
FORGAEL Guarda lass una nuvola che striscia
sul disco della luna.
DECTORA  un grande stormo
d'uccelli cinerini che trasmigrano
verso levante.
(La scena si oscura, ma un raggio di luce percote sulle figure).
FORGAEL Ascolta! Ascolta!
DECTORA Che 
se non un lieve gorgheggo d'uccelli?
FORGAEL S, ma se porgi pi attento orecchio,
con voci umane l'un l'altro chiamarsi
li udrai.
DECTORA Ecco, la nuvola nasconde
la luna e stridono gli uccelli, ed io
ch'altro far se non rabbrividire?
FORGAEL Roteavan poco fa, alti, sull'albero.
Ma or ch'hanno rintracciato il lor cammino,
noi dobbiamo seguirli, ch'essi soli
sono i nostri piloti. Ascolta come
gridano. Li odi tu? "C' una contrada
al termine del mondo, ove non nasce
fanciullo men mortale della luna".
(I MARINAI entrano con AIBRIC. Recano torce).
AIBRIC Abbiam poste le mani su un tesoro
che non s' visto mai l'uguale!  piena
la stiva. Cofani colmi di spezie
preziose, eburnei simulacri ch'hanno
ametiste negli occhi e gran dragoni
con occhi di rubino. Risfavilla
tutta la nave come una retata
d'aringhe. Su torniamo in patria, Forgael,
e godiamoci in pace un tal bottino.
Non hai trovata la tua regina?
Che ancor domandi al mare? Che vi cerchi?
FORGAEL Non posso. Andare io debbo sino al fine.
Quanto a costei mi seguir, cred'io.
AIBRIC Que' tuoi Eterni Vegliatori pazzo
t'han reso, Forgael... No, chi ti ridusse
a tale fu costei nel suo desio
di vendetta.
DECTORA Ma una felicit
ei m'ha promessa inaudita, eterna.
AIBRIC Polvere e sogno e il nulla spaventoso
d'un paese di morte! Su parlategli,
persuadetelo a voltare la prua
verso la patria. Ch'egli a morte certa
vuol trascinarvi.
DECTORA Dimmi,  questo il vero,
Forgael?
FORGAEL Di certo non lo so. Soltanto
io so che son essi i nostri piloti
e dobbiamo seguirli.
AIBRIC Ombre! Illusioni!
DECTORA Oh, portami ad un placido paese,
a una mite dimora; tutto quanto
pu dar la vita, non l'abbiamo noi,
avendo il nostro amor?
FORGAEL Come potrei
posare, adesso che ascoltato ho il canto
dei messaggeri e de' piloti?
DECTORA Forgael,
non siam com'essi, alteri e imperituri,
n soli e alati.
FORGAEL Il nostro amor sar
simile al loro quando avremo assunta
la loro non mutabile sembianza.
DECTORA Forgael, son donna e a ogni respiro io muoio.
AIBRIC (ai MARINAI).
Suvvia, all'altra nave, che parole
pi qui non giovan. Vi raggiunger
e taglier le funi. Ma vo' prima
dare un addio a questo mentecatto
che n io n niun altro giammai,
pi in volto scorger.
(I MARINAI escono, lasciando una torcia entro la custodia della balaustra).
FORGAEL (a DECTORA)
Va pur con loro,
ch ti saran compagni ed alla patria
ti sapran ricondurre.
AIBRIC (stringendo la mano a FORGAEL).
Lo far
s'ella vorr.
DECTORA Prendete quella spada
e tagliate le funi, che restare
io vo' con Forgael, sola.
AIBRIC Addio! Addio!
(Esce. La luce lunare si fa pi intesa).
DECTORA (accorrendo alla balaustra).
Ecco, la spada  fitta nella gmena,
ecco, gi l'ha tagliata, ed essa cade
in mare e si contorce fra le spume.
O antico verme o stolido serpente
che al tristo mondo ci tenevi avvinti,
alfin tu sei infranto. E tutto il mondo
ecco scompare, ed io qua mi giaccio
sola, col mio diletto. Ed ei non pi,
non pi potr dagli occhi suoi staccarmi...
Soli, soli per sempre! Ed io sorrido
o Forgael, che giammai ti sar dato
distaccarmi da te, giammai, giammai...
Guarda, la bruma tutti ricoverse
i cieli e noi siam soli o mio diletto.
Curvati o Re, ch'io voglio incoronarti.
O Fior tra i rami, o tra le foglie Sole,
Delizia mia, vivido Ruscello
che m'hai conteso alla trista corrente,
o Stella del mattino tremolante
come bianca cervetta nell'azzurro,
o innamorato mio, mio diletto,
t'inginocchia, ch'io possa ricoprirti
dei miei capelli. Oh, presto i nostri sguardi
finiran di posarsi sopra il mondo!...
(L'arpa comincia a mandare un lampeggiamento come di foco).
FORGAEL(raccogliendosi intorno i capelli di DECTORA).
O amata mia, poi che nella rete
del sogno tutti ci siamo ravvolti
e ben fitte stringemmo le sue maglie,
noi saremo immortali. Oh verr giorno
giorno verr che quell'antica mia arpa,
verso i fuggenti stormi un suo canto
vibrando, narrer che solo il sogno
sfior con lievi dita le sue corde.


 LA POVERELLA.
(CATHLEEN NI HOULIHAN)(17)
INTERLOCUTORI
PIETRO GILLANE.
MICHELE GILLANE.
PATRIZIO GILLANE, ragazzo di dodici anni, fratello di Michele.
BRIGIDA GILLANE, moglie di Pietro.
DELIA CAHEL, fidanzata di Michele.
LA POVERELLA.
 SCENA UNICA
L'interno di un cottage a Killala, verso il 1798.
(BRIGIDA, presso la tavola  intenta a sciogliere un fardello. PIETRO  seduto in un canto del focolare, PATRIZIO nell'altro).
PIETRO Che  questo voco?
PATRIZIO Non sento nulla... (Tende l'orecchio). Ah, s, ora lo sento pur io. Sembrano applausi. (Va alla finestra e guarda fuori). O bella, si sente il chiasso e non si scorge anima viva.
PIETRO Uhm, qualche subbuglio...
PATRIZIO No, oggi non  giorno da subbugli. Ha da essere laggi in citt che si fa questo chiasso.
BRIGIDA Ma saran de' ragazzi che fanno agli sport. Vien qua, Pietro, vien qua e dai un'occhiata a questi panni da nozze del nostro Michele.
PIETRO (Si trascina con la scranna fin presso la tavola). Splendidi davvero.
BRIGIDA Eh, tu non ce n'avevi panni cos belli quando mi togliesti per moglie, Pietro, manco ci avevi il vestito delle feste.
PIETRO Gi. Ma si , vecchia mia, che non ci s'immaginava d'aver un giorno un figliuolo che doveva poi indossare abiti di questo calibro alle sue nozze, ed essere un s buon partito per una ragazza.
PATRIZIO (ch' rimasto alla finestra). C' una povera vecchia che scende per il sentiero. Che venga da noi?
BRIGIDA Qualche conoscente, di certo, che vorr sentire nuove delle nozze di Michele. Puoi capire chi ?
PATRIZIO All'aspetto, mi pare una forastiera. No, non viene da noi. Ecco, ha svoltato gi pel vicolo che mena allo spiazzato dove Martino e suo figlio stan tosando le pecore. (Si volge verso BRIGIDA). Ti rammenti, mamma, di quello che ci raccontava, la scorsa notte, Vittorio del Crocicchio, di una forastiera che la si vede comparire in paese ognivolta che c' per aria qualche disordine o qualche guerra.
BRIGIDA Non c'importunare colle tue panzane... Va, va piuttosto ad aprir a tuo fratello. Mi par d'udire il suo passo per la strada.
PIETRO Spero che Michele avr portato con s la dote di Delia: perch non vorrei che quella gente l avesse a disdire il patto di nozze, ch ce n' voluto, ve', per farglielo stringere...
(PATRIZIO apre l'uscio e MICHELE entra).
BRIGIDA Che ti ha trattenuto, Michele? Da tanto noi si sta qui, alla finestra, sperando vederti arrivare.
MICHELE Ho dovuto passare dal parroco e raccomandargli si tenga pronto per le nostre nozze di domani.
BRIGIDA Diss'egli nulla?
MICHELE Disse ch' un'assai bello maritaggio il nostro, e ch'egli non fu mai cos contento come d'unire in nozze due come me e Delia Cahel.
PIETRO E la dote, Michele, l'hai portata con te?
MICHELE Eccola.
(Depone una borsa sulla tavola poi se ne va presso al camino e rimane appoggiato contro lo stipite. BRIGIDA che sino allora non aveva fatto che badare all'abito di suo figlio, sfilando le cuciture, provando la resistenza della federa delle tasche, etc., depone i panni sulla dispensa).
PIETRO (prende in mano la borsa e ne versa fuori le monete). Davvero, Michele, che ti ho saputo combinare un buon contratto. Il vecchio Giovanni Cahel e' voleva ritenersi, per un po' di tempo ancora, una parte del convenuto. "Lasciatemene in mano almeno la met, fintantoch non sia venuto al mondo il primo figliuolo" dice quello. "No, Giovanni caro" ribatto io "l'intera somma delle cento sterline dev'essere nelle mani di Michele avanti ch'ei si porti in casa la vostra figliuola". La moglie ci mise una paroletta e l'affare fu concluso.
BRIGIDA Ti garba, eh, Pietro, a maneggiare quattrini...
PIETRO Se mi garba. Avrei voluto pur io aver la fortuna di beccarmi cento sterline o anche venti soltanto, colla mogliera che mi son tolto.
BRIGIDA Va l, se ti ho portato poco, poco ci ho guadagnato anch'io. Dimmi un po', che ci avevi tu il giorno ch'io ti sposai? Quattro o cinque gallinelle e te che gli davi da mangiare, due o tre montoncini e te che li menavi al mercato di Ballina. (Risentita, d un colpo sulla tavola col boccale che ha in mano). Ma se io non ti portai dote, si  che la dote me la trassi fuori dalle mie ossa, e ti partorii il bambino, questo nostro Michele che ora se ne sta l come un re seduto sopra un mucchio di covoni, mentr'io invece v a zappar le patate nell'orto e non chiedo mai nulla di nulla, se non di lavorare.
PIETRO Vero. (Leva le braccia come per tentare di rabbonirla).
BRIGIDA Va, va, lasciami sola adesso, che ho da approntare la casa per quella che ci verr a stare.
PIETRO Vedi, moglie mia, tu sei la migliore pasta di donna di tutta l'Irlanda, ma il danaro  pure una buona cosa. (comincia a rimestar le monete, poi si siede). Mai pi i' mi credeva di veder tanta grazia di Dio fra le mie quattro mura... Di gran belle cose noi possiamo fare con questo danaro. Intanto piglieremo quei dieci acri di terra che ci son rimasti in corpo dalla morte di Jamsie Dempsey e li provvederemo di bestiame. E il bestiame lo andremo a comperare in sul mercato di Ballina. D, Michele, e non ti domand niente la Delia per suo proprio consumo?
MICHELE No, niente. Non s'interessa, pare, di queste cose, manco ci fa caso.
BRIGIDA E non  da stupire. O perch dovrebbe badare a simili inezie quando ha te da tener d'occhio, un giovinottone bello e galante par tuo. Pu chiamarsi fortunata ve' di sposarti, Michele. Ragazzo di giudizio qual sei, tu saprai far buon uso del danaro e non darvi fondo o scialacquarlo in trincamenti come fanno tanti altri.
PIETRO Il nostro Michele avr l'occhio non tanto alla dote, quanto alla donna che gliel'ha portata; vero, Michele?
MICHELE (avanzandosi verso la tavola). Eccovi dunque accontentati. Da tanto voi la desideravi una donnina di garbo che vi facesse buona compagnia, che vi accompagnasse nelle passeggiate... La dote poco dura, ma la donna ce l'abbiamo per tutta la vita.
PATRIZIO (volgendosi dalla finestra). In citt si tornano ad udire gli schiamazzi. Forse hanno sbarcati i cavalli che son giunti da Enniscrone. E fanno un po' di chiasso perch gli stanno abbeverando alla fontana.
MICHELE Cavalli? Che vuoi che sien venuti a fare co' cavalli? Non ci son mercati, oggi, nelle vicinanze. Va, Patrizio, corri alla citt e vedi di che si tratta.
PATRIZIO (apre la porta, fa per uscire ma si sofferma un istante sulla soglia). Credete che si ricorder la Delia di portarmi quel cuccioletto ch'ella mi promise quando fosse entrata nella nostra casa?
MICHELE Certo che s. Vai, spicciati.
(PATRIZIO esce).
PIETRO Ora dovrebb'esser la volta di Patrizio: s'ha da cercargli una dote anche per lui. Ma non sar cosa tanto facile questa volta. Patrizio ancora non ha un mestiere.
BRIGIDA Ci ho pensato pur io. Adesso che le cose le son ben avviate con noi, coi Cahel da una parte, gente che n'hanno autorit per tutto il circondario e all'occasione ci potranno giovare, e con la Delia che ci ha lo zio prete, cosicch il nostro Patrizio lo si potrebbe mettere in sulla carriera ecclesiastica, lui cos buonino ai suoi libri...
PIETRO Eh, d tempo al tempo... Sempre ti frullano pel capo de' progetti!
BRIGIDA S'avr bene di che dar da studiare al nostro bimbo, e non lasciarlo a zonzo per le strade, come un ragazzaccio che viva di limosina.
MICHELE Ma laggi non la smettono di gridacchiare.
(Va alla porta, vi si trattiene per un istante e guarda fuori facendosi sollecchio con la mano agli occhi).
BRIGIDA Vedi qualcosa?
MICHELE C' una vecchia che vien su per il sentiero.
BRIGIDA E chi sar? Forse la forastiera che ha veduto Patrizio?
MICHELE Non credo sia delle nostre vicine... Ma non mi riesce di scorgerla in viso: ha il mantello tirato fin sugli occhi.
BRIGIDA Forse una povera che ha udito di tue nozze, Michele, e viene a chiedere la sua parte di limosina.
PIETRO Meglio, allora, che nasconda il danaro. Non  prudenza lasciarlo cos in vista de' forastieri.
(Va ad un grosso forziere ch' in un canto delle stanza, vi depone la borsa, poi rinchiude e armeggia lungamente con la serratura).
MICHELE Babbo, eccola, viene da noi.
(Una VECCHIA passa lentamente davanti alla finestra, e d un'occhiata lunga a MICHELE).
MICHELE A dir la verit, poco mi garba di veder forastieri per casa, la notte prima delle mie nozze.
BRIGIDA Aprile, Michele, non farla attendere, poveretta.
(La POVERELLA entra; MICHELE si ritrae per lasciarla passare).
LA POVERELLA Dio vi benedica.
PIETRO E benedica voi, comare.
LA POVERELLA Bell'alloggio che avete qui.
PIETRO E siatevi la benvenuta, comare.
BRIGIDA Andatevi pure a sedere al foco, riposatevi.
LA POVERELLA (sedendo al foco e scaldandosi le mani). Fuori fa un ventaccio....
(MICHELE, presso la porta, la osserva attentamente).
PIETRO Avete fatto un lungo cammino quest'oggi?
LA POVERELLA S, un lungo, un lungo cammino. Pochi hanno camminato quanto me, e molti furono quelli che mi hanno negato un po' d'ospitalit. E v'era uno fra costoro che aveva forti figli, credevo fossero miei amici, ma, com'io giunsi, essi si misero a tosare le loro pecore e non mi davano ascolto.
PIETRO Triste davvero che uno non s'abbia ad avere un proprio tetto!
LA POVERELLA Tempo n' passato dimolto dal giorno in cui ho cominciato ad errare per il mondo.
BRIGIDA  strano che non vi siate logorata con tutto il vagabondare che avete fatto.
LA POVERELLA Talvolta i miei piedi sono stanchi e le mie mani quiete, ma la quiete non  no, dentro il mio cuore. Quando la gente mi vede cos tranquilla pensa che la vecchiaia mi abbia sopraggiunta e che ogni inquietudine sia dipartita da me. Ma d'un tratto l'angoscia e il tumulto vengono sopra di me e allora io mi levo e vo a parlare ai miei amici.
BRIGIDA Che  che vi ha ridotta ad errare a questo modo?
LA POVERELLA C'erano troppi stranieri in casa mia.
BRIGIDA Infatti il vostro aspetto  come d'una che ha avuto la sua parte di malanni.
LA POVERELLA S di gran patimenti ho sofferto.
BRIGIDA E che  che vi ha fatto soffrire?
LA POVERELLA La mia terra che mi  stata rubata.
PIETRO Era molta la terra che vi  stata rubata?
LA POVERELLA I miei quattro bei campi verdeggianti(18).
PIETRO (a parte a BRIGIDA). Che sia la vedova Casey, che tempo fa venne sfrattata dal suo possesso a Kilglass?
BRIGIDA No, no. La vedova Casey, l'ho vista una volta al mercato,  un bel tocco di donna fresca e prosperosa.
PIETRO (alla POVERELLA). Avete udito un gridio quando venivate su per la salita?
LA POVERELLA L'ho udito. E mi pareva di risentire quel clamore di festa quando i miei amici venivano a trovarmi.
(Comincia a canticchiare, come fra s medesima).
Alzer gran pianti e gemiti
poich morto  Donough dai capelli d'oro,
aveva per cravatta una corda di canape
e un bianco cencio sopra il capo.
MICHELE (facendosi avanti dalla porta). Cosa cantate, comare?
LA POVERELLA Canto di un uomo ch'io un tempo conobbi e che aveva capelli color dell'oro e si chiamava Donough e fu impiccato a Galway.
(Riprende a cantare con voce pi forte)
Mi par di vederlo ad arare il suo campo,
rovesciando su di un lato la rossa zolla
e fabbricando il suo granaio in vetta alla collina
coi ben cementati e costrutti macigni.
Oh! fosse ci avvenuto in Enniscrone
sarebbero stati abbattuti i patiboli!
MICHELE E perch fu tratto a morte?
LA POVERELLA Per amor mio. Molti morirono per amor mio.
PIETRO (a BRIGIDA). Poveretta, le sofferenze l'hanno uscita di senno.
MICHELE Da molto tempo  stata composta la vostra canzone? Colui che andate cantando  morto da un pezzo?
LA POVERELLA Da poco, figliolo, da poco... Ma altri, vedi, morirono per amor mio, e gran tempo prima di lui.
MICHELE E codesti morti, comare, erano tutti di vostra gente?
LA POVERELLA Vieni qua, siedi accanto a me, e ti parler un poco di loro. (MICHELE siede al focolare, presso di lei). C'era un uom fulvo della schiatta degli O' Donell, al nord, e un uomo della schiatta degli O' Sullivan(19), al sud, e c'era pure un Brian(20) che perd la vita a Clontarf presso il mare, e molti uomini nei paesi dell'occidente, e alcuni di essi morirono cent'anni or sono e altri moriranno domani.
MICHELE E gli uomini che moriranno domani appartengono tutti alle contrade dell'ovest?
LA POVERELLA Vieni vicino, vieni vicino...
BRIGIDA (a PIETRO). O che ti pensi; ch'ella faccia da senno? Mi ha tutta l'aria di una che ha smarrita la ragione.
PIETRO Ella non sa quello che si dice; colle privazioni, coi travagli che deve aver sofferto...
BRIGIDA Poveretta, vogliamo esserle un po' di conforto?
PIETRO Dlle da assaggiare un po' di latte con un po' di focaccia.
BRIGIDA E se le aggiungessimo qualcosellina, tanto per rimetterla in careggiata? Un soldo o anche uno scellino, con tutto quel ben di Dio che s'ha ora per casa, mica ci rovinerebbe.
PIETRO (diffidente). Per se ce lo risparmiamo non avremo da invidiarglielo poi. Scialando a questo modo tutto il fatto nostro...
BRIGIDA Vergognati Pietro a ragionare cos... Suvvia, dlle sbito uno scellino o, vedrai, la nostra buona stella ci abbandoner.
(PIETRO va al forziere e ne toglie uno scellino).
BRIGIDA (alla POVERELLA). Lo volete un po' di latte, comare?
PIETRO (le offre lo scellino). Tenete.
LA POVERELLA Non  di questo che abbisogno. Danaro non mi giova.
PIETRO E che desiderate allora?
LA POVERELLA Se veramente c' qualcuno che vuol recarmi soccorso, m'ha da offrire s stesso.
(PIETRO ritorna alla tavola dando un'occhiata di traverso al suo scellino, poi si mette a discorrere a bassa voce con BRIGIDA).
MICHELE E non avete nessuno che si prenda cura di voi, alla vostra et?
LA POVERELLA Nessuno. Con tanti uomini che mi hanno portato amore, la mia casa  rimasta vota, il mio letto deserto.
MICHELE E camminate sempre cos, sola, per le strade?
LA POVERELLA Ho con me i miei pensieri, ho le mie speranze.
MICHELE E quali sono le vostre speranze, comare?
LA POVERELLA La speranza di riavere i miei campi verdeggianti, la speranza di cacciar di casa mia gli stranieri.
MICHELE E come farete?
LA POVERELLA Ho amici fedeli che m'assisteranno. Ecco, ora stanno raccogliendosi per venire in mio soccorso. Non ho timore. Se oggi sono umiliati, risorgeranno domani. Ora s'avvicinano, sono incamminati verso di me ed io debbo recarmi a dar loro il benvenuto. Raduner i miei vicini e ci recheremo insieme a salutarli.
MICHELE Ed io verr con voi.
BRIGIDA Michele, Michele, non i suoi amici devi recarti a salutare, ma la ragazza che sta per giungere, colei che sta per entrare nella nostra casa. Su, dunque, fa di mettere insieme un po' di roba, da bere, da mangiare; perch colei che qui verr, di certo non ci verr a mani asciutte. (alla POVERELLA). Comare, forse voi non lo sapete, mio figlio va a nozze domani.
LA POVERELLA No, non  un uomo che va a nozze quello che io cerco, quello che mi soccorrer.
PIETRO (a BRIGIDA). Ma, infine, che ti par egli? Chi sia costei?
BRIGIDA Comare, ancora non ci avete detto come vi chiamate.
LA POVERELLA Alcuni mi chiamano La Poverella, ed altri mi chiamano Cathleen la figlia di Houlihan.
PIETRO Io conobbi pure un tale che portava questo nome. Ma chi diamine poteva essere? Dev'essere uno ch'io conobbi quand'ero bimbo. No, no. Ora rammento. Questo nome l'ho udito in una canzone.
LA POVERELLA (soffermata in sulla soglia). E vi stupite che vi fossero canzoni scritte in mio onore? Molte canzoni furono scritte per me. Una l'ascoltai stamani che passava nel vento.
(Canta).
Non alzate di grandi lamenti
quando le fosse si scaveranno domani.
Non chiamate accompagnatori dalle candide ciarpe
a seppellimenti che si faranno domani.(21)
Non imbandite le mense per chiamare stranieri
alle veglie che saranno domani.
Danaro non date ai pregatori
per i morti che domani morranno.
MICHELE Non lo comprendo il senso di questa canzone... Ma, ditemi, che cosa posso io fare per voi?
PIETRO Michele?... Vien qua.
MICHELE Zitto, babbo, ascoltala, ascoltala...
LA POVERELLA Quelli che mi soccorrono assumono un assai duro compito. Molti che ora hanno gote purpuree, avranno un giorno gote emaciate; molti ch'eran liberi di passeggiare per le piaggie, per le colline, per le chiane(22) natie, saran cacciati su vie aspre, sassose, in lontane contrade; molti buoni disegni saranno infranti; molti che han fatto danaro non ne potranno far uso; e molti bambini nasceranno che al loro battesimo non avran padri che gli metta un nome. Quelli che hanno gote purpuree avranno gote emaciate per mia cagione, e con tutto ci parr loro di esser stati ben pagati.
(La POVERELLA se ne va. Poi si ode lontano la sua voce che ripiglia il canto).
Saranno rammentati per sempre
e vivi per sempre saranno
e per sempre parleranno
e la gente per sempre li udr(23).
BRIGIDA (a PIETRO, additandogli MICHELE che se ne sta ritto, estatico sulla soglia a guardare LA POVERELLA che si allontana). Guardalo, Pietro, guardalo!... Ha lo sguardo di un dissennato. (alzando la voce). Michele, vien qua, e d un'occhiata ai tuoi panni da nozze. Cos belli e splendidi che sono! E faresti bene Michele, a provarteli. Sarebbe un gran guaio non t'avessero ad andar bene. I monelli ti darebbero baia. Su prendili e va nella stanza di l ad accomodarteli.
(Gli pone i vestiti sulle braccia).
MICHELE (trasognato). Di quali nozze mi stai tu parlando, mamma? che vestiti ho io da indossare?
BRIGIDA Ma il vestito Michele, il vestito che ti dovrai mettere domani, quando andrai a nozze con Delia Cahel.
MICHELE M'era uscito di mente...
(Guarda i vestiti, poi s'incammina verso l'altra stanza, ma riudendo pi vicine le grida di gioia, s'arresta e sta in ascolto).
PIETRO Il frastuono si fa pi vicino... Che diamine accade?
(Entra la folla de' vicini e de' parenti. PATRIZIO e DELIA sono con loro).
PATRIZIO Son giunte delle navi nella Baja. I Francesi sono sbarcati a Killala(24).
(PIETRO si toglie la pipa dai denti e si leva il cappello e resta l come impietrito. I panni da nozze scivolano gi dalle braccia di MICHELE).
DELIA Michele! (MICHELE pare non s'accorga di lei). Michele! (si volge). E mi guardi cos, come una straniera?
PATRIZIO (dalla porta). I ragazzi corrono gi per la china! Vanno incontro ai Francesi!
DELIA Tu non andrai incontro ai Francesi, non  vero, Michele?
BRIGIDA (a PIETRO). Diglielo anche tu di non andare, Pietro.
PIETRO Fiato gittato. O non t'accorgi che non ode pi nulla di quello che gli si dice?
BRIGIDA Prova, vedi, persuadilo...
DELIA Michele! Michele! Tu non mi lascerai, non  vero? Non andrai laggi coi Francesi, ora che ci dobbiamo sposare...
(Gli circonda il collo con le braccia. MICHELE si volge verso di lei come fosse per cedere).
LA VOCE DELLA POVERELLA (in lontananza).
Per sempre parleranno,
e la gente per sempre li udr...
(MICHELE si distacca rapido da DELIA, corre alla porta, vi si indugia un istante, poi s'avventa fuori inseguendo la voce della POVERELLA. BRIGIDA prende DELIA che piange silenziosamente, fra le sue braccia).
PIETRO (afferrando PATRIZIO per un braccio). Dimmi, hai tu veduto una vecchia che discendeva gi per il sentiero?
PATRIZIO No, ma ho veduto invece una giovane, e camminava come una regina.
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FINE.
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NOTE.
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(1) Mario Borsa - Il teatro inglese contemporaneo.
(2) Gods and Fighting Men e Cuchulain of Muirthemme - London, I. Murray.
(3) Quantunque questo grande mistico e visionario, precursore in poesia del romanticismo, e in pittura del preraffaelismo, sia nato in Londra nel 1857, pure la sua famiglia era irlandese. Noto di scorsa che anche lo Swift e il Goldsmith erano irlandesi.
(4) Vedasi su questa pleiade poetica: A Treasury of Irish Poetry - Stopford Brooke and Rolleston, Londra.
(5) Popolo guerriero dell'Irlanda primitiva, gaelica e pagana.
(6) Vedasi nei Debats del 19 aprile 1905 un giudizio di Augustin Filon su una di queste rappresentazioni, e nel Temps del 25 luglio 1904 un saggio di M. Walkley, l'eminente critico del Times.
(7) Assai numerosi sono i saggi apparsi sul teatro di Synge e di Lady Gregory. Chi s'appagasse di notizie brevi ma esaurienti legga il libro di Cornelius Weygandt "Irish Plays and Playwrights". Un eccellente articolo sull'arte del Synge scrisse il poeta Iohn Mesefield nel numero dell'aprile 1911 della Contemporary Review.
(8) La presente Bibliografia , per gran parte, ricavata dal volume di Allan Wade: A Bibliography of the writings of William Butler Yeats. The Shakespeare Head Press. Stradford-On-Avon, 1908.
(9) Demone dell'antica mitologia cristiana, gaelica.
(10) Altro demone.
(11) Trib di streghe che trassero a morte il re Cuchulain.
(12) Vedi Proemio.
(13) Luogo d'una battaglia dove venne debellata la trib dei Firbolgi, un ramo del grande albero celtico, che avea fondato sull'isola una prima forma di regno. Vedasi il bel saggio di Carlo Cattaneo: "Su la lingua e le leggi dei Celti".
(14) Divinit della mitologia gaelica.
(15) Il Connaugh, l'Ovest per eccellenza, l'Ultima Tule dell'Irlanda,  la pittoresca regione dove s' conservato pi schietto il sangue e l'idealismo celtico: il paese pi caro ai poeti e agli artisti, la cittadella del nazionalismo intellettuale irlandese.
(16) Il punto di congiunzione delle forze avverse, della natura mascolina colla femminina.
(17) In una sua lettera a Lady Gregory, l'autore, parlando della genesi e del significato di questo folk-drama, cos scrive: "Cathleen  l'Irlanda, l'Irlanda in onore della quale tante leggende e tante canzoni sono state composte, e per la cui redenzione tanti uomini perirono".
(18) Le quattro provincie dell'Irlanda: Leinster, Ulster, Connaugh e Munster.
(19) Gli O' Donell e gli O' Sullivan sono antichissime famiglie irlandesi di razza celtica.
(20) Re celtico e umanista che nel 1014 sgomin i Vikindi i quali si erano stabiliti in Irlanda, assai tempo prima vi si stabilissero i Franchi.
(21) Si riferisce al costume in uso nei contadi irlandesi di recare bianche ciarpe intorno al braccio quando si accompagna un morto al funerale.
(22) Nel testo: bog, terreno paludoso, torbiera, assai frequente nei paesi dell'Ovest.
(23) Tutti i canti su riferiti sono brani di canzoni gaeliche assai popolari nell'ovest d'Irlanda.
(24) Nella primavera del 1798, i Francesi, chiamati dai capi del movimento insurrezionale contadinesco provocato dalle Dragonnades di Pitt, sbarcarono un esercito nel Connaugh agli ordini del generale Humbert, che penetr sino alla citt di Castlebar e ruppe in due l'armata anglicana. Due anni dopo, soffocata la rivolta cogli eccidi della yeomanry inglese, l'Irlanda era costretta ad accettare quel famoso patto d'unione coll'Inghilterra che il Gladstone ebbe a definire "la pi ignobile transazione che vanti la storia".
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BIBLIOGRAFIA DELLE OPERE DI W. B. YEATS(8)
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Opere originali:
1886 - MOSADA. A dramatic poem, Sealy, Bryers, and Walker. Dublin.
1889 - THE WANDERINGS OF OISIN and other Poems. Kegan Paul, Trench & Co. London.
1891 - GANCONAGH, JOHN SHERMAN AND DHOYA. T. Fisher Unwin. London.
1892 - THE COUNTESS CATHLEEN and various Legends and Lyrics. T. Fisher Unwin. London.
1893 - THE CELTIC TWILIGHT. Men and Women, Dhouls and Faeries. Lawrence and Bullen. London.
1894 - THE LAND OF HEART'S DESIRE. T. Fisher Unwin. London.
1895 - POEMS, by W. B. Yeats. T. Fisher Unwin. London.
1897 - THE SECRET ROSE. Lawrence and Bullen. London.
1897 - THE TABLES OF THE LAW AND THE ADORATION OF THE MAGI. Privately printed. (Venne edito di poi, nel 1904, dall'editore Elkin Mattews. London).
1899 - THE WIND AMONG THE REEDS. Elkin Mathews. London.
1900 - THE SHADOWY WATERS. Hodder and Stoughton. London.
1902 - CATHLEEN NI HOULIHAN, A play in one act in prose. A. H. Bullen. Printed at the Caradoc Press. Chiswick.
1903 - WHERE THERE IS NOTHING: being volume one of Plays for an Irish Theatre. A. H. Bullen. London.
1903 - IN THE SEVEN WOODS: being poems chiefly of the Irish Heroic Age. The Dun Emer Press. Dundrum.
1903 - THE HOUR-GLASS, a morality. Wm. Heinemann. London.
1904 - THE HOUR-GLASS, CATHLEEN NI HOULIHAN, THE POT OF BROTH: being volume two of plays for an Irish Theatre. A. H. Bullen. London.
1904 - THE KING'S THRESOLD AND ON BAILE'S STRAND being volume three of plays for an Irish Teatre. A. H. Bullen. London.
1904 - STORIES OF RED HANRAHAN. The Dun Emer Press. Dundrum.
1906 - POEMS, 1899-1905. A. H. Bullen, London. Maunsel and Co. Dublin.
1907 - THE SHADOWY WATERS. Acting version. A. H. Bullen. London.
1907 - DEIRDRE: being volume five of plays for an Irish Theatre. A. H. Bullen, London. Maunsel and Co. Dublin.
1907 - DISCOVERIES. A volume of Essays. Dun Emer Prese. Dundrum.
1910 - GREEN HELMET. Cuala Press.
1912 - THE CUTTING OF AN AGATE Essays. Macmillian. America.
Una raccolta degli scritti originali del N., in otto volumi, venne pubblicata nel 1908 per cura della "Shakespeare Head Press" col titolo: THE COLLECTED WORKS IN VERSE AND PROSE of W. B. Yeats. Imprinted at the Shakespeare Head Press, Stratford-on-Avon.
Nella primavera del 1912 fu pubblicato, presso l'editore Unwin una edizione dei "POEMS", riveduta dal poeta stesso, e una scelta delle sue liriche e opere drammatiche  apparsa nel 1913, presso la Tauchnitz Edition di Lipsia.
Opere edite dallo Yeats o alle quali egli contribu con scritti originali:
1888 - POEMS AND BALLADS OF YOUNG IRELAND. M. H. Gill and Son. Dublin.
Dello Yeats vi figurano quattro poemi.
1888 - FAIRY AND FOLK TALES OF THE IRISH PEASANTRY: Edited and selected by W. Yeats. London.
Un'introduzione, tredici scritti originali e due note di Y.
1888 - IRISH FAIRY AND FOLK TALES. selected and edited with introduction by W. B Yeats. London.
1889 - STORIES FROM CARLETON, with an introduction by W. B. Yeats. London.
1890 - REPRESENTATIVE IRISH TALES, compiled with an Introduction and Notes by W. B. Yeats.
Due volumi con una dedica, dieci scritti originali, introduzione e note di Y.
1892 - IRISH FAIRY TALES edited by W. B. Yeats. The Fisher Unwin. London.
Un poema, introduzione e nota di Y.
1892 - THE BOOK OF THE RHYMERS' CLUB. Elkin Mathews. London.
Sei scritti originali di Y.
1892 - THE POETS AND THE POETRY OF THE CENTURY CHARLES KINGSLEY TO JAMES THOMPSON, edited by Alfred H. Miles. Hutchinson and Co. London.
Una nota di Y.
1892 - THE POETS AND THE POETRY OF THE CENTURY JOANNA BAILLIE TO MATHILDE BLIND, edited by Alfred H. Miles. Hutchinson and Co. London.
Una nota di Y.
1893. - THE WORKS OF WILLIAM BLAKE, edited by Edwin John Ellis and William Butler Yeats. Tre volumi. Bernard Quaritch. London.
1893 - THE POEMS OF WILLIAM BLAKE, edited by W. B. Yeats.
Note e introduzione di Y.
1894 - THE SECOND BOOK OF THE RHYMERS' CLUB. Elkin Mathews. London.
Sei scritti originali di Y.
1895 - A BOOK OF IRISH VERSE selected from modern writers with an introduction and notes by W. B. Yeats. Methuen and Co. London.
Introduzione, note e uno scritto di Y.
1898 - A BOOK OF IMAGES, drawn by W. T. Horton and introduced by W. B. Yeats. At the Unicorn Press. London.
1899 - LITERARY IDEALS IN IRELAND, by John Eglinton, W. B. YEATS, A. E.; W. Larminie. T. Fisher Unwin. London.
Due scritti e una nota di Y.
1899-1900 - BELTAINE, an occasional publication. Edited by. W. B. Yeats.
Nei tre numeri di questa rivista videro la luce, complessivamente, cinque scritti originali di Y.
1900 - A TREASURY OF IRISH POETRY IN THE ENGLISH TONGUE edited by Stopford A. Brook and T. W. Rolleston, Smith, Elder And Co. London.
Quatto scritti originali di Y.
1901 IDEALS IN IRELAND, edited by Lady Gregory. At the Unicorn. London.
Uno scritto e un "postcript" di Y.
1901 - SAMHAIN, edited for the Irish Theatre by W. B. Yeats. By Sealy Bryers and Walker. London.
Questa rassegna del teatro letterario irlandese inizi le sue pubblicazioni coll'ottobre del 1901. La Bibliografia del Wade registra sette scritti dello Yeats, sei note e una prefazione, nei sei numeri che videro la luce sino al Dicembre 1906.
1902 - CUCHULAIN OF MUIRTHEMME: the story of the Men of The Red Branch of Ulster. Arranged and put into English by Lady Gregory. - John Murray. London. - With a preface by W. B. Yeats.
1904 - GODS AND FIGHTING MEN: the story of the Tuatha de Danaan and of the Fianna of Ireland. Arranged and put into English by Lady Gregory - John Murray. London - With a preface by W. B. Yeats.
1904 - WAYFARER'S LOVE. Contribution from Living Poets edited by The Duchess of Sutherland. Archibald Constable and Co. Westminster.
Uno scritto di Y.
1905 - THE WELL OF THE SAINTS, by J. M. Synge, With an introduction by W. B. Yeats. A. H. Bullen. London.
1906 - POEMS OF SPENSER, selected and with an Introduction by W. B. Yeats.
1906-7 - THE ARROW. Edited by W. B. Yeats.
Per ci che risguarda gli scritti sia in prosa che in versi sia di carattere letterario che drammatico o politico che lo Yeats and pubblicando su giornali e riviste inglesi irlandesi od americane, atteso il carattere puramente informativo di questa bibliografia, e che per buona parte tali scritti (fra tutti oltrepassano il trecento) vennero di poi raccolti ne' volumi su citati, mi limiter qui a dare il titolo e l'annata de' principali periodici in cui furono accolti.
The Dublin University Review, 1885, '86.
The Irish Monthly, 1886, '87.
The Irish Fireside, 1886, '87.
The Leisure Hour, 1887, '89, '90, '91.
The Scots Observer, 1889, '90.
East and West, 1889.
The Academy, 1890, '97, 1902, '903.
The National Observer, 1890, '91, '92, '93, '94.
United Ireland, 1891, '92.
The Boston Pilot, 1891.
The Bookman, 1892, '93, '94, '95, '96, 97, 98, 99.
The Speaker, 1893, '94, 1900, '901, 902.
The Weekly Sun Literary Supplement, 1895.
The Savoy, 1896.
The New Review, 1896, '97.
The Senate, 1896.
The Sketch, 1896, '97.
The Pageant, 1896.
The Saturday Review, 1897, 1901, '902.
The Yellow Book, 1897,
The Dome, 1897, '98, '99, 1900.
A Celtic Christmas, 1887.
The Nineteenth Century, 1928.
The Fortnightly Review, 1898, 1900, '902 '903.
Cosmopolis, 1898.
The Daily Express, 1898. '99.
The Cornish Magazine, 1898.
The Daily Chronicle, 1899.
Literature, 1899.
The Contemporary Review, 1899, 1906.
The North American Review, 1899, 1900, '903.
The Leader, 1900.
The Kensington, 1901.
The United Irishmann, 1901, '902, '903, '905.
The Monthly Review, 1901, '902.
The Broad Sheet, 1992, '903.
The Cornhill Magazine, 1902.
The Pall Mall Magazine, 1903.
The New Liberal Review, 1903.
The Weekly Critical Review, 1903.
The Irish Times, 1903.
The Green Sheaf, 1903.
The Indipendent Review, 1903.
McClure Magazine, 1905.
The Metropolitan Magazine, 1905.
The Acorn, 1905.
The Shanachie, 1906, '907.
The Gentleman's Magazine, 1906.
The Nation, 1908.
Nel 1908 fu iniziata una raccolta completa, in otto volumi, delle opere del Nostro, col titolo: THE COLLECTED WORKS IN VERSE AND PROSE OF W. B. YEATS. Imprinted at Shakespeare Head Press. Stradford-On-Avon MCMVIII.
Dal 1902 a tutt'oggi si hanno dell'opera sua una trentina, all'incirca, di edizioni americane.
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FINE.